Domenica 11 Dicembre 2016

Almanacco dauno

Oggi, 4 Maggio 1948, il viaggio degli ebrei di Sannicandro Garganico convertiti da Donato Manduzio

Oggi, 4 Maggio 1948, il viaggio degli ebrei di Sannicandro Garganico convertiti da Donato Manduzio

Donato Manduzio

Oggi, 4 Maggio del 1948, comincia il viaggio verso Israele dei cosiddetti ebrei di San Nicandro Garganico, quelli convertiti da Donato Manduzio*

(dall'Agenda 2014 della Fondazione Banca del Monte di Foggia. Progetto editoriale: Filippo Santigliano. Ricerca e testi: Davide Grittani. Editing e curatela: Saverio Russo, Filippo Santigliano)

 

APPROFONDIMENTO*

DONATO MANDUZIO

Donato Manduzio nasce a San Nicandro Garganico nel 1885 da una modesta famiglia di braccianti; a causa della povertà non viene mandato a scuola. Durante il servizio militare impara a leggere e a scrivere, ma subisce anche una operazione alla gamba che lo lascia claudicante; l'inabilità gli permette di dedicarsi alla lettura di romanzi, almanacchi, libri di magia. Ritiene di aver acquisito capacità magiche e taumaturgiche, ma ben presto prova ripugnanza verso la scienza e le pratiche magiche. « Dopo avere veduto che tutto era falsità, incantesimi di profumieri e imposture mi venne odioso dire alla gente cose false e pregai la Verità che, se esiste un Essere che ha creato il Mondo e lo governa, e che è un Dio di Giustizia, volevo servirlo in Verità. Ora avevo molti amici che venivano per essere istruiti sull'epatta della Luna e su altre cose che sapevo false e che quindi insegnavo malvolentieri. » (Donato Manduzio nel suo Diario). « Nel 1930, nella notte tra il 10 e l'11 agosto, ho avuto una visione: mi trovavo nell'oscurità e sentivo una voce che mi diceva: "Ecco, vi porto una luce". Ho visto, nelle tenebre, un uomo che teneva in mano una lucerna spenta che non illuminava. E gli dissi: "Perché non accendete la lampada che avete in mano?". E l'uomo disse: "Non posso, non ho fiammiferi. Ma voi ne avete!". Allora ho guardato la mia mano, e, infatti, tenevo un fiammifero già acceso. Perciò tolsi di mano la lanterna già tutta preparata, con l'olio e lo stoppino, e l'accesi, e le tenebre si dissolsero e la visione sparì. Ma non conoscevo il suo significato e la serbavo nel mio cuore. E il giorno dopo mi trovavo in un terreno di mia proprietà, a circa un chilometro dal paese, ed ecco un conoscente venne da me con una Bibbia in mano. Ma io non conoscevo la Bibbia, non l'avevo mai vista. Gli dissi: "Perché non ve ne servite?". Ed egli mi rispose: "Me l'ha data un protestante, ma io non la capisco; voi invece la comprendete, ne sono certo, perché ne sapete più di me". Ed io presi il libro, e aprii la prima parte e, con grande stupore, vidi la Creazione, e come l'Eterno esisteva prima che la Terra fosse creata, e come egli creò ogni cosa da solo. E poi, una luce si accese nel mio cuore, e, ricordandomi della visione della notte precedente, mi venne in mente che, nel mio sogno, la Bibbia era la luce. Subito dichiarai ai popoli il Dio Unico e le parole del Sinai e come il Creatore riposa il sabato, e confermai l'unità del Creatore che non prende consiglio da altri, perché nessuno è esistito al di fuori di lui. E celebrai la solennità del Creatore nella distesa dei cieli. »
(Donato Manduzio nel suo Diario) Manduzio inizia a diffondere tra amici e vicini il messaggio dell'Antico Testamento; in tre seguono la sua predicazione: Matteo Palmiero (morto nel 1937), Matteo Cataldo e Antonio Bonfitto. In seguito si aggiungono anche il calzolaio Francesco Cerrone, Rocco di Paola (cugino di Antonio Bonfitto) e pochi altri. Donato pensa che gli ebrei siano ormai scomparsi da secoli, finché un giorno un venditore ambulante lo informa che, anzi, «le città sono piene di quel popolo», e gli dà gli indirizzi di alcuni ebrei di Firenze e Torino. 

DALLA PUGLIA A MILANO, L'EPOPEA EBRAICA DI SANNICANDRO

di Ilaria Myr (da calabriajudaica.blogspot.it), 22 gennaio 2013

Da 23 anni lavora nella nostra scuola. È Carmela Iannacone, un membro della Comunità ebraica di Sannicandro, vero e proprio unicum dell’ebraismo mondiale. Una storia commovente di marranesimo e cripto-giudaismo. Fino ad oggi, e fino al recupero della propria identità. Ecco il racconto di un’avventura spirituale senza precedenti
Quante volte ci è capitato di ascoltare la storia avventurosa e impensabile di qualcuno che incontriamo ogni giorno, senza in verità sapere nulla di lui? È il caso di Carmela Iannacone, commessa nella nostra scuola da ormai 23 anni, viso cordiale che vediamo ogni mattina salutarci con il suo splendido sorriso, mentre entriamo a scuola a portare i nostri bambini, o ci rechiamo in Comunità per sbrigare qualche faccenda. Di lei, però, forse pochi sanno che è uno dei membri della comunità ebraica di Sannicandro Garganico: un unicum nella storia ebraica non solo italiana, ma addirittura mondiale, di cui si è già scritto e detto molto, anche sulle pagine del Bollettino. Mai, però, avevamo raccontato la testimonianza in prima persona di qualcuno che vive a Milano, a noi vicino, che abbia vissuto quella particolare realtà, fin da giovane. Così, con il suo racconto, Carmela ci fa capire davvero su quale profonda fede, impegno e dedizione alla memoria e all’identità la comunità di Sannicandro sia nata, cresciuta e continui oggi a vivere.

La genesi. Della nascita della comunità ebraica di Sannincandro Garganico si sa ormai molto. È infatti noto che la sua origine va collegata a Donato Manduzio, figlio di genitori braccianti, invalido di guerra, che negli anni Trenta del Novecento, dopo avere avuto quello che egli definisce nel suo diario “una visione”, legge l’Antico Testamento, rimanendone illuminato. «Subito dichiarai ai popoli il Dio Unico – scriveva – e le parole del Sinai e come il Creatore riposa il sabato, e confermai l’unità del Creatore che non prende consiglio da altri, perché nessuno è esistito al di fuori di lui. E celebrai la solennità del Creatore nella distesa dei cieli». Manduzio inizia quindi a diffondere tra amici e vicini il messaggio dell’Antico Testamento, nell’assoluta convinzione però che il popolo ebraico sia estinto. Quando poi viene a sapere che in realtà esistono ancora degli ebrei, contatta le comunità di Firenze e Torino; quest’ultima lo indirizza al rabbino capo di Roma, Angelo Sacerdoti. Verso la fine della guerra, Manduzio e i suoi seguaci vengono in contatto con gli ebrei della Brigata Ebraica: fra questi vi è anche Enzo Sereni, sionista socialista, che morirà poi nel 1945 a Dachau dopo essere stato paracadutato e catturato dai nazisti. È lui che insegna alla piccola comunità di Sannicandro l’Hatiqvà, che diventerà in seguito l’inno nazionale d’Israele. Il gruppo di Manduzio cresce con il tempo e dopo la guerra si svolgono a Roma le prime conversioni di massa. Subito dopo, fra il 1948 e il 1949, hanno luogo le prime emigrazioni dei neo-ebrei verso la terra di Israele, diventata anche per loro la “terra dei padri”.

Alle donne, la rinascita La comunità ebraica di Sannicandro, svuotata di molti suoi membri, viene dunque organizzata e raccolta da un gruppo di donne attive e fortemente motivate: fra loro, Emanuela Vocino, vedova di Manduzio (morto il 15 marzo del 1948), che svolge fino alla morte, avvenuta nel 1974, il ruolo di depositaria della memoria storica di quella singolare esperienza religiosa. «Se anche io fossi partita - scriveva in una lettera -, il sabato chi avrebbe aperto, per la preghiera, questo luogo a coloro che sono restati?». Accanto a lei, rimangono anche la nipote Maria Vocino, tutt’oggi membro della comunità di Sannicandro, Maria Soccio, Costantina Soccio, Lucia Giordano, Incoronata Limosani, Lidia Toma (madre di Carmela Iannacone) e Incoronata Ariela Di Lella. Ed è qui che la macrostoria di questo paese del Gargano comincia a incrociarsi con la microstoria di Carmela Iannacone, allora adolescente. Nata e cresciuta a Sannicandro, Carmela si avvicina all’ebraismo all’età di 15 anni, seguendo le orme di sua madre, vicina alla vedova Manduzio, che già qualche anno prima aveva cominciato a rispettare le leggi ebraiche. «Vedevo mia madre accendere le candele e osservare le mitzvot – ricorda -, e così ho cominciato a studiare l’Antico Testamento». Ad affiancarla in questo percorso le meravigliose donne sopra citate, che alimentano e soddisfano la sua voglia di fare e sapere.
«Queste donne hanno saputo dare, ciascuna con energia, sacrificio e intelligenza, un’impronta importante in fatto di ebraismo alla nuova generazione di figli e nipoti - commenta commossa Carmela -. Erano ricche di coraggio, fervore di fede e spirito di iniziativa. Senza la loro opera, il gruppo della comunità ebraica, dopo la morte di Manduzio, non sarebbe potuto esistere». In mezzo a loro, diventa centrale la figura di Lucia Giordano, convertita e istruita direttamente da Manduzio, in grado di guidare la preghiera. Ed è proprio Lucia ad accompagnare quasi per mano Carmela nella via dell’ebraismo. «Lucia ha saputo assumere nel tempo il duplice ruolo di guida democratica e di maestra responsabile dell’istruzione, oltre che della condotta, dell’intero gruppo - continua Carmela -. La sua figura era simile a quella di un rav premuroso, un punto di riferimento per tutti. Aveva riorganizzato e trasmetteva tutto quello che sapeva dell’ebraismo; inoltre, scriveva canzoni di preghiera e ne stabiliva i ritmi. Così, a 16 anni, io già mi nutrivo di ebraismo e cercavo di riscrivere, ordinandoli e sistemandoli, i canti di Lucia».
La meticolosa organizzazione di queste donne fa dunque sì che la vita ebraica di Sannicandro non solo continui, ma addirittura cominci a rafforzarsi e a prosperare. Mentre dopo la morte di Manduzio, per pregare, il gruppo si riuniva di volta in volta nella casa di qualcuno, dalla fine degli anni Sessanta in avanti, comincia ad affittare uno stanzone, fino poi ad arrivare ad acquisire, 15 anni fa, due stanze, con giardino annesso: una adibita a sinagoga e l’altra a casa di studio e di ospitalità. «A turno, ogni mese una famiglia preparava una lampada da collocare nella Casa di preghiera (come veniva chiamata la sinagoga a Sannicandro fino a qualche tempo fa, ndr) - ricorda Carmel a-. E poi si ricamavano in casa le tovaglie per ricoprire il siddur antico che ci era stato inviato dalla comunità di Torino». Per l’inizio di Shabbat, i sannicandresi aspettavano realmente lo spuntare delle tre stelle, mentre per Pesach preparavano il pane azzimo in casa. «Mi ricordo come facevamo in fretta a impastarlo e a schiacciarlo velocemente con le mani perché non lievitasse - ricorda Carmela -. E poi festeggiavamo Pesach, Purim, Channukkà, andando, di volta in volta in una casa diversa per festeggiare».

Radici profonde Ma forse in questo paese l’ebraismo non era poi una così assoluta novità: troppi, infatti, sono gli aspetti che emergono dal racconto di Carmela che fanno pensare che le tradizioni ebraiche, dopo l’espulsione degli ebrei e dei marrani dall’Italia meridionale (allora Regno di Napoli), culminata nel 1541, continuarono comunque a essere tramandate di nascosto, esattamente come accadde dopo la cacciata dalla Spagna del 1492. Del resto, è noto come la presenza ebraica in Puglia sia stata, fino a quella tragica data, molto fervida e attiva (la riapertura della sinagoga di Trani e le attività legate all’ebraismo, organizzate negli ultimi anni ne sono una chiara testimonianza). Innanzitutto, alcuni cognomi, come Rubino e Leone, che richiamano un’origine ebraica. E poi le abitudini famigliari. «Ancora prima di avvicinarsi all’ebraismo, mia madre era solita preparare il pane il giovedì, in modo che fosse pronto per il venerdì sera - spiega Carmela -. Così come, quando faceva dei brutti sogni o aveva pensieri angosciosi, accendeva un lumino a olio e recitava un salmo. Oppure, ancora, sceglieva e metteva la carne nell’acqua e poi sotto sale a scolare su una griglia prima di cuocerla». Un modo inconsapevole di trasmettere e custodire tradizioni coperte dalla polvere del tempo ma mai definitivamente sepolte.

Un ponte con Milano Nel 1988 Carmela arriva a Milano, e subito cerca una sinagoga: ogni sabato si reca alle 9 del mattino al Tempio di via Guastalla. E subito rimane colpita dall’uso dell’ebraico nelle preghiere: fino ad allora, infatti, a Sannicandro si pregava in italiano, non essendoci nessuno che conoscesse l’ebraico. Si rivolge dunque alla scuola ebraica di via Sally Mayer, ne accetta l’offerta di lavoro, e comincia a studiare l’ebraico da sola. «Mi sentivo come in un deserto: volevo studiare, ero assetata di conoscenze - dice Carmela -. Mi svegliavo all’alba per imparare l’ebraico, e pian piano ho cominciato a leggerlo. Mi chiamavano per offrirmi supplenze di insegnamento alle scuole statali (Carmela ha il diploma di insegnante, lavoro che svolgeva a Sannicandro, ndr), ma rinunciavo per apprendere più ebraismo in via Sally Mayer».
Da Milano a Sannicandro il tragitto dell’identità è breve: Carmela comincia a portare al suo paese dei libri di ebraico, a insegnare ciò che apprende, e a fare le traslitterazioni delle preghiere in caratteri latini. Rav Elia Richetti le registra perfino alcuni canti su cassetta, in modo da poterli insegnare alla comunità sannicandrese. Porta anche in Puglia i siddurim e altri libri, in modo che tutti possano seguire la preghiera anche in ebraico. «E poi ho cominciato a portare da Milano il pane azzimo che, da noi, veniva ancora preparato in casa».

Una nuova stagione Ma la vera fine dell’isolamento della comunità di Sannicandro Garganico avviene otto anni fa, quando Rav Scialom Bahbout - allora membro del Bet Din di Roma, ma da due anni Rabbino Capo del Meridione -, prende a cuore la sorte delle comunità ebraiche dell’Italia del sud (Puglia, ma anche Sicilia, Calabria, Basilicata, Molise, Campania), che lentamente stanno rinascendo, e che passano sotto la giurisdizione della comunità del capoluogo campano. Iniziano così le prime attività delle comunità di questa regione, e numerose iniziative per mantenerle attive: l’ultima in ordine di tempo è Lech Lechà, la settimana di letteratura, arte e cultura ebraica tenutasi dal 2 all’8 settembre scorsi (vedi articolo pagine seguenti). Frequenti sono i contatti e gli scambi con le altre comunità d’Italia; in particolare da Roma, dove vive la responsabile della comunità, Grazia Gualano, vengono portati la carne kasher e tutto l’occorrente per Pesach.
«Oggi molte persone, anche straniere, vengono a visitare la nostra comunità e a passare lo shabbat con noi», commenta soddisfatta Carmela. E non è difficile immaginare lo stupore e l’ammirazione che questa piccola, ma specialissima comunità ebraica suscita in chi decide di conoscerla da vicino.

La Comunità di Sannicandro oggi «Attualmente la Comunità conta circa 40 persone di tutte le età - racconta al Bollettino Grazia Gualano, responsabile organizzativa della comunità ebraica di Sannicandro -. Di queste alcune si stanno preparando per il ghiur, la conversione, che verrà svolta da Rav Shalom Bahbout e Rav Giuseppe Laras. Mentre altre due coppie di recente hanno fatto la conversione e il matrimonio ebraico alla sinagoga di Ancona».
L’organizzazione metodica, che da sempre caratterizza questa comunità, continua a essere una sua peculiarità anche oggi. «Facciamo come possiamo - ammette Gualano -. A Shabbat, per esempio, non abbiamo Minian e dunque recitiamo le preghiere, omettendo quelle che richiedono la presenza dei dieci uomini; e, rispettando lo stesso principio, studiamo la Torà. Nonostante ciò, è fondamentale per noi riunirci, perché è così che il gruppo si mantiene unito». A turno ogni famiglia prepara la challà e dei dolci. Non disponendo, poi, di un hazan interno, sono i membri maschi della comunità a officiare le preghiere: di grande appoggio è anche il hazan Marco Dell’Ariccia di Roma. Di matrimoni fra ebrei sannicandresi, come si diceva, ne sono stati fatti due ad Ancona, mentre Brit Milà e Bar/Bat Mizvà ancora non hanno avuto luogo. Ma sicuramente i prossimi ghiurim daranno una spinta anche su questo fronte.
«Quello che ha permesso alla nostra comunità di sopravvivere nel tempo e di continuare tutt’oggi a esistere - conclude Gualano - è la profonda emunà, la fede, che da sempre la anima e la rende unita e stabile».

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Italo Calvino

 
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Il concorso letterario “Premio Lupo” nasce nel 2006 su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Roseto Valfortore (FG), quando, al fine di generare novelle da utilizzarsi per la realizzazione di cortometraggi, si ritenne di promuovere un concorso letterario. Perché “Premio Lupo”? Si è voluto intestare il concorso al lupo, abitante supremo, austero e intelligente di questo territorio, in ragione di una comunanza rappresentativa delle diverse realtà presenti sui Monti Dauni (30 comuni).

 
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ù"Il Maestro Rotelli" vuole essere un omaggio ad un conterraneo artigiano del linguaggio, ad un’artista del verso che, come altri della sua generazione, scrive per dovere morale. È concepito per celebrare l’eclettismo, la mitopoiesi e soprattutto l’onestà e il coraggio di un poeta e di un uomo d’altri tempi, vissuto a Torremaggiore.

 
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Papa Francesco, con la sua visita a Isernia, ha solcato in maniera indelebile la storia della nostra città. Un ricordo emozionante, intenso, l’eco del quale non si è spento nei cuori e nelle menti di quanti hanno avuto il privilegio di poterlo vedere da vicino e di ascoltare il suo messaggio d’amore, speranza, fratellanza, solidarietà per i più deboli. Questo libro vuol essere un omaggio a Sua Santità e un dono per quanti, quel giorno, non hanno potuto viverlo lasciandosi trasportare dal fervido affetto di cui è stato portatore Papa Francesco. (Luigi Brasiello, Sindaco di Isernia)

 
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«Alla giuria del premio letterario quest’anno sono arrivati 75 racconti e 36 dipinti per raffigurare “paesaggi, monumenti, luoghi, persone dell’Appennino Dauno”. Nel passato il Premio Lupo ha registrato la partecipazione di oltre 700 scrittori di tutta Italia: mille racconti e 6 milioni di parole per raccontare i Monti Dauni e per parlare di lui, il nostro lupo pre-appenninico, descrivere un singolare paesaggio umano in un territorio ricco di cultura e di antichissima storia» (Giuseppe Trincucci, presidente della Commissione del Concorso Letterario)

 
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Storia della Letteratura Latina

di Giovanni Cipriani

Una letteratura che non porti visibili i segni dell’evoluzione culturale di un popolo (in termini di ideologie, religioni, folclore, ambiente, architettura, arte e lingua) equivale - ci si perdoni il gioco di parole - a una letteratura ‘senza storia’. È indispensabile, dunque, ‘tornare indietro’ a sentire le voci di quegli uomini, senza penalizzanti distinzioni o esclusioni, e a percepire le loro ansie in termini di imitatio e aemulatio, prima di godere in piena consapevolezza della loro conseguita coscienza di impegnati esponenti culturali e prima di indagare le cause del loro successo fino a noi.

 
Maria, la canzone triste

Prezzo di vendita 10,00

Maria, la canzone triste

di Sofia Pia Annarelli

 «Maria, la canzone triste sviluppa, senza lamentosi pietismi, la vicenda di Maria, orfana di una giovane coppia morta durante la strage di Capaci, rimasta segnata nel fisico e nell’animo, e della sua crescita verso una sofferta consapevolezza di sé. Quello che sorprende è il modo con cui Sofia Pia Annarelli modula lo stile con l’alternare vari piani narrativi e registri stilistici e con un’attenta contestualizzazione della storia» (Mariolina Cicerale).

 

Prezzo di vendita 15,00

Il singhiozzo dell'albero assetato

di Giovanna Irmici

 
Ti ho amata per sempre

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Ti ho amata per sempre

di Michele Sisbarra

Dopo le raccolte di poesie, l’autore decide di cimentarsi con un lungo racconto su un tema mai così attuale come quello dell’amore tra un uomo e un donna vittima della violenza che tante donne spesso subiscono e la difficoltà ad emanciparsi dall’aguzzino. L’incontro, in una di “quelle parti del Sud che ti colorano l’anima rendendola gaudente tra le mille difficoltà di vite aspre” dell’amore adolescenziale al quale lei si aggrappa per fuggire dalla prigione.

 
In punta di piedi

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In punta di piedi

di G. Cipriani - G.M. Masselli - R. Verdone

Un itinerario che va dall’Antichità agli Anni ’50-’70 del Secolo scorso sul modello di gestione della fase delicata del parto.

 
Da quel momento in poi...

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Da quel momento in poi...

di Rita Colucci - Filippo Fedele

«Per Filippo e Rita il passato, ricostruito e metabolizzato, è il punto di partenza per una nuova fase. Chi, come me, c’era confronta il proprio percorso con il loro, prova a capire cosa si è perso o guadagnato, cosa è stato importante o secondario, cosa è rimasto uguale o è cambiato. I più giovani, nati negli anni dell’innovazione tecnologica, rimarranno sorpresi per le numerose domande che questo scritto genererà soprattutto in loro, che prima non c’erano. A tutti voi che vi apprestate a gustare queste pagine lievi, un avvertimento: sentirete forte la voglia di cercare al più presto qualche risposta. Non datevene troppe: le troverete semplicemente vivendo».

 
Quattro amici al bar

Prezzo di vendita 12,00

Quattro amici al bar

di Domenico Farina

20 anni di vita politica a Cerignola e in Capitanata, senza trascurare una dimensione più ampia: quella regionale e quella nazionale vissute con i protagonisti di allora.

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

Prezzo di vendita 20,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di Antonio Blasotta

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Grafologia e Letteratura

Prezzo di vendita 15,00

Grafologia e Letteratura

di Mario D'Ascanio

Da Parini all'Alfieri, da Leopardi a Carducci, a Pascoli, D'Annunzio, Gozzano, Ungaretti, Novaro: ecco cosa ci "mostrano", attraverso la Grafologia, alcuni grandi autori della Letteratura

 
Il figlio di NessuNo

Prezzo di vendita 20,00

Il figlio di NessuNo

di Gino, Paolo e Vittorio Frattulino

Mino Capocollo nel momento della morte del padre Amleto viene a conoscenza di un terribile segreto: coloro che credeva i suoi genitori in realtà sono dei perfetti estranei

 
Premio Lupo, Rassegna di pittura

Prezzo di vendita 15,00

Premio Lupo, Rassegna di pittura

di AA.VV.

«La pittura è un viaggio circolare, nel labirinto dell’anima, dell’ispirazione, dell’espressione che ci regala libertà di stimoli e sensazioni, ci proietta nella dimensione poetica avvincente, che ci avvince ogni giorno», scrive Lina Franza nella presentazione di questo catalogo che raccoglie le opere artistiche per la prima volta in consorso al "Premio Lupo", giunto alla sua settima edizione.