Venerdì 09 Dicembre 2016

ALMANACCO DAUNO

Oggi, 8 Aprile 1896, nasce a San Severo Luigi Allegato

Oggi, 8 Aprile 1896, nasce a San Severo Luigi Allegato

Luigi Allegato

Oggi, 8 Aprile del 1896, a San Severo nasce Luigi Allegato, politico, attivista e perno centrale del 3° Congresso del Partito Comunista Italiano *

(dall'Agenda 2014 della Fondazione Banca del Monte di Foggia. Progetto editoriale: Filippo Santigliano. Ricerca e testi: Davide Grittani. Editing e curatela: Saverio Russo, Filippo Santigliano)

*APPROFONDIMENTI

SENATO DELLA REPUBBLICA ITALIANA
II disposizione transitoria della Costituzione

Nato l'8 aprile 1896 a San Severo (Foggia) 

Professione: Agricoltore
Nomina: 18 aprile 1948
Titoli di nomina III disp.: Deputato alla Costituente - Ha scontato anni sei e mesi quattro di reclusione, in seguito a condanna del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato
Mandati
    •    Consulta Nazionale
    •    Assemblea Costituente
    •    I Legislatura Senato

Incarichi e uffici ricoperti nella Legislatura
Gruppo Comunista : 
Membro dall'8 maggio 1948 al 24 giugno 1953
Commissione speciale ddl opere pubbliche:
Membro dal 18 luglio 1950 al 10 agosto 1951
1ª Commissione permanente (Affari della Presidenza del Consiglio e dell'Interno):
Membro dal 16 gennaio 1952 al 24 giugno 1953
2ª Commissione permanente (Giustizia e autorizzazioni a procedere):
Membro dal 20 febbraio 1951 al 15 gennaio 1952
8ª Commissione permanente (Agricoltura e Alimentazione):
Membro dal 16 giugno 1948 al 19 febbraio 1951
Commissione speciale pdl città di Napoli:
Membro dal 20 febbraio 1951 al 9 aprile 1953

ALLEGATO, CITTADINO DI SAN SEVERO

 (Il ricordo del Senatore Vannino Chiti nel 50° anniversario della morte di Allegato) - Scritto il 23 ottobre 2008

Luigi Allegato era uno di quegli uomini che hanno fatto la storia del nostro Paese, uno dei costruttori della nostra democrazia. Un uomo che ha dedicato la vita alla difesa dei valori di giustizia e di libertà che sono alla base della nostra Repubblica. Lo fece con la lotta antifascista, prendendo parte all’Assemblea costituente, con il suo impegno di parlamentare, di amministratore locale, con il lavoro politico tenace e costante a San Severo e in tutta la Puglia, a stretto contatto con i problemi del territorio.
La sua coscienza politica era profondamente legata alla storia di queste terre, di San Severo e della Puglia. La esperienza di Allegato si intreccia con quella di persone come Giuseppe di Vittorio con il quale Allegato aveva in comune il senso di giustizia.
La storia di Allegato, come quella di Di Vittorio, è parte della storia di quella dei braccianti pugliesi che hanno contribuito con le loro lotte a costruire l’Italia. Allegato era stato lui stesso bracciante, aveva cominciato a lavorare fin da molto giovane. Conosceva bene la dura vita dei braccianti e delle loro famiglie. In un articolo dedicato alla figura di Di Vittorio, Allegato, descrisse in questo modo il lavoro dei braccianti: …il bracciante non aveva alcuna sicurezza dell’immediato domani a sera si presentava nella piazza del paese per attendere che un padrone, o l’incaricato del padrone, giungesse per assumerlo, quando si aveva la fortuna di venire assunti il lavoro non durava più di qualche giorno e spesso un giorno solo. Alla “piazza” la contrattazione del salario era “libera”: il padrone proponeva un prezzo per la giornata lavorativa ed il bracciante rispondeva con un altro prezzo…”.
Questa cruda descrizione ci riporta indietro nel tempo, ci riporta la memoria a quello che era l’Italia. Alle condizioni di lavoro disumane subite dai braccianti, dai lavoratori italiani, privi di diritti, allo sfruttamento dei minori, a vere e proprie forme di schiavitù. 
“I ragazzi venivano sfruttati e maltrattati anche più degli uomini e, non di rado, bastonati da padroni disumani, per costringerli a lavorare di più,  – racconta Allegato – eseguivano lavori estenuanti per mangiare a sera una scodella “d’acquasale” e dormire per terra, vestiti, su un sacco pieno di paglia a poca distanza dalle code dei cavalli.
“Si potrà dimenticare di aver esercitato una qualsiasi attività nella propria vita, ma non si potrebbe dimenticare mai di aver vissuto da bracciante pugliese ai primi del secolo”.
Allegato come Di Vittorio ebbe la vita segnata da quelle esperienze.
Anche lui, come Di Vittorio, non era di quelli che “soffrono e tacciono”. Capì fin da giovanissimo che i lavoratori potevano liberarsi da quello stato di abbrutimento in cui erano costretti. Dunque il suo impegno politico non era qualcosa di astratto, partì da una motivazione forte; il contatto con le sofferenze della gente lo resero una persona particolarmente umana. La dedizione al proprio Paese, prese le mosse dallo sfruttamento, dalla voglia di riscatto. Non poteva essere altrimenti.
Allegato porta nella Costituente i valori di giustizia sociale dei contadini del Mezzogiorno
Dopo la guerra, Allegato partecipò alla ricostruzione morale e civile dell’Italia devastata dalla dittatura fascista, dall’occupazione nazifascista, dalla guerra, partecipò alla costruzione delle istituzioni repubblicane.
Per la prima volta tutti gli italiani – non solo gli uomini ma anche le donne – scelgono con il voto la Repubblica ed eleggono l’Assemblea Costituente. Si realizza così il sogno di Luigi che, a soli 15 anni, fu per la prima volta arrestato dalla polizia durante uno sciopero in favore del suffragio universale.
Allegato venne eletto deputato all’Assemblea Costituente, dove portò i valori e il significato delle lotte per i diritti dei lavoratori pugliesi e di tutto il Mezzogiorno. Portò i valori del suo partito, il partito Comunista, di cui fu uno dei fondatori e delle masse lavoratrici che ne facevano parte.
Dobbiamo sentire una profonda gratitudine per uomini come Allegato, per tutti i nostri padri Costituenti.
Dai valori di uomini come lui, dalla spinta ideale di partiti di massa che avevano assunto l’effettiva rappresentanza del Paese, nasce la nostra Costituzione.
Quegli uomini, in anni di duri scontri politici, di forti contrapposizioni per le concezioni che si avevano del mondo e della società, seppero trovare un’intesa guardando all’Italia, al suo interesse generale, al suo futuro.
Vittorio Foa in una delle sue ultime interviste ricordò il clima che regnava nella Costituente: “C’erano dei conflitti forti, con accenti duri, spesso personali. Ma la cosa che mi colpì subito è che mentre al mattino si discuteva della politica di governo, con toni aspri tra destra e sinistra, nel pomeriggio si lavorava, serenamente, per le regole. Questo clima, questa ricerca continua di una coesistenza tra le diverse forze presenti nell’Assemblea, mi pare si sia largamente perduto. E ciò è molto triste”.
Allegato porta nella Costituente i valori dell’antifascismo del Mezzogiorno
Allegato fu antifascista convinto, duramente perseguitato dal regime fascista che opprimeva brutalmente gli avversari, che  usava come mezzo per annientare l’opposizione: la paura, la repressione, la violenza. Costretto al confino, visse per anni lontano dalla famiglia. Perse i figli, colpiti da una grave malattia, seppe che erano morti soltanto al ritorno di uno dei tanti soggiorni di prigionia. 
Nell’Assemblea Costituente Allegato portò i valori dell’antifascismo maturati tra i contadini del Mezzogiorno e quelli della Resistenza che si è sviluppata anche in questa parte d’Italia.  La Costituzione segna una discontinuità netta, radicale con il fascismo, è contro ogni totalitarismo, mette al centro la persona e la sua dignità, assume come suoi valori guida la democrazia, la giustizia, la Pace.
La Costituzione contiene obiettivi permanenti, – diritto all’istruzione, alla cultura, alla salute, al lavoro (un lavoro nel quale non si muoia come troppo spesso avviene da noi), alla giustizia sociale, alla partecipazione di tutti alla vita democratica. La nostra Carta lega indissolubilmente diritti e doveri: afferma il dovere della solidarietà, di impegno nello studio e nel lavoro; della partecipazione alla vita delle istituzioni; la responsabilità sociale delle imprese. Stupendo è l’articolo 3: “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.
La Costituzione mette al bando la guerra e impegna l’Italia “a consentire, in condizione di parità con gli altri stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia tra le nazioni”. E’ su questo articolo 11 che si fonda la nostra scelta di costruire l’Unione Europea e la nostra collaborazione, sotto l’egida dell’Onu, alla lotta contro il terrorismo e per affermare ovunque i diritti umani.
Il nostro compito oggi è quello di far vivere la nostra Costituzione, giorno dopo giorno; generazione dopo generazione. Farla conoscere, farla vivere con l’impegno di ogni cittadino.
Con la Costituzione l’Italia ha progredito
La Costituzione italiana pone principi guida, obiettivi fondamentali che non saranno mai definitivamente acquisiti. Con essa l’Italia ha progredito come mai nella sua storia.
L’Italia non è più quella dei braccianti di inizio secolo. Già nel dopoguerra, grazie a uomini come Allegato i braccianti sono passati da una condizione di quasi schiavitù, al riconoscimento del loro ruolo al tavolo delle trattative con il padronato.
Permangono forme di sfruttamento e di discriminazioni preoccupanti e nuove ne sono sorte.
Nel nostro Paese esistono ancora forti diseguaglianze sociali e territoriali. Nel mondo si approfondiscono le diseguaglianze tra i paesi avanzati e quelli poveri.
L’ultimo rapporto della Caritas ha parlato per l’Italia di 15 milioni di persone a rischio di povertà e di questi la metà è già ampiamente sotto la soglia; è ancora forte il fenomeno dell’analfabetismo; esiste ancora ed è molto diffuso il lavoro minorile.
Le nuove forme di lavoro precarie non permettono ai lavoratori di progettare il proprio futuro. I giovani sono costretti a rimandare scelte di vita fondamentali, come la formazione di una famiglia, la nascita di un figlio. Capita anche che ci siano lavoratori costretti a vendere la propria forza lavoro alla giornata, nei campi, come accade agli immigrati, nei lavori stagionali. 
L’impegno quotidiano di tutti noi che siamo nelle istituzioni, di tutti quelli che credono nella politica, di tutti i cittadini, deve essere teso al rispetto dei diritti fondamentali alla base della nostra Costituzione; al rispetto dell’altro, del diverso; dei lavoratori stranieri immigrati che vengono da fuori. 
Come diceva Allegato a proposito dei braccianti forestieri che giungevano in Puglia: “erano poveri lavoratori, quali si avventuravano in altri paesi per procacciare un tozzo di pane per le proprie famiglie”.
Anche noi oggi dobbiamo pensare che i lavoratori che vengono da fuori sono lavoratori come noi che vengono per guadagnarsi la vita.
Ogni cittadino, che viva legalmente in Italia, ci sia o meno nato, deve avere gli stessi diritti e gli stessi doveri.
Dobbiamo impegnarci per allargare la platea dei diritti e delle responsabilità, per consentire che alle elezioni amministrative votino anche gli immigrati.
Di fronte all’esplosione in ogni paese e anche da noi di tante diversità c’è ancor più bisogno di questa nostra Costituzione. I valori non sbocciano spontaneamente, con il sole o la pioggia: si condividono, si mettono in pratica, si trasmettono.
I nostri valori sono quelli che ci hanno trasmesso uomini come Luigi Allegato, sono i valori della Costituzione.
Piero Calamandrei diceva: “La Costituzione non è una macchina che una volta messa in moto va avanti da sé. La Costituzione è un pezzo di carta, lo lascio cadere e non si muove. Perchè si muova bisogna ogni giorno rimettereci dentro il combustibile. Bisogna metterci dentro l’impegno…, la propria responsabilità…Per questo una delle offese più grandi che si fanno alla Costituzione è l’indifferenza politica”.

Un articolo scritto da Luigi Allegato su Giuseppe Di Vittorio nel 1957

GIUSEPPE DI VITTORIO, IL BRACCIANTE PUGLIESE
di Luigi Allegato
Per avere una idea della vita di Giuseppe Di Vittorio, quale bracciante pugliese e della sua opera di difensore dei braccianti nei primi anni della sua attività sindacale e politica, occorre riportarsi alle condizioni di vita dei lavoratori giornalieri delle campagne di Puglia all'inizio di questo secolo.
L'agricoltura pugliese fin dagli ultimi decenni del 1800 aveva raggiunto un certo grado di sviluppo con la diffusione della coltura della vite, che si era estesa man mano dalla Puglia meridionale a quella settentrionale raggiungendo i bordi del vasto Tavoliere della Capitanata. Ccrignola divenne un centro vitivinicolo di grande importanza: migliaia di ettari di terra del suo esteso agro venivano coltivati a vigneto e la conduzione era quella di tipo diretto, padronale. In conseguenza a Cerignola, come in molti altri centri pugliesi, viveva e si agitava un bracciantato foltissimo: misero ed illetterato. Era semplicemente penosa la vita dei braccianti e delle loro famiglie all'epoca in cui Di Vittorio, a sette anni e mezzo, dovette lasciare la scuola per diventare anch'egli bracciante. Il bracciante non aveva alcuna sicurezza dell'immediato domani: a sera si presentava nella piazza del paese per attendere che un padrone, o l'incaricato del padrone, giungesse per assumerlo. Quando si aveva la fortuna di venire assunti il lavoro non durava più di qualche giorno e spesso un giorno solo. Alla "piazza" la contrattazione del salario era "libera": il padrone proponeva un prezzo per la giornata lavorativa ed il bracciante rispondeva con un altro prezzo, dipendeva dalla urgenza del lavoro e dalla quantità di lavoratori sul mercato se la contrattazione avvantaggiava l'una o l'altra parte.
Di solito la manodopera disoccupata era sovrabbondante e, persino nel maggio, quando i lavori nel vigneto sono pressanti, o in giugno, alla mietitura, il padrone finiva coll'aver ragione, poiché, anche in quei mesi di lavoro agricolo intenso, il padronato chiamava, a Cerignola frotte di braccianti "forestieri" per impedire che i salari migliorassero. La paga giornaliera di un bracciante pugliese non superava la media di 4 "carlini" (una lira e settanta centesimi). La robustezza fisica ed una certa specializzazione consentiva a pochi lavoratori di effettuare al massimo 150 o 200 giornate lavorative annue. Assegni familiari, assistenze, previdenze son cose venute dopo; allora erano assolutamente sconosciute.
Da questo rapido quadro si può avere una idea del tenore di vita dei braccianti agli inizi del secolo in Puglia ed a Cerignola. Di Vittorio era nato in una famiglia di braccianti; suo padre — ottimo lavoratore — era divenuto "curatolo", una specie di bracciante specializzato e di fiducia, in una azienda seminativo-pastorale. Peppino ebbe
la sventura di perdere il genitore quando frequentava appena la seconda classe elementare. All'indomani della morte del padre, in casa sua non c'era un pezzo di pane; e il ragazzo dovette darsi al lavoro per aiutare
la famiglia composta da lui stesso, dalla madre e da una sorella. Se difficile era la vita del bracciante adulto, ancora peggiore era la condizione dei ragazzi adibiti ai lavori della masseria; per soli pochi centesimi di lira al giorno, si riducevano a condizione di schiavi bambini che avrebbero avuto ancora bisogno delle affettuose cure della madre. I ragazzi venivano sfruttati e maltrattati anche più degli uomini e, non di rado, bastonati da padroni e "curatoli" disumani, per costringerli a lavorare di più. Eseguivano lavori estenuanti dal primo mattino sin dopo il tramonto per mangiare a sera una scodella "d'acquasale" mal condita e dormire per terra, vestiti, su un sacco pieno di paglia a poca distanza dalle code dei cavalli. Peppino, ha fatto questa vita.
Molti si sono domandati come mai Di Vittorio, dopo le mille vicissitudini della sua vita, non avesse dimenticato di essere stato un bracciante pugliese. Si potrà dimenticare di aver esercitato una qualsiasi attività nella propria vita, ma non si potrebbe dimenticare mai di avere vissuto da bracciante pugliese ai primi del secolo. A Di Vittorio la vita di bracciante non rimase solo impressa nella memoria, insieme a tanti altri ricordi di tante altre esperienze; se il nostro Peppino per tutta la sua vita è stato così profondamente ricco di umanità, v'è da essere sicuri che tanto si deve al contatto diretto che egli ebbe colle sofferenze di questi lavoratori negli anni della sua prima giovinezza. Di Vittorio non era però di quelli che soffrono e tacciono. Di Vittorio capì giovanissimo che i lavoratori potevano liberarsi dallo stato di abbrutimento in cui erano costretti. In quel tempo, il movimento socialista nelle Puglie si andava affermando; in molte località — ad opera di elementi della piccola borghesia e dei lavoratori più progrediti — si costituivano le sezioni socialiste; nei centri bracciantili più importanti della regione si formavano le prime "Leghe Contadine" o "Leghe di Resistenza" ove i braccianti, pur attraverso le molteplici difficoltà che padroni e governanti ponevano, andavano ad iscriversi. I tempi erano duri. Giovanni Giolitti, ministro agli Interni e Presidente del Consiglio, mentre nel Nord del Paese praticava una politica che, in un certo senso, favoriva lo sviluppo delle organizzazioni operaie, nel Sud dava ordini ai prefetti di impedire con ogni mezzo il rafforzamento delle organizzazioni. Gli agrari poi delle "Leghe" non volevano neppure sentir parlare. Essi rifiutavano di aver contatti con i dirigenti della Lega non ammettendo per principio che "i cafoni" potessero trovarsi con loro, attorno ad uno stesso tavolo per trattare.
A Cerignola nel maggio del 1905 vi fu il primo sciopero bracciantile in certo qual modo organizzato. All'epoca gli scioperi dei braccianti pugliesi non potevano avere esito positivo se non si formavano picchetti di scioperanti che impedivano l'azione di crumiraggio operato specie dai "forestieri" o da elementi provocatori del luogo, comprati dal padrone. Lo sciopero procedeva compatto e con una certa compostezza, ma vi fu l'intervento della forza pubblica. Nel pomeriggio, senza che vi fosse stato un qualunque incidente di rilievo, la polizia e i soldati fecero fuoco sugli scioperanti. Molti lavoratori caddero morti sul selciato, altri vennero feriti. Di Vittorio, tredicenne, aveva partecipato a quel primo suo sciopero col massimo entusiasmo. Si trovò sul luogo dell'eccidio e per un puro caso non venne colpito. Vide attorno a sé tanti caduti e fra loro il suo più caro amico.
L'eccidio del 1905 influì non poco sull'animo del piccolo Di Vittorio. Da quel giorno Peppino prese a frequentare i locali della Lega. Qui prese i primi contatti con i problemi del lavoro. Era un ragazzo studioso ed appena aveva avuto una possibilità non mancò di acquistarsi qualche libro da leggere durante la mezz'ora di sosta, per il pasto, durante il lavoro nella masseria. Lì, alla Lega, trovava qualche cosa di più, trovava l'opuscolo di propaganda socialista, trovava il giornale che difendeva gli interessi della sua categoria. Veniva pubblicato in quel tempo un giornalino da un centesimo la copia "Il Seme" ed egli ne diventò il più assiduo lettore; il miglior commentatore del buonsenso di "Salinzucca" o delle scempiaggini di "Masticabrodo". Il giovanissimo bracciante si distinse tanto dagli altri che nell'anniversario dell'eccidio gli venne affidato il compito di commemorare il ragazzo, suo amico, caduto. Un anno dopo, nel 1907, nasce la Federazione Nazionale Giovanile Socialista, ed a Cerignola Di Vittorio costituisce il Circolo Giovanile. Il Circolo di Cerignola ebbe uno sviluppo diverso dagli altri sorti nei diversi centri pugliesi.
Il Circolo Giovanile di Cerignola divenne ben presto il centro politico e sindacale della cittadina. Non vi fu a Cerignola lotta operaia che non avesse alla direzione effettiva, il Circolo Giovanile diretto da Di Vittorio. Peppino, sin dall'anno prima, per frequentare la Lega non potette più recarsi al lavoro nelle masserie ove il bracciante non dispone di alcuna giornata libera; non era possibile del resto raggiungere il paese dopo la giornata di lavoro in masseria: si smetteva di lavorare molto tardi e bisognava essere sul luogo di lavoro di buon mattino; la strada era lunga e mancavano mezzi di locomozione. Per queste ragioni Di Vittorio lavorava nelle vigne o negli uliveti donde poteva rientrare in paese tutte le sere; v'era però l'inconveniente di non "trovare" sempre la giornata di lavoro e rimanere per alcuni giorni disoccupato; v'era il continuo rischio di far mancare il pane in casa. In compenso lavorando nelle vigne, ora in un luogo ora in un altro, si aveva la possibilità di aver contatto con più braccianti e svolgere opera di propaganda.
La madre di Peppino era una santa donna. Sebbene inesperta ed analfabeta aveva compreso che il suo figliolo aveva qualità non comuni; ma, di fronte al più elementare dei bisogni qualche volta sarà stata costretta a richiamare Peppino alla necessità della famiglia per certe spese che il figlio faceva nell'acquisto del giornaletto o di qualche libro, spese che poteva ritenere superflue, o per la perdita di qualche giornata di lavoro che Di Vittorio utilizzava per le necessità della organizzazione. Di Vittorio doveva sapersi ben destreggiare: da una parte la famigliuola da mantenere, dall'altra i compiti di direzione di una organizzazione che contava già su alcune centinaia di iscritti e che di giorno in giorno aumentava le sue attività. Oltre ad essere stato, sin dalla adolescenza, un ottimo organizzatore, Di Vittorio fu soprattutto un educatore per i suoi compagni di lavoro.
In quell'epoca che stiamo ricordando si era diffusa in molti centri pugliesi la "malavita". Molti giovani braccianti e di altre categorie lavoratrici vi si erano affiliati. Per taluni di loro l'appartenere alla "malavita" era in primo luogo la maniera di esprimere la propria ribellione contro lo stato di cose esistenti nel paese. Ma, nella sostanza, "l'associazione" serviva i partiti borghesi e, più in generale, gli agrari, che pagavano i suoi capi per avere a disposizione i "crumiri" ed i "mazzieri".
Cerignola era allora uno dei centri in cui questa cancrena sociale aveva avuto maggior diffusione. Di Vittorio comprese subito il danno che tale piaga arrecava ai lavoratori ed alla società e la combatte con efficacia tra i suoi coetanei ed anche tra i più avanzati in età. Prima di Di Vittorio, al suo paese ed in altri comuni pugliesi v'erano stati scomposti e pericolosi movimenti di lavoratori: masse di braccianti disoccupati, nella stragrande maggioranza analfabeti, spinti dalla fame si agitavano senza un obiettivo preciso, senza alcun orientamento, senza guida, ora contro questi, or contro l'altro e chi venivano solitamente presi di mira erano i "forestieri" o il comune. Le agitazioni finivano di solito coll'intervento della forza pubblica, con eccidi di lavoratori: poi, venivano gli arresti e le condanne a chi aveva compiuto atti di gran lunga meno riprovevoli di quello commesso da chi aveva ordinato di sparare contro la povera gente. Di Vittorio si assunse il compito di educare alla disciplina queste masse, di formare una organizzazione e mantenerla in vita: e vi riuscì, svolgendo questo lavoro di educazione, di formazione e di organizzazione tra i suoi compagni, durante la giornata lavorativa. Il problema dei "forestieri" era molto serio. Dalle provincie più meridionali delle Puglie giungevano nel Tavoliere migliaia e migliaia di braccianti ancor più miseri di quelli del posto. Arrivavano al tempo in cui vi era un po' di lavoro e quando si poteva chiedere la maggiorazione di una decina di centesimi sul salario della giornata lavorativa. I "forestieri" per non rimanere disoccupati si offrivano a prezzo più basso dei lavoratori locali: di qui le zuffe tra lavoratori, a colpi di coltello e di roncola, con conseguenze troppe volte letali. Occorreva convincere i compagni di lavoro di Cerignola che anche quelli che giungevano dagli altri comuni erano poveri lavoratori, i quali non trovavano lavoro nel proprio comune e si avventuravano in altri paesi per procacciare un tozzo di pane per le proprie famiglie. I "forestieri" erano anch'essi vittime dello stesso sistema politico-sociale ed il mezzo per risolvere la contesa vi era. Questo mezzo era la organizzazione degli uni e degli altri nei propri paesi di residenza; queste organizzazioni avrebbero potuto disciplinare il lavoro, imponendo ai padroni una coltivazione più razionale della terra.
A quest'opera educativa nessuno poteva riuscire meglio di Di Vittorio, il quale seppur giovanissimo veniva da tutti ascoltato, seguito, rispettato. Dopo l'imponente sciopero del 1907, che da Cerignola si propagò ad altri comuni vicini e che si concluse col pieno successo dei lavoratori, il nome di Di Vittorio valicava i confini del suo paese natale. Peppino non poteva più continuare nel suo mestiere di bracciante; la sua presenza in paese era diventata una necessità nell'interesse dei lavoratori. Il suo Circolo Socialista era divenuto tutt'uno colla "Lega dei contadini", e l'organizzazione dei braccianti di Cerignola contava ormai migliaia e migliaia di aderenti: quel piccolo centro agricolo divenne il perno di tutto il movimento bracciantile pugliese.
Che cosa rappresenta dunque Di Vittorio per il bracciante di Cerignola, per quelli della sua Puglia, per quelli dell'Italia intiera? Per essi Di Vittorio è stato uno di loro: nato in uno dei tuguri da loro abitati, ha sofferto, come loro, la fame e l'ingiustizia, e poi li ha educati, organizzati, diretti nella lotta per migliorare le proprie condizioni di vita. I braccianti pugliesi sono fieri di aver espresso un uomo come Giuseppe Di Vittorio. Dire che essi sono addolorati per la sua perdita è dire ben poco. Ma i suoi ricordi ed i suoi insegnamenti non si cancelleranno mai dalla loro memoria.
"Rassegna Sindacale", a. 1957, nn. 21-22, pp. 612-616

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Prezzo di vendita 20,00

Il figlio di NessuNo

di Gino, Paolo e Vittorio Frattulino

Mino Capocollo nel momento della morte del padre Amleto viene a conoscenza di un terribile segreto: coloro che credeva i suoi genitori in realtà sono dei perfetti estranei

 
Grafologia e Letteratura

Prezzo di vendita 15,00

Grafologia e Letteratura

di Mario D'Ascanio

Da Parini all'Alfieri, da Leopardi a Carducci, a Pascoli, D'Annunzio, Gozzano, Ungaretti, Novaro: ecco cosa ci "mostrano", attraverso la Grafologia, alcuni grandi autori della Letteratura

 
RaccontiAMO

Prezzo di vendita 10,00

RaccontiAMO

di P. Grillo, V.M.V. Francillotti, F. Del Vecchio

Viviamo in mezzo alle storie e bisogna raccontarle bene, con rispetto. E’ un compito civile, come quello del panettiere qua sotto. Io ho bisogno di lui e lui di me. Gli uomini hanno bisogno di storie. non soltanto per trasmettere sapere. Ogni storia è la custodia della speranza che questa vita non sia l’unica, che se uno volesse potrebbe avere un’esistenza differente. 

 
Quattro amici al bar

Prezzo di vendita 12,00

Quattro amici al bar

di Domenico Farina

20 anni di vita politica a Cerignola e in Capitanata, senza trascurare una dimensione più ampia: quella regionale e quella nazionale vissute con i protagonisti di allora.

 
Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

Prezzo di vendita 25,00

Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

di Marisa Squillante

Nel volume rifluiscono sette studi che indagano testi legati da un comune filo conduttore, costituito dalla riflessione sul massiccio riuso del classico operato, in modalità differenti, dai secoli della tarda antichità e dell’alto Medioevo.

 
TraPassato&Presente

Prezzo di vendita 35,00

TraPassato&Presente

di AA.VV.

Le diverse forme intellettuali della cultura moderna sono debitrici verso la grande esperienza della civiltà antica. Eppure, il modello culturale a centralità umanistica viene ripetutamente esposto al rischio di essere emarginato dalla scuola, poi dall’università, e infine dalla coscienza comune della nazione.

 
Donne del Mediterraneo

Prezzo di vendita 35,00

Donne del Mediterraneo

di AA.VV.


Il mare nostrum è bacino di miti, che viaggiano nel tempo e nello spazio. Veleggiando sulle ali del mito, celebri eroine toccano approdi lontani, attraversando terree culture del Mediterraneo.

 
Maria, la canzone triste

Prezzo di vendita 10,00

Maria, la canzone triste

di Sofia Pia Annarelli

 «Maria, la canzone triste sviluppa, senza lamentosi pietismi, la vicenda di Maria, orfana di una giovane coppia morta durante la strage di Capaci, rimasta segnata nel fisico e nell’animo, e della sua crescita verso una sofferta consapevolezza di sé. Quello che sorprende è il modo con cui Sofia Pia Annarelli modula lo stile con l’alternare vari piani narrativi e registri stilistici e con un’attenta contestualizzazione della storia» (Mariolina Cicerale).

 
Ti ho amata per sempre

Prezzo di vendita 15,00

Ti ho amata per sempre

di Michele Sisbarra

Dopo le raccolte di poesie, l’autore decide di cimentarsi con un lungo racconto su un tema mai così attuale come quello dell’amore tra un uomo e un donna vittima della violenza che tante donne spesso subiscono e la difficoltà ad emanciparsi dall’aguzzino. L’incontro, in una di “quelle parti del Sud che ti colorano l’anima rendendola gaudente tra le mille difficoltà di vite aspre” dell’amore adolescenziale al quale lei si aggrappa per fuggire dalla prigione.

 
Passando di là, gettate un fiore

Prezzo di vendita 15,00

Passando di là, gettate un fiore

di G. Cipriani - A. Tedeschi - V. Vescera

In occasione del I°‭ ‬Centenario della Prima Guerra Mondiale si è voluto recuperare un episodio bellico che ne ha segnato l’incipit‭, ‬all’alba del 24‭ ‬maggio 1915‭: ‬l’affondamento‭, ‬al largo di Vieste‭, ‬del cacciatorpediniere‭ ‬‘Turbine’‭ ‬da parte dell’incrociatore austriaco Helgoland‭. 

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

Prezzo di vendita 20,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di Antonio Blasotta

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Sono solo uno che fa click

Prezzo di vendita 35,00

Sono solo uno che fa click

di Michele Sepalone

Un fotoracconto di Foggia, dei suoi cittadini e dei momenti salienti che la città ha vissuto negli ultimi anni. Dai paesaggi di rara bellezza, all'impegno civico, al mondo della cultura e del teatro, Sepalone racconta attraverso i suoi scatti cos'è Foggia attraverso le sue infinite sfaccettature

 
I racconti del cortile

Prezzo di vendita 15,00

I racconti del cortile

di Alberto Mangano

 Quanto tempo abbiamo trascorso sotto casa, chi in un cortile, chi in mezzo alla strada! Quante giornate ci son sembrate noiose perché esattamente l’una uguale all’altra! Eppure proprio quelle giornate sono risultate fondamentali per la nostra crescita, quella che ci ha permesso di arrivare ad essere come quegli adulti che allora osservavamo con distacco e ammirazione al tempo stesso.

 
Premio Lupo 2015

Prezzo di vendita 20,00

Premio Lupo 2015

di AA. VV.

Il concorso letterario “Premio Lupo” nasce nel 2006 su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Roseto Valfortore (FG), quando, al fine di generare novelle da utilizzarsi per la realizzazione di cortometraggi, si ritenne di promuovere un concorso letterario. Perché “Premio Lupo”? Si è voluto intestare il concorso al lupo, abitante supremo, austero e intelligente di questo territorio, in ragione di una comunanza rappresentativa delle diverse realtà presenti sui Monti Dauni (30 comuni).

 
Vaffankulo Bridget Jones

Prezzo di vendita 15,00

Vaffankulo Bridget Jones

di Alessandro Maselli del Giudice

Roman Jones, programmatore insoddisfatto che sogna di produrre t-shirt con i disegni da lui realizzati, il 9 agosto 2014 compirà quarant’anni. Non ha legami stabili né li ha mai cercati, ma la caccia all'autore di un sms anonimo lo condurrà a scoprire realmente chi sono le persone che lo circondano e quali sono i sentimenti che provano nei suoi confronti.

 
VelEni

Prezzo di vendita 13,00

VelEni

di Fabio Amendolara

Poteri forti, fortissimi, che muovono soldi, faccendieri e barbe finte, che decidono le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno potere di vita e di morte. Un intrigo tutto italiano che ha sullo sfondo l’ombra della mafia siciliana. Personaggi di primo piano della Prima Repubblica, rimasti più o meno nascosti, muovono le pedine su uno scacchiere alla cui base ci sono potere e petrolio; figure importanti, poi annoverate tra i martiri dello Stato, mostrano un’altra faccia e intellettuali considerati tutti d’un pezzo si lasciano condizionare da un padrone o dal denaro. Un testimone importante viene ignorato, con molta probabilità conosceva una parte della storia che è rimasta segreta e che forse lo rimarrà per sempre.

 
Vernacolo in musica 2

Prezzo di vendita 25,00

Vernacolo in musica 2

di Alfredo Amatruda - Sereno Labbozzetta

Questo secondo volume di raccolta di canzoni in dialetto foggiano completa il primo "Vernacolo in Musica" e ha ancora una volta il merito di mettere in mostra pregevoli testi dei poeti dialettali Marisa Amatruda, Osvaldo Anzivino, Alfredo Ciannameo, Giuseppe Esposto, Raffaele Lepore, Urbano Marano, Guido Mucelli, Raffaele Pagliara, Ottavio De Stefano, Amelia Rabbaglietti, Raffaele Ventura, nonché - oltre ovviamente a Sereno Labbozzetta e Alfredo Amatruda - i compositori Ferdinando e Rico Garofalo e la stessa Mariateresa Labbozzetta. Un vero patrimonio culturale che abbraccia ormai un secolo e che va aggiornato e rivalutato.

 
Da quel momento in poi...

Prezzo di vendita 15,00

Da quel momento in poi...

di Rita Colucci - Filippo Fedele

«Per Filippo e Rita il passato, ricostruito e metabolizzato, è il punto di partenza per una nuova fase. Chi, come me, c’era confronta il proprio percorso con il loro, prova a capire cosa si è perso o guadagnato, cosa è stato importante o secondario, cosa è rimasto uguale o è cambiato. I più giovani, nati negli anni dell’innovazione tecnologica, rimarranno sorpresi per le numerose domande che questo scritto genererà soprattutto in loro, che prima non c’erano. A tutti voi che vi apprestate a gustare queste pagine lievi, un avvertimento: sentirete forte la voglia di cercare al più presto qualche risposta. Non datevene troppe: le troverete semplicemente vivendo».

 

Prezzo di vendita 15,00

Il singhiozzo dell'albero assetato

di Giovanna Irmici

 
Premio Lupo 2014

Prezzo di vendita 25,00

Premio Lupo, settima edizione

di AA.VV.

«Alla giuria del premio letterario quest’anno sono arrivati 75 racconti e 36 dipinti per raffigurare “paesaggi, monumenti, luoghi, persone dell’Appennino Dauno”. Nel passato il Premio Lupo ha registrato la partecipazione di oltre 700 scrittori di tutta Italia: mille racconti e 6 milioni di parole per raccontare i Monti Dauni e per parlare di lui, il nostro lupo pre-appenninico, descrivere un singolare paesaggio umano in un territorio ricco di cultura e di antichissima storia» (Giuseppe Trincucci, presidente della Commissione del Concorso Letterario)

 
Viaggio nella terra degli ultimi

Prezzo di vendita 15,00

Viaggio nella terra degli ultimi

di AA.VV.

Papa Francesco, con la sua visita a Isernia, ha solcato in maniera indelebile la storia della nostra città. Un ricordo emozionante, intenso, l’eco del quale non si è spento nei cuori e nelle menti di quanti hanno avuto il privilegio di poterlo vedere da vicino e di ascoltare il suo messaggio d’amore, speranza, fratellanza, solidarietà per i più deboli. Questo libro vuol essere un omaggio a Sua Santità e un dono per quanti, quel giorno, non hanno potuto viverlo lasciandosi trasportare dal fervido affetto di cui è stato portatore Papa Francesco. (Luigi Brasiello, Sindaco di Isernia)

 
Storia della Letteratura Latina

Prezzo di vendita 80,00

Storia della Letteratura Latina

di Giovanni Cipriani

Una letteratura che non porti visibili i segni dell’evoluzione culturale di un popolo (in termini di ideologie, religioni, folclore, ambiente, architettura, arte e lingua) equivale - ci si perdoni il gioco di parole - a una letteratura ‘senza storia’. È indispensabile, dunque, ‘tornare indietro’ a sentire le voci di quegli uomini, senza penalizzanti distinzioni o esclusioni, e a percepire le loro ansie in termini di imitatio e aemulatio, prima di godere in piena consapevolezza della loro conseguita coscienza di impegnati esponenti culturali e prima di indagare le cause del loro successo fino a noi.

 
Un invito, poi un viaggio

Prezzo di vendita 15,00

Un invito, poi un viaggio

di Alessia Roberta Scopece

Quattro ragazzi che insieme, con i loro strumenti, hanno suonato in tre continenti e condiviso il palcoscenico con alcune delle più famose band mondiali riescono a portare oltre 200 giovani in Terra Santa. Otto giorni di meraviglia, amicizia e nuove consapevolezze trascorsi in uno dei luoghi più ricchi di Storia del pianeta vengono raccontati con ironia e profondità riflessiva nelle pagine di questa graphic novel.

 
La riconquista di Roma

Prezzo di vendita 20,00

La riconquista di Roma

di Francesco Bochicchio

Ecco come la nostra nazione e la sua storia possono essere paragonate alla vita di un qualunque adolescente che affronta il suo processo di crescita, ossia la ricerca di se stesso per affermarsi ed emanciparsi.

 
Il lumicino della Speranza

Prezzo di vendita 12,00

Il lumicino della Speranza

di Piero Cicolella

La storia d’amore tra Mattia e Carol è sconvolta da un evento lieto ma allo stesso tempo tragico, che ne cambierà radicalmente la vita sentimentale. Solo grazie alla forza della speranza e al loro grande amore i due protagonisti riusciranno ad affrontare e superare le avversità della vita.

 
Integrazione Sicurezza Alimentare e Nutrizionale

Prezzo di vendita 10,00

Integrazione Sicurezza Alimentare e Nutrizionale

di Aa.Vv.

Il libro racchiude gli abstract forniti dai medici partecipanti al convegno omonimo, in programma il 19 e 20 marzo 2015 presso l'Aula Magna "Valeria Spada" dell'Università Degli Studi di Foggia.