Lunedì 05 Dicembre 2016

ALMANACCO DAUNO

Oggi, 20 marzo 1731, il terremoto che distrusse un terzo di Foggia

Oggi, 20 marzo 1731, il terremoto che distrusse un terzo di Foggia

Uno scritto in inglese (recuperato da Marco Scarpiello) che parla del terremoto a Foggia nel 1731

Oggi, 20 Marzo del 1731, sulla città di Foggia si abbatte un sisma spaventoso, che provoca oltre 500 vittime e danni anche alla chiesa Collegiata*.

(dall'Agenda 2014 della Fondazione Banca del Monte di Foggia. Progetto editoriale: Filippo Santigliano. Ricerca e testi: Davide Grittani. Editing e curatela: Saverio Russo, Filippo Santigliano)

•APPROFONDIMENTI

QUEL TRAGICO TERREMOTO

Dal sito di Alberto Mangano www.manganofoggia.it

Era il 20 marzo del 1731, martedì santo: mentre la città e la campagna riposavano, alle ore 5 del mattino, d’improvviso la terra tremò.
Fu la scossa orribile del Tremuoto, e con moti diversi istantaneamente, tanto che in essa città di Foggia in istante rovinarono la maggior parte degli edifici tanto di chiese, che di particolari, e prima si vidde caduta, e rovinata in gran parte della città, e sepolta molta gente sotto le pietre, che si fossero potuti accorgere del Tremuoto. Durò questo così fiero moto per cinque minuti di ora, e indi fra lo spazio di un’Ave Maria ripigliò fieramente con lo stesso vigore, e scuotimenti, la cui violenza, e impeto si puol congetturare dall’aver l’acqua de’ pozzi dalla profondità di 30 in 40 palmi in molte parti sormontata la bocca, e allagato all’intorno.
Cessato che fu il Tremuoto, e cadute le abitazioni, il nembo della polvere, le grida della gente, che procurava salvarsi, chi ignudo, e chi mezzo coverto, la confusione nell’oscurità della notte, e i gemiti di coloro, che mezzo atterrati dalle rovine imploravano, erano di tal spavento e orrore, che giunto rassembrava il giorno estremo; aggiungendosi a tante miserie un freddissimo vento, che interiziva le membra, a gran pena potendosi passare per le strade ripiene di cadute muraglia, e di grandissime pietre, e tutti piangenti, abbandonando le case, e gli averi, fuori della città ognun fuggissine, tanto più che un’ora dopo si fe’ sentire altra scossa di Tremuoto: onde al comparir del giorno accrebbesi lo spettacolo nel vedere raccolta una turba ben grande di persone di ogni età, di ogni grado, e di ogni sesso, squallide, tremanti, e piene di polvere, chi ferito, molti stroppi, e alcuno spirante, chi mezzo vestito chi nudo affatto, chi fra cenci, o fra coltre involto, e in raffigurarsi accrescevasi in loro il dolore, e il pianto, raccordandosi chi de’ parenti sotto le pietre rimasti, o col supposto, che vi fussero per i più non doverli più vedere…
… La particolarità delle chiese, e case rovinate non si descrive, perché basta dire, che la terza parte della città è caduta, e le altre fabbriche rimaste in piedi, sono così aperte e lesionate, oltre d’essere in parte rovinate, che non sono accomodabili, tanto più che la continuazione de’ Tremuoti, (contandosene circa cinquanta), e con scosse assai violente, hanno finito di rovinarle, e renderle irreparabili, tanto, che sono andate, e ne vanno alla giornata cadendo; a riserva della chiesa e convento dei RRPP Cappuccini, del Conservatorio delle Pentite, eretto in tempo della felice memoria di mons. Cavalieri antecessore dell’odierno, del palaggio da detto vescovo per molti anni abbitato, e alcune altre poche case, e fondachi della piazza maggiore, quali sono rimasti in piedi, essendo ancora restati atterrati tutti li casini delle vigne, e massarie in quelle pianure edificati, e altre persone di campagna, esistenti in detti casini, e case, di modo che in quelle pianure non si vede edificio, che non sia rovinato.
Aggiunge l’anonimo che i morti furono circa mille tra Foggiani e forestieri, oltre ad altri duecento che perirono nelle campagne. Eppure, sembrò un miracolo che da tanta tragedia si fosse salvata una gran moltitudine:
Per così numerosa ruina di case, in ora che ognuno dormiva, e in un popolo, che ascende al numero di quindicimila senza i forestieri, de’ quali di continuo v’è gran copia, come ne siano rimasti in proporzione così pochi sotto le pietre non potrebbe capirsi, se non si ricorresse a’ prodigi della Divina Misericordia della Santissima Vergine dell’Assunta, chiamata in quella città Icona Vetere…
 
E’ ben difficile che sì disastrosi eventi si possano tradurre in cifre precise, specie quando si è estraneo spettatore atterrito; tuttavia, è innegabile che gravi furono i danni in città e nelle campagne, ed ogni indagine sui lutti può apparire irriguardosa e inopportuna. Il carattere prevalentemente ondulatorio del sisma, che ebbe a ripetersi per vario tempo e con diverse intensità sino a culminare in altro notevole il 7 maggio, fu la causa che determinò i maggiori lutti e danni alle costruzioni tipiche in murature di tufi.
Tra gli scampati furono Pasquale Malerba, all’epoca un bimbo di otto anni, poi canonico della Collegiata, e i suoi familiari. Egli ricorderà l’evento e la botte entro la quale, nel luogo detto S.Giuseppiello nel 1798, trovò salvezza col padre e con due suoi fratelli; mentre gli altri congiunti si salvarono sotto malconce tegole.
(fonte: Foggia – Città, territorio e genti – Vincenzo Salvato)
 
Ulteriore contributo su quell’evento a cura di Raffaele De Seneen:
"Nell'alba fatale del 20 Marzo 1731, giorno in cui ricorreva il martedi santo, un'orrendo tremuoto in cinque minuti secondi distrusse la massima parte di Foggia, e molti abitatori ne rimasero vittime - Gli altri destatisi in sussulto dal fragoroso rimbombo fuggirono spaventati, ignudi e privi di tutto; di talché barcollando su i massi crollati al suolo riuscirono ad abbandonare le proprie case, senza sapere dove dirigere il passo - La chiesa maggiore di Santa Maria rovinò in gran parte: alquanto illesi rimasero il Convento de' Padri Cappuccini, l'altro della Maddalena, la chiesa di San Giovanni Battista, e la cappella Maria SS. dell'Iconavetere. Le scosse succedevansi forti ed intense."
 "La popolazione sparsa per le diverse vie della campagna, sgomentata ed atterrita andava in cerca de' figli, de' genitori, e de' congiunti, non tralasciando però in mezzo a tanto infortunio d'innalzare col pianto calde preci alla Vergine, il cui Tavolo già credevasi sotterrato dalle macerie - Generale era lo scoraggiamento: tutto spirava orrore - Ciò non di meno verso la sera di quel tremendo giorno il Sacerdote Don Giovanni Tudesco, forte della fiducia in Dio e nella Vergine, risolvette di attraversare le rovine, di penetrare nella cappella di Maria SS. e trarre dalla nicchia il sacro Tavolo - In vero può dirsi, che quella fu una divina ispirazione, perocchè egli riuscì appieno nel suo intendo - E ponendosi sulle spalle quel venerando ed amato peso, tra pianti e grida di commozione, giunse salvo insieme ad una parte del popolo nella chiesa de' Padri Cappuccini situata fuori l'abitato; e quivi espose all'adorazione de' fedeli l'Arca ammirabile del nuovo Testamento."
 (Da: Relazione della Festività celebrata in Foggia il dì 24 Maggio 1882 per il primo centenario dell'incoronazione del Sacro Tavolo di Maria SS. Dell'Icona Vetere o De' Sette Veli Foggia - Stabilimento tipo-litografico Polllce -  1882)
 
Conseguenze del terremoto e i primi interventi:
Crollò il campanile della Collegiata, che riportò gravi danni in altre strutture; notevoli lesioni e crolli parziali o totali si ebbero in vari edifici civili e religiosi, oltre che nei più poveri rioni e nelle campagne.
Tra gli edifici civili della città, l’unico del quale si possono definire con precisione i danni è quello della Dogana, nella strada maestra di pozzo rotondo.
Tesi in un unico ammirevole sforzo amministratori e amministrati, superata la prima fase traumatica, si dettero con slancio all’opera di soccorso e, poi, gradualmente, a quella della ricostruzione. Eppure, quando ancora erano caldi i cadaveri sotto le macerie e le lacrime dei superstiti inondavano i cumuli, non mancarono da parte dei popolani atti tanto disgustosi da indurre il Presidente della regia Dogana marchese don Carlo Ruoti ad adottare i necessari provvedimenti.
Il 26 marzo espulse dalla città, per pratiche carnali, Antonio della Torre e Gaetana della Padula; il 19 luglio, su istanza di Francesco freda e di molti altri cittadini, impose a muratori, falegnami, embriciari, calciaroli e carrettieri di non pretendere mercede più del lecito, che si pagava prima di seguire il flagello del Terremoto… sotto la pena di mesi tre di carcere, ed altri a suo arbitrio.
In sì tragica circostanza, che imponeva decisioni di massima urgenza, non mancarono disposizioni tendenti a limitare un disordinato sviluppo urbanistico, a dare una prima sistemazione alla rete viaria e, infine, a prevenire epidemie.
Il 1° aprile il Ruoti, notando che molti osavano disseppellire i cadaveri nelle campagne per trasferirli in sepolture cittadine, vietò decisamente tale imprudente pratica; il 15 successivo ordinò ai carrettieri di scaricare le sfabricature causate dal terremoto nei fossi del tratturo di Gesù e Maria e nel luogo detto le Croci; infine il 4 luglio emise l’ordinanza con la quale proibì di costruire senza licenza onde evitare grande incomodo futuro alla città.
Si cercò, dunque, di fronteggiare la situazione evitando ulteriori gravi conseguenze. La fase di ricostruzione iniziò non molto dopo la tragedia, tanto che nel luglio si ebbero le giuste lamentele di tanti cittadini di fronte agli accennati ricatti degli addetti all’edilizia e ai trasporti. Essa fu molto lunga e andò ben oltre l’ascesa al trono di Napoli di Carlo III, avvenuta nel 1734.
Tra i primi edifici oggetto di riparazioni fu il convento di S.Francesco, che venne ampliato proprio nell’anno del terremoto; ma al restauro o alla ristrutturazione di tanti edifici maggiori si accompagnò anche un notevole sviluppo urbanistico in quella fascia di territorio suburbano che, in pochi anni, fu conglobata definitivamente nella cinta urbana.
Furono soprattutto i ceti meno abbienti a riversarsi sulle libere aree ove perpetuarono la vecchia architettura spontanea e popolare dei canalini, realizzando in serie, ancora una volta, tante lunghe teorie di baracche.
I tracciati delle nuove strade, sempre in terra battuta, si tenevano preferibilmente rettilinei e, cosa mirabile, si osservava quasi sempre un rapporto piuttosto basso tra costruzioni e larghezza delle sedi stradali.
Attraverso la porta, sovente fiancheggiata da un finestrino, dall’ampio spazio libero poteva filtrare più luce e qualche raggio di sole, che rendevano gli ambienti più accoglienti dei tanti fondachi terranei ubicati nei ristretti vicoli dell’antico centro.
Era urbanisticamente il ripristino di quella continuità storica rinnegata per certi aspetti spaziali durante almeno un cinquantennio del Seicento; architettonicamente era semplicemente una conferma di quella modesta “cultura artistica” che animava gli strati popolari.
Che il fenomeno urbanistico-architettonico fosse stato di carattere soprattutto popolare, sia pure sotto le larghe direttive doganali, non v’è dubbio alcuno, anche se in un primo momento tutta la gente si ritirò ad abitare con baracche fuori di essa città.
(fonte: Foggia – Città, territorio e genti – Vincenzo Salvato)
 
La grande tragedia che colpì la città di Foggia, ispirò il poeta napoletano Vincenzo Maria Morra che alla città dedicò il seguente lavoro letterario:
 
Vedo su la città l’aria sì oscura,
sì fiera, e sì terribile d’aspetto,
che ‘l rammentarla sol mi fa paura.
 
Vedo per ogni via, per ogni tetto
sparger d’orrendo incendio alte faville
Tesisene, Megera e l’empia Aletto.
 
Vedo a piè delle mura a mille a mille
gli abitatori della città infernale,
come chi dà l’assalto a suon di squille.
 
Altri le scale appoggia, e su vi sale
porta altri altrove inaspettata guerra,
e con ferro, e con fuoco i ponti assale.
 
Ferrata mazza altri a due mani afferra,
corre alle porte, e ciò che ‘n lui s’intoppa,
spezza, infrange, e i ripari abbatt’, e atterra;
 
Foggia va a terra, la possente antica,
famosa Foggia, che vantò corona
sovra l’Appula spiaggia al Ciel sì amica.
 
Fuggon vecchi, e fanciulli, ogni persona
nobil, o vil; ma il turbine fatale
né a sesso, né ad età guarda, o perdona.
 
Altri scampa, altri more, e nel ferale,
estremo eccidio alcun (ahi caso amaro)
pria v’è sepolto, che lo spirito esale.
 
Vedea le genti dissipate, e sparte
per varie strade, timide, e dogliose,
colla zappa alla man, con forza, ed arte
 
estinte ricercar persone ascose
sotto all’infrante mura, e ritrovate
pianger sovra di lor meste, e affannose.
 
Di sotto alle ruine altre scampate
vederne uscir, e vinte da spavento
fuggir alla campagna egre, e piagate.
 
(fonte: Maria Vincenzo Morra – Dalle ruine di Foggia penitente in XXIV canti, (Terremoto del 20 marzo 1731), Stamperia Arcivescovile, Benevento 1734. Le terzine qui riportate sono state riprese dai canti III, V e XIX)

Il Castello Edizioni

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Questo secondo volume di raccolta di canzoni in dialetto foggiano completa il primo "Vernacolo in Musica" e ha ancora una volta il merito di mettere in mostra pregevoli testi dei poeti dialettali Marisa Amatruda, Osvaldo Anzivino, Alfredo Ciannameo, Giuseppe Esposto, Raffaele Lepore, Urbano Marano, Guido Mucelli, Raffaele Pagliara, Ottavio De Stefano, Amelia Rabbaglietti, Raffaele Ventura, nonché - oltre ovviamente a Sereno Labbozzetta e Alfredo Amatruda - i compositori Ferdinando e Rico Garofalo e la stessa Mariateresa Labbozzetta. Un vero patrimonio culturale che abbraccia ormai un secolo e che va aggiornato e rivalutato.

 
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Papa Francesco, con la sua visita a Isernia, ha solcato in maniera indelebile la storia della nostra città. Un ricordo emozionante, intenso, l’eco del quale non si è spento nei cuori e nelle menti di quanti hanno avuto il privilegio di poterlo vedere da vicino e di ascoltare il suo messaggio d’amore, speranza, fratellanza, solidarietà per i più deboli. Questo libro vuol essere un omaggio a Sua Santità e un dono per quanti, quel giorno, non hanno potuto viverlo lasciandosi trasportare dal fervido affetto di cui è stato portatore Papa Francesco. (Luigi Brasiello, Sindaco di Isernia)

 
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L’inventario delle situazioni che controllano il momento del parto in Roma antica si sostanzia in uno stupefacente deposito di superstizioni e di ricette, in cui la magia spadroneggia con i suoi principi di carattere analogico e simpatetico e di cui il folklore locale conserva vivida traccia; non mancano altresì le specifiche ‘parole del parto’, connotate - ieri come oggi - da un sofferto intreccio di paura e di fede, com’è naturale nei delicati ‘riti di passaggio’.

 
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Il libro racchiude gli abstract forniti dai medici partecipanti al convegno omonimo, in programma il 19 e 20 marzo 2015 presso l'Aula Magna "Valeria Spada" dell'Università Degli Studi di Foggia.

 
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Da Parini all'Alfieri, da Leopardi a Carducci, a Pascoli, D'Annunzio, Gozzano, Ungaretti, Novaro: ecco cosa ci "mostrano", attraverso la Grafologia, alcuni grandi autori della Letteratura

 
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Roman Jones, programmatore insoddisfatto che sogna di produrre t-shirt con i disegni da lui realizzati, il 9 agosto 2014 compirà quarant’anni. Non ha legami stabili né li ha mai cercati, ma la caccia all'autore di un sms anonimo lo condurrà a scoprire realmente chi sono le persone che lo circondano e quali sono i sentimenti che provano nei suoi confronti.

 
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 Quanto tempo abbiamo trascorso sotto casa, chi in un cortile, chi in mezzo alla strada! Quante giornate ci son sembrate noiose perché esattamente l’una uguale all’altra! Eppure proprio quelle giornate sono risultate fondamentali per la nostra crescita, quella che ci ha permesso di arrivare ad essere come quegli adulti che allora osservavamo con distacco e ammirazione al tempo stesso.

 
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di P. Grillo, V.M.V. Francillotti, F. Del Vecchio

Viviamo in mezzo alle storie e bisogna raccontarle bene, con rispetto. E’ un compito civile, come quello del panettiere qua sotto. Io ho bisogno di lui e lui di me. Gli uomini hanno bisogno di storie. non soltanto per trasmettere sapere. Ogni storia è la custodia della speranza che questa vita non sia l’unica, che se uno volesse potrebbe avere un’esistenza differente. 

 
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di Claudia Di Dio

Cosa spinge una persona a scrivere del proprio paese? Senz’altro l’amore che nutre per la sua comunità dove è nato, cresciuto e continua, pur con grandi sacrifici, a vivere. Ma non è solo questo.

 
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di G. Cipriani - G.M. Masselli - R. Verdone

Un itinerario che va dall’Antichità agli Anni ’50-’70 del Secolo scorso sul modello di gestione della fase delicata del parto.

 
Premio Lupo 2015

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di AA. VV.

Il concorso letterario “Premio Lupo” nasce nel 2006 su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Roseto Valfortore (FG), quando, al fine di generare novelle da utilizzarsi per la realizzazione di cortometraggi, si ritenne di promuovere un concorso letterario. Perché “Premio Lupo”? Si è voluto intestare il concorso al lupo, abitante supremo, austero e intelligente di questo territorio, in ragione di una comunanza rappresentativa delle diverse realtà presenti sui Monti Dauni (30 comuni).

 
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di AA.VV.

Il mare è di tutti. Personaggi, racconti e vite vere lo attraversano, nutrendosi di cultura o pagando lo scotto delle ingiustizie della storia. Lì è la nostra origine, lì il nostro approdo: «il tutto o il niente, come un grande mare, circonda l’isola di naufraghi che è la vita» (Fernando Pessoa).

 
Il lumicino della Speranza

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Il lumicino della Speranza

di Piero Cicolella

La storia d’amore tra Mattia e Carol è sconvolta da un evento lieto ma allo stesso tempo tragico, che ne cambierà radicalmente la vita sentimentale. Solo grazie alla forza della speranza e al loro grande amore i due protagonisti riusciranno ad affrontare e superare le avversità della vita.

 
Il Foggia del '76

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Il Foggia del '76

di Giuseppe Baldassarre - Domenico Carella

«Di quel campionato vinto dal Foggia di Balestri ricordo due promettenti giovani della primavera: Corrado Tamalio, lanciato in casa contro la Reggiana, che fece esplodere lo Zaccheria con un gol superbo all’esordio, e Moreno Grilli, che firmò a La Favorita il gol che valse l’1-1 contro il Palermo. Due ragazzi, Tamalio e Grilli, che Roberto Balestri aveva allevato con la mollichella al Florio, centro di allenamento della formazione Primavera. Entrambi hanno fatto una buona carriera e io li ricordo con molto affetto».

 

 
Sono solo uno che fa click

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Sono solo uno che fa click

di Michele Sepalone

Un fotoracconto di Foggia, dei suoi cittadini e dei momenti salienti che la città ha vissuto negli ultimi anni. Dai paesaggi di rara bellezza, all'impegno civico, al mondo della cultura e del teatro, Sepalone racconta attraverso i suoi scatti cos'è Foggia attraverso le sue infinite sfaccettature

 

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Un invito, poi un viaggio

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Un invito, poi un viaggio

di Alessia Roberta Scopece

Quattro ragazzi che insieme, con i loro strumenti, hanno suonato in tre continenti e condiviso il palcoscenico con alcune delle più famose band mondiali riescono a portare oltre 200 giovani in Terra Santa. Otto giorni di meraviglia, amicizia e nuove consapevolezze trascorsi in uno dei luoghi più ricchi di Storia del pianeta vengono raccontati con ironia e profondità riflessiva nelle pagine di questa graphic novel.

 
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Maria, la canzone triste

di Sofia Pia Annarelli

 «Maria, la canzone triste sviluppa, senza lamentosi pietismi, la vicenda di Maria, orfana di una giovane coppia morta durante la strage di Capaci, rimasta segnata nel fisico e nell’animo, e della sua crescita verso una sofferta consapevolezza di sé. Quello che sorprende è il modo con cui Sofia Pia Annarelli modula lo stile con l’alternare vari piani narrativi e registri stilistici e con un’attenta contestualizzazione della storia» (Mariolina Cicerale).

 
Foggiani

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Foggiani

di Gioacchino Rosa Rosa

«Quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita  nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta». Olivier Clerc, "Storia di una ranocchia"

 
VelEni

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VelEni

di Fabio Amendolara

Poteri forti, fortissimi, che muovono soldi, faccendieri e barbe finte, che decidono le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno potere di vita e di morte. Un intrigo tutto italiano che ha sullo sfondo l’ombra della mafia siciliana. Personaggi di primo piano della Prima Repubblica, rimasti più o meno nascosti, muovono le pedine su uno scacchiere alla cui base ci sono potere e petrolio; figure importanti, poi annoverate tra i martiri dello Stato, mostrano un’altra faccia e intellettuali considerati tutti d’un pezzo si lasciano condizionare da un padrone o dal denaro. Un testimone importante viene ignorato, con molta probabilità conosceva una parte della storia che è rimasta segreta e che forse lo rimarrà per sempre.

 
Premio Lupo 2014

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Premio Lupo, settima edizione

di AA.VV.

«Alla giuria del premio letterario quest’anno sono arrivati 75 racconti e 36 dipinti per raffigurare “paesaggi, monumenti, luoghi, persone dell’Appennino Dauno”. Nel passato il Premio Lupo ha registrato la partecipazione di oltre 700 scrittori di tutta Italia: mille racconti e 6 milioni di parole per raccontare i Monti Dauni e per parlare di lui, il nostro lupo pre-appenninico, descrivere un singolare paesaggio umano in un territorio ricco di cultura e di antichissima storia» (Giuseppe Trincucci, presidente della Commissione del Concorso Letterario)

 
Il Maestro Rotelli

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Il Maestro Rotelli

di a cura di Rosa Labriola

ù"Il Maestro Rotelli" vuole essere un omaggio ad un conterraneo artigiano del linguaggio, ad un’artista del verso che, come altri della sua generazione, scrive per dovere morale. È concepito per celebrare l’eclettismo, la mitopoiesi e soprattutto l’onestà e il coraggio di un poeta e di un uomo d’altri tempi, vissuto a Torremaggiore.

 
Premio Lupo 2015 - Sezione Pittura

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di AA.VV.

La pittura, in tutte le sue espressioni, rappresenta il linguaggio comune di tutte le arti attraverso il tempo della creatività umana. Se osserviamo i grandi capolavori, ci rendiamo conto che in essi troviamo tante suggestioni, emozioni, ricordi, nonché un forte senso di compattezza, una costante circolazione di idee sempre innovative e una enorme quantità di modelli figurativi...

 
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Ti ho amata per sempre

di Michele Sisbarra

Dopo le raccolte di poesie, l’autore decide di cimentarsi con un lungo racconto su un tema mai così attuale come quello dell’amore tra un uomo e un donna vittima della violenza che tante donne spesso subiscono e la difficoltà ad emanciparsi dall’aguzzino. L’incontro, in una di “quelle parti del Sud che ti colorano l’anima rendendola gaudente tra le mille difficoltà di vite aspre” dell’amore adolescenziale al quale lei si aggrappa per fuggire dalla prigione.

 
Fortunato, anatomia di un Santo

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Fortunato, anatomia di un Santo

di Cristoforo Pomara

Un viaggio tra fede e razionalità, tra trattati di medicina e perquisizioni della storia. Perché, come diceva Indro Montanelli, «in America Latina e in Italia, le storie migliori sono sepolte insieme alla verità».

 
Storia della Letteratura Latina

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Storia della Letteratura Latina

di Giovanni Cipriani

Una letteratura che non porti visibili i segni dell’evoluzione culturale di un popolo (in termini di ideologie, religioni, folclore, ambiente, architettura, arte e lingua) equivale - ci si perdoni il gioco di parole - a una letteratura ‘senza storia’. È indispensabile, dunque, ‘tornare indietro’ a sentire le voci di quegli uomini, senza penalizzanti distinzioni o esclusioni, e a percepire le loro ansie in termini di imitatio e aemulatio, prima di godere in piena consapevolezza della loro conseguita coscienza di impegnati esponenti culturali e prima di indagare le cause del loro successo fino a noi.

 
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"Risonanze" è finalizzato allo studio delle forme di presenza dei miti classici nelle letterature di età successive, come anche nelle arti figurative e nella musica.

 

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Il singhiozzo dell'albero assetato

di Giovanna Irmici

 
I miti dei mitici alunni della I D

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di AA.VV.

«So che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio d’immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori».

Italo Calvino

 
Passando di là, gettate un fiore

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di G. Cipriani - A. Tedeschi - V. Vescera

In occasione del I°‭ ‬Centenario della Prima Guerra Mondiale si è voluto recuperare un episodio bellico che ne ha segnato l’incipit‭, ‬all’alba del 24‭ ‬maggio 1915‭: ‬l’affondamento‭, ‬al largo di Vieste‭, ‬del cacciatorpediniere‭ ‬‘Turbine’‭ ‬da parte dell’incrociatore austriaco Helgoland‭. 

 
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Donne del Mediterraneo

di AA.VV.


Il mare nostrum è bacino di miti, che viaggiano nel tempo e nello spazio. Veleggiando sulle ali del mito, celebri eroine toccano approdi lontani, attraversando terree culture del Mediterraneo.

 
Per sempre Zaccheria

Prezzo di vendita 15,00

Per sempre Zaccheria

di Pino Autunno

Curioso che uno stadio di calcio ricordi un pioniere del basket locale. Accade a Foggia con Pino Zaccheria, morto al fronte in Albania il 4 aprile del ’41 durante il secondo conflitto bellico, ed alla cui memoria è stato intitolato l’impianto di viale Ofanto nel 1946. In molti lo hanno ribattezzato Zac, forse per un vezzo, forse per rimarcare che nel glorioso ground di via Ascoli inaugurato il 22 novembre del ’25 ed ormai prossimo ai 90 anni si sono disputate epiche battaglie. E che spesso gli avversari ci hanno rimesso le penne. Trafitti dalle acuminate lame degli irriducibili nero-rossi di Capitanata. Zac!

 
Da quel momento in poi...

Prezzo di vendita 15,00

Da quel momento in poi...

di Rita Colucci - Filippo Fedele

«Per Filippo e Rita il passato, ricostruito e metabolizzato, è il punto di partenza per una nuova fase. Chi, come me, c’era confronta il proprio percorso con il loro, prova a capire cosa si è perso o guadagnato, cosa è stato importante o secondario, cosa è rimasto uguale o è cambiato. I più giovani, nati negli anni dell’innovazione tecnologica, rimarranno sorpresi per le numerose domande che questo scritto genererà soprattutto in loro, che prima non c’erano. A tutti voi che vi apprestate a gustare queste pagine lievi, un avvertimento: sentirete forte la voglia di cercare al più presto qualche risposta. Non datevene troppe: le troverete semplicemente vivendo».

 
La riconquista di Roma

Prezzo di vendita 20,00

La riconquista di Roma

di Francesco Bochicchio

Ecco come la nostra nazione e la sua storia possono essere paragonate alla vita di un qualunque adolescente che affronta il suo processo di crescita, ossia la ricerca di se stesso per affermarsi ed emanciparsi.

 
Il figlio di NessuNo

Prezzo di vendita 20,00

Il figlio di NessuNo

di Gino, Paolo e Vittorio Frattulino

Mino Capocollo nel momento della morte del padre Amleto viene a conoscenza di un terribile segreto: coloro che credeva i suoi genitori in realtà sono dei perfetti estranei