Sabato 03 Dicembre 2016

Almanacco dauno

Oggi, 1 Agosto 2004, scompare Marina Mazzei: tutto quello che sappiamo sulla Daunia antica lo dobbiamo a lei

Oggi, 1 Agosto 2004, scompare Marina Mazzei: tutto quello che sappiamo sulla Daunia antica lo dobbiamo a lei

Marina Mazzei

Oggi, 1 Agosto del 2004, muore l'archeologa foggiana Marina Mazzei. A lei si deve la scoperta della Tomba della Medusa, primo nucleo del parco archeologico*

 

(dall'Agenda 2014 della Fondazione Banca del Monte di Foggia. Progetto editoriale: Filippo Santigliano. Ricerca e testi: Davide Grittani. Editing e curatela: Saverio Russo, Filippo Santigliano)

 

LA NOTIZIA DELLA SUA MORTE, A SOLI 49 ANNI

(Daniela Zazzera, Teleradioerre, 02/08/2004)

È scomparsa la notte scorsa, all’età di 49 anni, Marina Mazzei, responsabile della sede di Foggia della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia e del Museo Nazionale di Manfredonia. Un incarico che ricopriva dal 1985, dedicandosi con passione alla ricerca archeologica sul campo. Era da tempo gravemente malata, Marina Mazzei, ma aveva continuato a lavorare, fino a pochi giorni fa, con la riservatezza e la serietà che da sempre l’avevano contraddistinta. Socio corrispondente dell’Istituto Archeologico Germanico e Socio Ordinario della Società di Storia Patria per la Puglia, ha dato lustro alla provincia di Foggia dirigendo numerose campagne di scavo, e con moltissime pubblicazioni. Ricordiamo “La Daunia antica dal paleolitico all’altomedioevo”, “Arpi. L’ipogeo della Medusa e le necropoli”, “Siponto antica”. Di recente aveva pubblicato per i tipi di Claudio Grenzi, “L’Oro della Daunia, storia delle scoperte archeologiche”. Un volume nel quale Marina Mazzei aveva riordinato i suoi appunti di vent’anni di studi, appunti tratti dai lavori di scavo, ma anche dalle ricerche archivistiche e bibliografiche alle quali si era dedicata, e con il quale denunciava la mancanza di una vera e propria politica dei beni culturali in Capitanata. Riservata, umile, sempre dietro le quinte, consapevole dei limiti e delle difficoltà del settore in cui operava, Marina Mazzei lascia un vuoto incolmabile nel mondo culturale foggiano.

 

CHI ERA MARINA MAZZEI

(dal sito di Claudio Grenzi Editore)

Ha diretto l’Ufficio di Foggia della Soprintendenza per i Beni archeologici della Puglia e il Museo Nazionale di Manfredonia. Referente della Soprintendenza nei rapporti con il Comando dei Carabinieri per la tutela del patrimonio archeologico, ha realizzato una lungimirante politica di vincoli ed espropri di aree di interesse archeologico quali Arpi, Siponto, Ordona, San Paolo di Civitate. Ha diretto scavi a Mattinata, Vieste, Ascoli Satriano, Arpi, Ordona, Siponto, Lucera, San Paolo di Civitate e in diverse altre località. Relatrice in convegni e seminari internazionali, è stata Socio corrispondente dell’Istituto Archeologico germanico di Roma ed ha scritto numerosissimi saggi e monografie.
Tra le pubblicazioni più significative di cui è stata autrice e/o curatrice si ricordano: La Daunia antica dal paleolitico all’altomedioevo, Milano 1984 (Electa ed.); Bovino. Studi per la storia della città. La collezione museale, Taranto 1994 (La Colomba ed.); Arpi. L’Ipogeo della Medusa, Bari 1995 (Edipuglia); Siponto antica, Foggia 1999 (Claudio Grenzi Editore); L’Oro della Daunia. Storia delle scoperte archeologiche, Foggia 2002 (Claudio Grenzi Editore). Postumi sono stati editi il volume, scritto con A. M. Tunzi, Gargano antico. Testimonianze archeologiche dalla Preistoria al Tardoantico, Foggia 2006 (Claudio Grenzi Editore), una guida archeologica, Nella Daunia antica. Passeggiate archeologiche in provincia di Foggia, Foggia 2006 (Claudio Grenzi Editore), e il volume I Dauni. Archeologia dal IX al V secolo A.C., Foggia 2010 (Claudio Grenzi Editore). Con D. Graepler ha pubblicato, inoltre, Provenienza: sconosciuta. Tombaroli, mercanti e collezionisti, Bari 1996 (Edipuglia).

 

IL RICORDO

(di Giuseppe Andreassi, Soprintendente)

Fummo in tanti, il 2 agosto 2004, a rendere l’estremo commosso saluto a Marina Mazzei nella chiesa foggiana di Gesù e Maria, e siamo stati in tanti a ricordarla con emozione il 2 dicembre 2004 nella grande Sala del Tribunale in Palazzo Dogana. Eccezionale è stato il riserbo con cui Marina ha portato negli ultimi anni il peso di un male che è rimasto ai più sconosciuto proprio per l’apparente normalità con cui lei ha continuato fino all’ultimo a condurre la sua vita e a svolgere il suo lavoro; ma già ne conoscevamo la discrezione con cui aveva sviluppato nel tempo le sue molteplici iniziative, al servizio di territori e di comunità che conosceva ed amava, e il cui interesse anteponeva al facile obiettivo di affermazioni personali. Siamo ancora in tanti, oggi, a ricordarla e a rimpiangerla; ma non siamo in molti, al di là dei suoi familiari, a percepire ‘quotidianamente’ il senso della sua mancanza. Forse con presunzione, io mi colloco fra questi, perché devo constatare ogni giorno, da quell’osservatorio particolare che è la nostra Soprintendenza, cosa significhi dare un senso all’archeologia della Capitanata senza poter più contare sul riferimento autorevole e condiviso di Marina Mazzei. Lei, che senza ombra di dubbio è stata fra i migliori funzionari che la Soprintendenza di Taranto abbia mai avuto, era caratterizzata da una non comune capacità di sintesi fra una viva passione e un razionale distacco, capace di coagulare consenso o addirittura entusiasmo intorno alle proprie intuizioni, disponibile alla mediazione fra ruoli diversi ma senza mai rinunciare ad una sua visione limpida e rigorosa degli obblighi della ricerca e di quelli istituzionali. Marina Mazzei ha sempre rappresentato, attraverso i suoi comportamenti, anche una rara sintesi fra l’archeologo sensibile, colto e lontano da ogni forma di provincialismo, e il funzionario dello Stato, orgoglioso del proprio status e mai propenso al protagonismo autoreferenziale. In tale veste non accantonava mai l’adempimento delle correnti pratiche d’ufficio; ma conservava sempre una lucida visione di quelli che potevano essere (e furono) gli obiettivi primari del suo lavoro in una Soprintendenza complessa come la nostra. La sua storia professionale con noi inizia nel 1979, quando entra a far parte del gruppo di giovani assunti attraverso la Legge 285 del 1977 e assegnati al nostro Ufficio staccato di Foggia, del quale sarà direttore (così come del Museo di Manfredonia) dal 1985 fino alla prematura scomparsa, avvalendosi sempre con lungimi64 Marina Mazzei, archeologo e funzionario ranza sia dei collaboratori in organico sia di coloro che riusciva a coinvolgere dall’esterno. Come in genere non accade, lei non lasciava mai incompiuto un programma al quale avesse posto mano, consapevole, per esempio, che un vincolo amministrativo non ha séguito senza l’approfondimento della conoscenza (e viceversa), o che la realizzazione di uno studio di fattibilità resta inutile esercizio accademico senza l’avvio di opere progettate, o ancora che nessun personale bagaglio di scienza ha senso se non viene trasmesso agli altri con i mezzi di volta in volta più idonei. Particolare è stato il suo impegno per Arpi, ma non inferiore quello per Siponto o per altri siti della Daunia: impegno per la tutela, la ricerca, la valorizzazione e la gestione. Partendo da rigorosi parametri metodologici, Arpi, forse il più esteso centro indigeno d’Italia, è stato così da lei vincolato per intero, ma anche fatto oggetto di un sistematico monitoraggio in cui le sono stati vicini il CNR, con Marcello Guaitoli e con Marco Malavasi, e il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale a partire dal generale Roberto Conforti; e su Arpi, attraverso il suo impegno a tutto campo, si sono riversati cospicui finanziamenti sia per un complessivo studio di fattibilità sia per la realizzazione di opere nel sito archeologico e nella città di Foggia, tuttora in corso. Ad Arpi, ed in particolare allo straordinario ipogeo ellenistico della Medusa scoperto nel 1985, Marina ha dedicato a lungo il suo impegno di archeologa, culminato sia in una mostra (presso il Museo Civico di Foggia) e in una pubblicazione che restano esemplari, sia nell’avvio del recupero fisico del monumento. Non per nulla, introducendo il volume edito nel 1995, scrivevo che esso non rappresentava “l’opera di un autore qualsiasi su un qualsiasi antico centro. Ma è il libro quale solo Marina Mazzei poteva pensare e promuovere per Arpi e quale solo da Marina Mazzei Arpi poteva aspettarsi a coronamento, pur temporaneo, di anni spesi in ricerche e battaglie”. Lo stesso dicasi per Siponto, che dietro suo impulso ha visto estendersi le superfici vincolate, ma dove pure si è avviato un sistematico programma di acquisizione pubblica delle aree, trasformate, tutt’intorno alla già frequentata basilica di Santa Maria Maggiore, nel primo nucleo di un nuovo Parco archeologico, illustrato anch’esso attraverso iniziative di approfondimento e divulgazione. Quel Parco era da lei sentito come un’estensione sul territorio dell’amato Museo faticosamente costruito per tasselli successivi nel Castello di Manfredonia, luogo di riferimento primario per tutta una serie di iniziative di promozione culturale e di sensibilizzazione didattica, in cui fu egregiamente affiancata da Ginevra D’Onofrio e da Elvira Saccotelli. A lei deve tanto, forse più di quello che appare, l’archeologia di Ascoli Satriano: senza le sue iniziali ricerche del 1985 sulla collina del Serpente, e senza le sue intuizioni, oggi non vi sarebbero né il Parco Archeologico “Pasquale Rosario” né il nuovo Museo Civico in Palazzo D’Autilia, di cui ora mena vanto quella nobile e bella città del Subappennino; ma neppure quel primo volume su Ausculum, pubbli65 Giuseppe Andreassi cato nel 2002, in cui lessi (introducendolo) la “conferma che non esiste attività di soprintendenza che non riesca a trovare con tempestività le vie della pubblicazione se il suo responsabile [e mi riferivo a Marina Mazzei] è convinto di come essa non si esaurisca con lo scavo”. Partendo dalle molteplici esperienze di campo, e spinta dalla sofferenza con cui constatava l’impossibilità, per l’archeologia ufficiale e per le istituzioni, di porre un argine agli scavatori di frodo e ai collettori di reperti, italiani e stranieri, Marina sviluppò anche una straordinaria esperienza internazionale in collaborazione con il collega Daniel Graepler, portando in Europa, ed in particolare nei paesi di lingua germanica, il suo grido accorato di allarme, attraverso la mostra fotografica e la relativa pubblicazione, del 1993, dal titolo significativo di Fundort: unbekannt. Raubgrabungen zerstören das archäologische Erbe (e dal 1996, nella versione italiana, Provenienza sconosciuta! Tombaroli, mercanti e collezionisti: l’Italia archeologica allo sbaraglio). Per tanti studi, per tante iniziative, lei sentiva insufficienti, e non soltanto in senso fisico, gli spazi dell’Ufficio di Foggia, che negli anni ha cambiato sede più volte fruendo dell’ospitalità di Comune e Provincia, senza che si riuscisse a trovare una sede demaniale in cui poter svolgere anche iniziative di esposizione, o proposte culturali che sottraessero l’Ufficio alla sorte di semplice struttura burocratica. Solo per un breve momento, verso il 2000, si dischiuse la speranza di aver risolto l’annosa questione, quando sembrò disponibile l’ex convento di San Francesco, poi Caserma Oddone e sede del Distretto Militare, in cui avrebbe potuto trovare ospitalità anche uno specifico Nucleo dei Carabinieri per la tutela del patrimonio culturale. Venuta meno quell’illusione, Marina concentrò i suoi sforzi, e fece convergere il convinto entusiasmo dei più diversi soggetti pubblici e privati, sul piccolo immobile demaniale di piazza Federico II, dove ha trovato sede adeguata dal 2002, con la biblioteca del Centro Operativo per l’Archeologia della Daunia, quello che lei volle denominare “Ufficio Studi”, “con l’intento di evidenziare un certo spirito di servizio che anima il nostro lavoro, che supera i picchetti dei doveri istituzionali e delle esigenze personali di ricerca per offrirsi alla collettività con operazioni permanenti”, come scrisse lei stessa l’anno successivo, rivelando un sentire che sempre fu suo, nell’introduzione alla Bibliografia ragionata sulla Daunia antica di Laura Maggio, che in quegli spazi era stata in gran parte redatta. Anche all’Ufficio Studi di Foggia il nome di Marina Mazzei resta indissolubilmente legato, ma incolmabile è il vuoto in cui noi qui rimasti ci dibattiamo.

 

LA VIA INTITOLATA A SUO NOME

(Da Foggiacultura.it)

Venerdì 6 giugno 2014, il tratto stradale che collega via Romolo Caggese con viale Fortore è stato intitolato alla memoria di Marina Mazzei, illustre studiosa ed insigne archeologa foggiana prematuramente scomparsa nel 2004. Il sindaco Mongelli ed il prefetto Latella, nel corso di una toccante cerimonia, hanno sottolineato il debito di riconoscenza che la città ha nei confronti del lavoro prezioso dell’archeologa, a cui si deve l’imponente opera di studio e catalogazione del sito Tomba della Medusa e la sostanziale origine della soprintendenza ai beni culturali ed archeologici di capitanata. La scomparsa della Mazzei nell’agosto del 2004 ha rappresentato una grave perdita per l’Archeologia della Daunia che aveva in Lei un funzionario archeologo di Stato competente, vigile, scrupoloso, sensibile, costantemente impegnato nella tutela e valorizzazione del territorio. Numerosissimi i progetti realizzati nei suoi oltre 20 anni di servizio in Soprintendenza, dall’istituzione di parchi archeologici, come quello di Siponto antica e di Ascoli Satriano, alla creazione di un Centro Studi sulla Daunia antica.A ricordarla, una strada ubicata nel cuore di un’area archeologica di grande interesse per le origini di Foggia, interessata a più riprese da scavi che hanno portato alla luce resti pertinenti la presenza di villaggi trincerati, caratteristici del Neolitico del Tavoliere.

 

IL PROGETTO ALLA SUA MEMORIA

È quello cantierizzato dal Rotary Club Foggia Distretto 2120. Si chiama "Siponto antica". Per approfondirlo, eccovi il link diretto

Il Castello Edizioni

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Papa Francesco, con la sua visita a Isernia, ha solcato in maniera indelebile la storia della nostra città. Un ricordo emozionante, intenso, l’eco del quale non si è spento nei cuori e nelle menti di quanti hanno avuto il privilegio di poterlo vedere da vicino e di ascoltare il suo messaggio d’amore, speranza, fratellanza, solidarietà per i più deboli. Questo libro vuol essere un omaggio a Sua Santità e un dono per quanti, quel giorno, non hanno potuto viverlo lasciandosi trasportare dal fervido affetto di cui è stato portatore Papa Francesco. (Luigi Brasiello, Sindaco di Isernia)

 
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Il mare è di tutti. Personaggi, racconti e vite vere lo attraversano, nutrendosi di cultura o pagando lo scotto delle ingiustizie della storia. Lì è la nostra origine, lì il nostro approdo: «il tutto o il niente, come un grande mare, circonda l’isola di naufraghi che è la vita» (Fernando Pessoa).

 
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Questo secondo volume di raccolta di canzoni in dialetto foggiano completa il primo "Vernacolo in Musica" e ha ancora una volta il merito di mettere in mostra pregevoli testi dei poeti dialettali Marisa Amatruda, Osvaldo Anzivino, Alfredo Ciannameo, Giuseppe Esposto, Raffaele Lepore, Urbano Marano, Guido Mucelli, Raffaele Pagliara, Ottavio De Stefano, Amelia Rabbaglietti, Raffaele Ventura, nonché - oltre ovviamente a Sereno Labbozzetta e Alfredo Amatruda - i compositori Ferdinando e Rico Garofalo e la stessa Mariateresa Labbozzetta. Un vero patrimonio culturale che abbraccia ormai un secolo e che va aggiornato e rivalutato.

 
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Roman Jones, programmatore insoddisfatto che sogna di produrre t-shirt con i disegni da lui realizzati, il 9 agosto 2014 compirà quarant’anni. Non ha legami stabili né li ha mai cercati, ma la caccia all'autore di un sms anonimo lo condurrà a scoprire realmente chi sono le persone che lo circondano e quali sono i sentimenti che provano nei suoi confronti.

 
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Mino Capocollo nel momento della morte del padre Amleto viene a conoscenza di un terribile segreto: coloro che credeva i suoi genitori in realtà sono dei perfetti estranei

 
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In occasione del I°‭ ‬Centenario della Prima Guerra Mondiale si è voluto recuperare un episodio bellico che ne ha segnato l’incipit‭, ‬all’alba del 24‭ ‬maggio 1915‭: ‬l’affondamento‭, ‬al largo di Vieste‭, ‬del cacciatorpediniere‭ ‬‘Turbine’‭ ‬da parte dell’incrociatore austriaco Helgoland‭. 

 
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Un itinerario che va dall’Antichità agli Anni ’50-’70 del Secolo scorso sul modello di gestione della fase delicata del parto.

 
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«Per Filippo e Rita il passato, ricostruito e metabolizzato, è il punto di partenza per una nuova fase. Chi, come me, c’era confronta il proprio percorso con il loro, prova a capire cosa si è perso o guadagnato, cosa è stato importante o secondario, cosa è rimasto uguale o è cambiato. I più giovani, nati negli anni dell’innovazione tecnologica, rimarranno sorpresi per le numerose domande che questo scritto genererà soprattutto in loro, che prima non c’erano. A tutti voi che vi apprestate a gustare queste pagine lievi, un avvertimento: sentirete forte la voglia di cercare al più presto qualche risposta. Non datevene troppe: le troverete semplicemente vivendo».

 
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Il concorso letterario “Premio Lupo” nasce nel 2006 su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Roseto Valfortore (FG), quando, al fine di generare novelle da utilizzarsi per la realizzazione di cortometraggi, si ritenne di promuovere un concorso letterario. Perché “Premio Lupo”? Si è voluto intestare il concorso al lupo, abitante supremo, austero e intelligente di questo territorio, in ragione di una comunanza rappresentativa delle diverse realtà presenti sui Monti Dauni (30 comuni).

 
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Poteri forti, fortissimi, che muovono soldi, faccendieri e barbe finte, che decidono le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno potere di vita e di morte. Un intrigo tutto italiano che ha sullo sfondo l’ombra della mafia siciliana. Personaggi di primo piano della Prima Repubblica, rimasti più o meno nascosti, muovono le pedine su uno scacchiere alla cui base ci sono potere e petrolio; figure importanti, poi annoverate tra i martiri dello Stato, mostrano un’altra faccia e intellettuali considerati tutti d’un pezzo si lasciano condizionare da un padrone o dal denaro. Un testimone importante viene ignorato, con molta probabilità conosceva una parte della storia che è rimasta segreta e che forse lo rimarrà per sempre.

 
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Da Parini all'Alfieri, da Leopardi a Carducci, a Pascoli, D'Annunzio, Gozzano, Ungaretti, Novaro: ecco cosa ci "mostrano", attraverso la Grafologia, alcuni grandi autori della Letteratura

 
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Cosa spinge una persona a scrivere del proprio paese? Senz’altro l’amore che nutre per la sua comunità dove è nato, cresciuto e continua, pur con grandi sacrifici, a vivere. Ma non è solo questo.

 
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La pittura, in tutte le sue espressioni, rappresenta il linguaggio comune di tutte le arti attraverso il tempo della creatività umana. Se osserviamo i grandi capolavori, ci rendiamo conto che in essi troviamo tante suggestioni, emozioni, ricordi, nonché un forte senso di compattezza, una costante circolazione di idee sempre innovative e una enorme quantità di modelli figurativi...

 
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Le diverse forme intellettuali della cultura moderna sono debitrici verso la grande esperienza della civiltà antica. Eppure, il modello culturale a centralità umanistica viene ripetutamente esposto al rischio di essere emarginato dalla scuola, poi dall’università, e infine dalla coscienza comune della nazione.

 
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di Cristoforo Pomara

Un viaggio tra fede e razionalità, tra trattati di medicina e perquisizioni della storia. Perché, come diceva Indro Montanelli, «in America Latina e in Italia, le storie migliori sono sepolte insieme alla verità».

 
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di Michele Sisbarra

Dopo le raccolte di poesie, l’autore decide di cimentarsi con un lungo racconto su un tema mai così attuale come quello dell’amore tra un uomo e un donna vittima della violenza che tante donne spesso subiscono e la difficoltà ad emanciparsi dall’aguzzino. L’incontro, in una di “quelle parti del Sud che ti colorano l’anima rendendola gaudente tra le mille difficoltà di vite aspre” dell’amore adolescenziale al quale lei si aggrappa per fuggire dalla prigione.

 
Il Maestro Rotelli

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Il Maestro Rotelli

di a cura di Rosa Labriola

ù"Il Maestro Rotelli" vuole essere un omaggio ad un conterraneo artigiano del linguaggio, ad un’artista del verso che, come altri della sua generazione, scrive per dovere morale. È concepito per celebrare l’eclettismo, la mitopoiesi e soprattutto l’onestà e il coraggio di un poeta e di un uomo d’altri tempi, vissuto a Torremaggiore.

 
I miti dei mitici alunni della I D

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di AA.VV.

«So che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio d’immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori».

Italo Calvino

 

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Il singhiozzo dell'albero assetato

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Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

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di Antonio Blasotta

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Storia della Letteratura Latina

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Storia della Letteratura Latina

di Giovanni Cipriani

Una letteratura che non porti visibili i segni dell’evoluzione culturale di un popolo (in termini di ideologie, religioni, folclore, ambiente, architettura, arte e lingua) equivale - ci si perdoni il gioco di parole - a una letteratura ‘senza storia’. È indispensabile, dunque, ‘tornare indietro’ a sentire le voci di quegli uomini, senza penalizzanti distinzioni o esclusioni, e a percepire le loro ansie in termini di imitatio e aemulatio, prima di godere in piena consapevolezza della loro conseguita coscienza di impegnati esponenti culturali e prima di indagare le cause del loro successo fino a noi.

 
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di P. Grillo, V.M.V. Francillotti, F. Del Vecchio

Viviamo in mezzo alle storie e bisogna raccontarle bene, con rispetto. E’ un compito civile, come quello del panettiere qua sotto. Io ho bisogno di lui e lui di me. Gli uomini hanno bisogno di storie. non soltanto per trasmettere sapere. Ogni storia è la custodia della speranza che questa vita non sia l’unica, che se uno volesse potrebbe avere un’esistenza differente. 

 
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di Michele Sepalone

Un fotoracconto di Foggia, dei suoi cittadini e dei momenti salienti che la città ha vissuto negli ultimi anni. Dai paesaggi di rara bellezza, all'impegno civico, al mondo della cultura e del teatro, Sepalone racconta attraverso i suoi scatti cos'è Foggia attraverso le sue infinite sfaccettature

 
Donne del Mediterraneo

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di AA.VV.


Il mare nostrum è bacino di miti, che viaggiano nel tempo e nello spazio. Veleggiando sulle ali del mito, celebri eroine toccano approdi lontani, attraversando terree culture del Mediterraneo.

 
Verba puerpera

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Verba puerpera

di Giovanni Cipriani

 


L’inventario delle situazioni che controllano il momento del parto in Roma antica si sostanzia in uno stupefacente deposito di superstizioni e di ricette, in cui la magia spadroneggia con i suoi principi di carattere analogico e simpatetico e di cui il folklore locale conserva vivida traccia; non mancano altresì le specifiche ‘parole del parto’, connotate - ieri come oggi - da un sofferto intreccio di paura e di fede, com’è naturale nei delicati ‘riti di passaggio’.

 
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di Gioacchino Rosa Rosa

«Quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita  nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta». Olivier Clerc, "Storia di una ranocchia"

 
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di Aa.Vv.

Il libro racchiude gli abstract forniti dai medici partecipanti al convegno omonimo, in programma il 19 e 20 marzo 2015 presso l'Aula Magna "Valeria Spada" dell'Università Degli Studi di Foggia.

 
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La storia d’amore tra Mattia e Carol è sconvolta da un evento lieto ma allo stesso tempo tragico, che ne cambierà radicalmente la vita sentimentale. Solo grazie alla forza della speranza e al loro grande amore i due protagonisti riusciranno ad affrontare e superare le avversità della vita.

 
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Quattro ragazzi che insieme, con i loro strumenti, hanno suonato in tre continenti e condiviso il palcoscenico con alcune delle più famose band mondiali riescono a portare oltre 200 giovani in Terra Santa. Otto giorni di meraviglia, amicizia e nuove consapevolezze trascorsi in uno dei luoghi più ricchi di Storia del pianeta vengono raccontati con ironia e profondità riflessiva nelle pagine di questa graphic novel.

 
Premio Lupo, Rassegna di pittura

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di AA.VV.

«La pittura è un viaggio circolare, nel labirinto dell’anima, dell’ispirazione, dell’espressione che ci regala libertà di stimoli e sensazioni, ci proietta nella dimensione poetica avvincente, che ci avvince ogni giorno», scrive Lina Franza nella presentazione di questo catalogo che raccoglie le opere artistiche per la prima volta in consorso al "Premio Lupo", giunto alla sua settima edizione.

 
I racconti del cortile

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I racconti del cortile

di Alberto Mangano

 Quanto tempo abbiamo trascorso sotto casa, chi in un cortile, chi in mezzo alla strada! Quante giornate ci son sembrate noiose perché esattamente l’una uguale all’altra! Eppure proprio quelle giornate sono risultate fondamentali per la nostra crescita, quella che ci ha permesso di arrivare ad essere come quegli adulti che allora osservavamo con distacco e ammirazione al tempo stesso.

 
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Risonanze

di AA.VV.

"Risonanze" è finalizzato allo studio delle forme di presenza dei miti classici nelle letterature di età successive, come anche nelle arti figurative e nella musica.

 
Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

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Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

di Marisa Squillante

Nel volume rifluiscono sette studi che indagano testi legati da un comune filo conduttore, costituito dalla riflessione sul massiccio riuso del classico operato, in modalità differenti, dai secoli della tarda antichità e dell’alto Medioevo.

 
Maria, la canzone triste

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Maria, la canzone triste

di Sofia Pia Annarelli

 «Maria, la canzone triste sviluppa, senza lamentosi pietismi, la vicenda di Maria, orfana di una giovane coppia morta durante la strage di Capaci, rimasta segnata nel fisico e nell’animo, e della sua crescita verso una sofferta consapevolezza di sé. Quello che sorprende è il modo con cui Sofia Pia Annarelli modula lo stile con l’alternare vari piani narrativi e registri stilistici e con un’attenta contestualizzazione della storia» (Mariolina Cicerale).

 
Il Foggia del '76

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Il Foggia del '76

di Giuseppe Baldassarre - Domenico Carella

«Di quel campionato vinto dal Foggia di Balestri ricordo due promettenti giovani della primavera: Corrado Tamalio, lanciato in casa contro la Reggiana, che fece esplodere lo Zaccheria con un gol superbo all’esordio, e Moreno Grilli, che firmò a La Favorita il gol che valse l’1-1 contro il Palermo. Due ragazzi, Tamalio e Grilli, che Roberto Balestri aveva allevato con la mollichella al Florio, centro di allenamento della formazione Primavera. Entrambi hanno fatto una buona carriera e io li ricordo con molto affetto».

 

 
Quattro amici al bar

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Quattro amici al bar

di Domenico Farina

20 anni di vita politica a Cerignola e in Capitanata, senza trascurare una dimensione più ampia: quella regionale e quella nazionale vissute con i protagonisti di allora.

 
Premio Lupo 2014

Prezzo di vendita 25,00

Premio Lupo, settima edizione

di AA.VV.

«Alla giuria del premio letterario quest’anno sono arrivati 75 racconti e 36 dipinti per raffigurare “paesaggi, monumenti, luoghi, persone dell’Appennino Dauno”. Nel passato il Premio Lupo ha registrato la partecipazione di oltre 700 scrittori di tutta Italia: mille racconti e 6 milioni di parole per raccontare i Monti Dauni e per parlare di lui, il nostro lupo pre-appenninico, descrivere un singolare paesaggio umano in un territorio ricco di cultura e di antichissima storia» (Giuseppe Trincucci, presidente della Commissione del Concorso Letterario)

 
Per sempre Zaccheria

Prezzo di vendita 15,00

Per sempre Zaccheria

di Pino Autunno

Curioso che uno stadio di calcio ricordi un pioniere del basket locale. Accade a Foggia con Pino Zaccheria, morto al fronte in Albania il 4 aprile del ’41 durante il secondo conflitto bellico, ed alla cui memoria è stato intitolato l’impianto di viale Ofanto nel 1946. In molti lo hanno ribattezzato Zac, forse per un vezzo, forse per rimarcare che nel glorioso ground di via Ascoli inaugurato il 22 novembre del ’25 ed ormai prossimo ai 90 anni si sono disputate epiche battaglie. E che spesso gli avversari ci hanno rimesso le penne. Trafitti dalle acuminate lame degli irriducibili nero-rossi di Capitanata. Zac!

 
La riconquista di Roma

Prezzo di vendita 20,00

La riconquista di Roma

di Francesco Bochicchio

Ecco come la nostra nazione e la sua storia possono essere paragonate alla vita di un qualunque adolescente che affronta il suo processo di crescita, ossia la ricerca di se stesso per affermarsi ed emanciparsi.

 

Prezzo di vendita 20,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di AA.VV.

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.