Domenica 04 Dicembre 2016

Almanacco dauno

Oggi, 22 agosto 1934, Ungaretti, con i suoi versi, elegge le fosse granarie di Foggia a Monumento nazionale

Oggi, 22 agosto 1934, Ungaretti, con i suoi versi, elegge le fosse granarie di Foggia a Monumento nazionale

Giuseppe Ungaretti

Oggi, 22 Agosto del 1934, iil poeta Giuseppe Ungaretti scrive i versi "Il piano delle fosse" interamente dedicati a Foggia. Vi si legge che «nessun luogo avrebbe più diritto d'esser chiamato Monumento nazionale»*

 

(dall'Agenda 2014 della Fondazione Banca del Monte di Foggia. Progetto editoriale: Filippo Santigliano. Ricerca e testi: Davide Grittani. Editing e curatela: Saverio Russo, Filippo Santigliano)

 

LE FOSSE GRANARIE DI FOGGIA

(di Raffaele De Seneen - da Manganofoggia.it)

C'era una volta a Foggia, ed è proprio il caso di dirlo, il Piano delle fosse. Si estendeva dalla zona che va dall'attuale Piazza San Francesco alla Chiesa di San Giovanni Battista. Così ne parlava il poeta Giuseppe Ungaretti in un suo scritto dato a Venosa il 22 agosto 1934:

"Piazza ovale che non finisce più, d'una strana potenza. E' tutta sparsa di gobbe, sconvolta, secca, accesa di polvere. Da un lato la chiude una fila di carri obliqui sulle ruote nelle profondità dei quali i fichi d'india messi in mostra fanno come un mosaico con i loro colori gelati. Grandi scommesse a chi ne mangerà di più, e c'è chi arriva a mandarne giù anche cento. Mi sono avvicinato ad una delle tante gobbe. Dietro aveva come le altre una piccola lapide. Smossa la terra, tolte le assicelle apparse sotto s'è aperto un pozzo e dentro s'alza un monte di grano. Questa piazza a perdita d'occhio nasconde dunque l'uno accanto all'altro un'infinità di pozzi, conserva il grano della provincia che ne produce 3.000.000 di quintali e più. Altro che grotta di Alì Babà. Ho visto cose antiche, nessuna m'è sembrata più antica di questa, e non solo perchè forse il Piano c'era prima di Foggia stessa, come fa credere la curiosa analogia fra "Foggia" e "fossa", ma questo alveare sotterraneo colmo di grano mi riconduce a tempi patriarcali, quando sopraggiungeva un arcangelo a mostrare a un uomo un incredibile crescere e moltiplicarsi di figli e di beni. Nessun luogo avrebbe più diritto d'essere dichiarato Monumento Nazionale".

 E infatti, questo non è mai avvenuto. L'incultura, la stupidità, la smania di modernismo, l'ingordigia di guadagni leciti e illeciti che il "mattone" procura quando soffoca la storia, da parte delle classi dirigenti della nostra città, l'indifferenza, la scarsa propensione a ribellarsi della nostra gente, il lasciarsi scivolare tutto addosso: "Campa oggi che viene domani" e, penso anche una punta di scientifico masochismo, studiato a tavolino, perchè non è l'unico caso anche se il più emblematico forse, hanno fatto tabula rasa di quel potenziale Monumento Nazionale, unico nel suo genere, direi, almeno per la sua grandezza e la sua datazione storica. Eppure quell'espressione di stupore, apprezzamento ed amore del poeta Ungaretti era del 1934, quando tutto era ancora intatto, e da allora, se non sbaglio è trascorso oltre un decennio prima che si compisse lo scempio. Quanto mi costa dover riflettere in questi termini verso la mia gente e la mia città. Nessuno ha letto, nessuno ha saputo o voluto leggere, tutti ipocriti analfabeti. E' pur vero che nel 2002 il Rotary Club Foggia "U. Giordano" in collaborazione con il patrocinio della Camera di Commercio e della civica amministrazione ha dedicato il suo 3° concorso di idee - Architetture per Foggia al tema "Quale futuro per il piano delle fosse" con l'intento di stimolare un'operazione di recupero almeno parziale. Il concorso ha riscosso entusiastiche adesioni, i progetti sono stati presentati, esposti, premiati il primo ed il secondo, ma dopo, tutto è rimasto nei cassetti. Ciò che resta di quel che fu è un'unica fossa rinvenuta casualmente proprio sul sagrato della chiesa di San Giovanni B., e proprio lo stesso Rotary, se non erro, ha provveduto a dargli un minimo di dignità circondandola con una base di pietra, coprendola con una lastra di vetro, ecc. Competeva poi alla civica amministrazione tenerne cura e valorizzarla. Figuratevi!! Recinto divelto, erbacce che fuoriescono dalla copertura in vetro che ormai non consente di vedere più niente e da sempre assente una targa per far capire di che si tratta. A Foggia siamo abituati ad addebitare la mancanza di riferimenti storici cittadini al terremoto del 1731, all'incendio del Municipio nel periodo postunitario, ai bombardamenti dell'agosto 1943, è vero, ma l'uomo non si è risparmiato di dargli una mano. E mentre una generazione distrugge tracce e testimonianze storiche, ma nel contempo produce libri, convegni e tavole rotonde su quello che hanno distrutto le precedente, la successiva niente impara, ricalca e copia. Ho l'impressione che sia un gioco che io mi sforzo di capire ma di cui non hanno spiegato le regole.

 Ritorniamo ai ricordi, e voglio offrirvi quel che di più puntuale e preciso, certosino direi, ho trovato a proposito delle Fosse. E' un articolo a firma di Antonio Ventura pubblicato sul giornale locale QUI FOGGIA in data 26 ottobre 1983. Il titolo è ECCO COS'ERA IL"PIANO DELLE FOSSE"-Attorno alla conservazione del raccolto di grano ruotavano una notevole organizzazione e forti interessi economici. "Non vi è nell'universo una piazza più ricca di quella chiamata le fosse del grano ove in tante cisterne conservasi immensa quantità di frumento, che forma la ricchezza della Provincia e talvolta la sussistenza di buona parte del Regno". Così, nel 1818, Giuseppe Ceva Grimaldi descriveva, nel ITINERARIO DA NAPOLI A LECCE, il vasto piano delle fosse di Foggia, detto anche "Piano della Croce", che nell'economia agricola cittadina ha svolto un ruolo fondamentale sino a circa il 1930, perchè è stato contemporaneamente deposito e mercato di buona parte della produzione cerealicola del Mezzogiorno continentale. Era compreso in quel vastissimo spiazzo sterrato, di forma triangolare, che aveva il vertice nel Largo S. Eligio e la base nella zona attualmente occupata dal primo isolato INGIS. Tutto il piano conteneva più di mille fosse, magazzini sotterranei scavati a forma di pozzo, della profondità da 5 a 11 metri circa e dalla capacità da 300 a 3.000 tomoli (da 165,9 a 1659 ettolitri); per ciascuna di esse c'era un cippo di pietra bianca di Apricena detto titilo sul quale era inciso, insieme al numero progressivo, il nome e cognome del proprietario. L'apertura di ogni fossa era a livello del suolo: una volta riempita di grano fino quasi all'orlo, si versava sopra uno strato di polvere di calce che poi veniva bagnato in modo da formare una crosta. I granelli in superficie germogliavano, ma morivano subito ed il grano, all'interno, si conservava per lunghi anni. Una volta riportata la terra sull'imboccatura, preventivamente coperta con un tavolato, non si scorgeva più nessuna traccia della fossa, tranne il cippo. Il 19 marzo 1725, per organizzare, sulla base di precise norme, il lavoro di deposito e prelievo dei cereali, il governo Borbonico emanò un decreto che costituiva l'ISTITUTO del piano delle fosse e contemporaneamente istituiva la Camera degli sfossatori del piano, la quale era articolata in due compagnie: la S. Rocco e la S. Stefano. Ambedue avevano nel proprio organico: due caporali, quattro sottocaporali, uno scrivano con funzioni di segretario-cassiere, ed un numero variabile di sfossatori. Sui primi ricadeva la resposabilità di mantenere la disciplina tra le squadre e di coordinare i lavori; era consentito a loro di infliggere, a chi commetteva infrazioni, delle multe, dette pepe, e, addirittura, nei casi più gravi, potevano anche sospendere dal lavoro, applicando la così detta lassata. Ogni anno, nel mese di maggio, i massari di campo, riuniti sotto la presidenza del Sindaco, provvedevano ad eleggere i "dirigenti" del Piano delle fosse, cioè i Deputati del piano, i quali avevano l'obbligo di sorvegliare il lavoro delle due compagnie e di controllare che nulla impedisse o rallentasse il normale corso dei servizi di deposito e di prelevamento dei cereali. Insieme con i Deputati, venivano anche eletti a vita, i caporali, i sottocaporali e gli scrivani che fossero venuti a mancare nel corso dell'anno precedente. Quando, verso la metà di luglio, nei campi erano stati portati a termine i lavori di mietitura, lunghe file di carretti trasportavano il raccolto a Foggia, dove i sottocaporali, già da tempo, avevano provveduto a far rimuovere i tavoloni che ricoprivano le fosse, in modo da potervi versare facilmente dentro i cereali. Il canone di ogni fossa ammontava a 4 ducati. Per quanto riguarda la loro struttura, erano rivestite, internamente, di mattoni, il diametro dell'imboccatura sino a due metri di profondità oscillava tra metri 1,20 e 1,30, per raggiungere poi, i 6 o 7 metri di larghezza. Non avevano tutta la stessa capacità e gli sfossatori le distingevano l'una dall'altra con nomi originali: la più grande, situata di fronte a Porta Grande, era capace di 4.000 tomoli di grano ed era denominata Santa Barbara; altre, più piccole, si chiamavano la Ciciarella, la Puzzolente, la Caracciolo, la S. Stefano, ecc. Quando, in occasione di una vendita di frumento, bisognava svuotare una fossa, si procedeva, prima, a liberare l'ingresso dal cumulo di terra e dal tavolato che lo copriva; la si lasciava, quindi aperta per circa mezz'ora, in modo da evitare possibili casi di asfissia, e solo allora i tiratori calavano giù con i panari il vasciaiuolo, che li riempiva e li faceva tirare in superficie, dove il misuratore provvedeva a riempire il mezzetto - misura di capacità corrispondente a mezzo tomolo - che prima pareggiava con una stecca di legno - chiamata rasola - e versava poi nel sacco che due garzoni tenevano aperto accanto a lui. Il lavoro manuale di esportazione veniva compiuto dai tiratori, sotto il controllo del caporale che badava a contare i mezzetti, snocciolando i grani di una corona. Finita questa operazione, gli aiutanti o alcuni avventizi chiamati scagni, provvedevano a caricare i sacchi sui carri che li trasportavano a destinazione. Tutti i contratti di vendita che potevano essere a mezzetto piantato ed a fossa girata, secondo che il contenuto della fossa venisse acquistato e trasportato in unica soluzione o meno, dovevano essere annotati su un registro, contrassegnato in ogni suo foglio da un timbro o firma del Sindaco. Questo piccolo universo di leggi, di modi particolari, di specializzazioni e di tradizioni finì, quando con la costruzione dei silos, decadde l'utilità delle fosse. Qui termina il puntuale ed esaustivo articolo di Antonio Ventura e penso sia lecito anche alla normalità dell'uomo comune chiedersi come mai sia stato possibile rimanere indifferenti dinanzi alla completa distruzione di questo microcosmo; non è forse ipotizzabile che nel tempo lo si conservasse nella sua interezza, ma un pezzetto, una traccia, almeno quello.

Comunque, per chi vuol farsene un'idea, basta visitare quello che delle fosse granarie è stato salvato a Cerignola. Un consiglio: dopo averle ben guardate, chiudete gli occhi e provate ad immaginare quel sito in attività, con uomini che scendevano nelle viscere della terra e oro di Capitanata che sgorgava fuori, mentre in superficie un brulicare di gente impegnata in cento diverse attività, sfossatori, carrettieri, mediatori, compratori e in sottofondo una "colonna sonora" fatta di voci, grida, richiami, transazioni, bestemmie e lazzi che solo alle nostre orecchie di foggiani potrebbero risultare come una dolce musica antica, forse una ninnananna. L'uso delle fosse granarie era in uso in molte grosse cittadine della Capitanata, e tempo fa ho scoperto che presso una grossa masseria costruita fra la fine del 1700 e gli inizi del 1800, situata fra l'agro di Foggia e Lucera, ve ne erano due, attualmente ancora in funzione ed utilizzate. 1) Le due compagnie di sfossatori facevano riferimento rispettivamente alla chiesa di S. Rocco, quella che è ancora in via Della Repubblica, ed alla chiesa di Santo Stefano, meglio conosciuta come Santo Stefano de' Ferri, costruita fra il 1200 e il 1300 poco avanti l'attuale chiesa di San Giovanni Battista, poi ricostruita, prima metà 1600, nello stesso sito ed infine demolita e nuovamente eretta (1839-1842) lì dove attualmente trovasi in via Giovanni Urbano. ".... restando inclusa l'Ecclesia di San Giovanni per passi 21 dentro detto Tratturo dal solco sinistro et escludendosi dal solco destro per 3 passi l'Ecclesia nuovamente eretta di S/to Stefano con una camera terranea annessa a detta schiesa, per qual s'affitta, dove suol farsi la ferraria, situata dentro lo Tratturo, che vien da Ponte di Cervaro a Foggia. Nella relatione del quale perchè non sta fatta mentione di detta chiesa e ferraria, si è notata in questa" (Dagli atti della Reintegra dei Tratturi Reggente Ettore Capecelato - Anno 1651)

 "Si rileva che in detta chiesa vi era un solo altare, che la Compagnia di S. Stefano, composta dagli sfossatori, , addetta alle operazioni per la conservazione e la custodia dei cereali nelle fosse del Piano della Croce, faceva celebrare la S. Messa nei giorni festivi ed ogni anno celebrava la sua festa del suo Santo Titolare" (Dagli atti della S. Visita di Mons. Sebastaino Sorrentino - Anno 1665)

Infine, voglio ricordare che fra fra gli attrezzi utilizzati dagli sfossatori, oltre al mezzetto e alla rasola, vi era la lanterna per controllare l'ossigenazione della fossa e la lancia per il prelievo dei campioni per saggiare il grado di umidità e la percentuale di impurezze contenute nel grano, era formata da una lunga asta alla cui cima era fissato una cono metallico capovolto, vuoto e privo di base, di modo che l'attrezzo una volta lanciato nella massa veniva estratto con il cono colmo di prodotto.

Il Castello Edizioni

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Una letteratura che non porti visibili i segni dell’evoluzione culturale di un popolo (in termini di ideologie, religioni, folclore, ambiente, architettura, arte e lingua) equivale - ci si perdoni il gioco di parole - a una letteratura ‘senza storia’. È indispensabile, dunque, ‘tornare indietro’ a sentire le voci di quegli uomini, senza penalizzanti distinzioni o esclusioni, e a percepire le loro ansie in termini di imitatio e aemulatio, prima di godere in piena consapevolezza della loro conseguita coscienza di impegnati esponenti culturali e prima di indagare le cause del loro successo fino a noi.

 
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«La pittura è un viaggio circolare, nel labirinto dell’anima, dell’ispirazione, dell’espressione che ci regala libertà di stimoli e sensazioni, ci proietta nella dimensione poetica avvincente, che ci avvince ogni giorno», scrive Lina Franza nella presentazione di questo catalogo che raccoglie le opere artistiche per la prima volta in consorso al "Premio Lupo", giunto alla sua settima edizione.

 
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 Quanto tempo abbiamo trascorso sotto casa, chi in un cortile, chi in mezzo alla strada! Quante giornate ci son sembrate noiose perché esattamente l’una uguale all’altra! Eppure proprio quelle giornate sono risultate fondamentali per la nostra crescita, quella che ci ha permesso di arrivare ad essere come quegli adulti che allora osservavamo con distacco e ammirazione al tempo stesso.

 
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"Risonanze" è finalizzato allo studio delle forme di presenza dei miti classici nelle letterature di età successive, come anche nelle arti figurative e nella musica.

 
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La pittura, in tutte le sue espressioni, rappresenta il linguaggio comune di tutte le arti attraverso il tempo della creatività umana. Se osserviamo i grandi capolavori, ci rendiamo conto che in essi troviamo tante suggestioni, emozioni, ricordi, nonché un forte senso di compattezza, una costante circolazione di idee sempre innovative e una enorme quantità di modelli figurativi...

 
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Premio Lupo, settima edizione

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«Alla giuria del premio letterario quest’anno sono arrivati 75 racconti e 36 dipinti per raffigurare “paesaggi, monumenti, luoghi, persone dell’Appennino Dauno”. Nel passato il Premio Lupo ha registrato la partecipazione di oltre 700 scrittori di tutta Italia: mille racconti e 6 milioni di parole per raccontare i Monti Dauni e per parlare di lui, il nostro lupo pre-appenninico, descrivere un singolare paesaggio umano in un territorio ricco di cultura e di antichissima storia» (Giuseppe Trincucci, presidente della Commissione del Concorso Letterario)

 
Il Foggia del '76

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di Giuseppe Baldassarre - Domenico Carella

«Di quel campionato vinto dal Foggia di Balestri ricordo due promettenti giovani della primavera: Corrado Tamalio, lanciato in casa contro la Reggiana, che fece esplodere lo Zaccheria con un gol superbo all’esordio, e Moreno Grilli, che firmò a La Favorita il gol che valse l’1-1 contro il Palermo. Due ragazzi, Tamalio e Grilli, che Roberto Balestri aveva allevato con la mollichella al Florio, centro di allenamento della formazione Primavera. Entrambi hanno fatto una buona carriera e io li ricordo con molto affetto».

 

 
Da quel momento in poi...

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«Per Filippo e Rita il passato, ricostruito e metabolizzato, è il punto di partenza per una nuova fase. Chi, come me, c’era confronta il proprio percorso con il loro, prova a capire cosa si è perso o guadagnato, cosa è stato importante o secondario, cosa è rimasto uguale o è cambiato. I più giovani, nati negli anni dell’innovazione tecnologica, rimarranno sorpresi per le numerose domande che questo scritto genererà soprattutto in loro, che prima non c’erano. A tutti voi che vi apprestate a gustare queste pagine lievi, un avvertimento: sentirete forte la voglia di cercare al più presto qualche risposta. Non datevene troppe: le troverete semplicemente vivendo».

 
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Il mare nostrum è bacino di miti, che viaggiano nel tempo e nello spazio. Veleggiando sulle ali del mito, celebri eroine toccano approdi lontani, attraversando terree culture del Mediterraneo.

 
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Dopo le raccolte di poesie, l’autore decide di cimentarsi con un lungo racconto su un tema mai così attuale come quello dell’amore tra un uomo e un donna vittima della violenza che tante donne spesso subiscono e la difficoltà ad emanciparsi dall’aguzzino. L’incontro, in una di “quelle parti del Sud che ti colorano l’anima rendendola gaudente tra le mille difficoltà di vite aspre” dell’amore adolescenziale al quale lei si aggrappa per fuggire dalla prigione.

 
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L’inventario delle situazioni che controllano il momento del parto in Roma antica si sostanzia in uno stupefacente deposito di superstizioni e di ricette, in cui la magia spadroneggia con i suoi principi di carattere analogico e simpatetico e di cui il folklore locale conserva vivida traccia; non mancano altresì le specifiche ‘parole del parto’, connotate - ieri come oggi - da un sofferto intreccio di paura e di fede, com’è naturale nei delicati ‘riti di passaggio’.

 
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Viviamo in mezzo alle storie e bisogna raccontarle bene, con rispetto. E’ un compito civile, come quello del panettiere qua sotto. Io ho bisogno di lui e lui di me. Gli uomini hanno bisogno di storie. non soltanto per trasmettere sapere. Ogni storia è la custodia della speranza che questa vita non sia l’unica, che se uno volesse potrebbe avere un’esistenza differente. 

 
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20 anni di vita politica a Cerignola e in Capitanata, senza trascurare una dimensione più ampia: quella regionale e quella nazionale vissute con i protagonisti di allora.

 
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La storia d’amore tra Mattia e Carol è sconvolta da un evento lieto ma allo stesso tempo tragico, che ne cambierà radicalmente la vita sentimentale. Solo grazie alla forza della speranza e al loro grande amore i due protagonisti riusciranno ad affrontare e superare le avversità della vita.

 
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Il libro racchiude gli abstract forniti dai medici partecipanti al convegno omonimo, in programma il 19 e 20 marzo 2015 presso l'Aula Magna "Valeria Spada" dell'Università Degli Studi di Foggia.

 
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di Alfredo Amatruda - Sereno Labbozzetta

Questo secondo volume di raccolta di canzoni in dialetto foggiano completa il primo "Vernacolo in Musica" e ha ancora una volta il merito di mettere in mostra pregevoli testi dei poeti dialettali Marisa Amatruda, Osvaldo Anzivino, Alfredo Ciannameo, Giuseppe Esposto, Raffaele Lepore, Urbano Marano, Guido Mucelli, Raffaele Pagliara, Ottavio De Stefano, Amelia Rabbaglietti, Raffaele Ventura, nonché - oltre ovviamente a Sereno Labbozzetta e Alfredo Amatruda - i compositori Ferdinando e Rico Garofalo e la stessa Mariateresa Labbozzetta. Un vero patrimonio culturale che abbraccia ormai un secolo e che va aggiornato e rivalutato.

 
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di G. Cipriani - G.M. Masselli - R. Verdone

Un itinerario che va dall’Antichità agli Anni ’50-’70 del Secolo scorso sul modello di gestione della fase delicata del parto.

 
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Per sempre Zaccheria

di Pino Autunno

Curioso che uno stadio di calcio ricordi un pioniere del basket locale. Accade a Foggia con Pino Zaccheria, morto al fronte in Albania il 4 aprile del ’41 durante il secondo conflitto bellico, ed alla cui memoria è stato intitolato l’impianto di viale Ofanto nel 1946. In molti lo hanno ribattezzato Zac, forse per un vezzo, forse per rimarcare che nel glorioso ground di via Ascoli inaugurato il 22 novembre del ’25 ed ormai prossimo ai 90 anni si sono disputate epiche battaglie. E che spesso gli avversari ci hanno rimesso le penne. Trafitti dalle acuminate lame degli irriducibili nero-rossi di Capitanata. Zac!

 
Il Maestro Rotelli

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Il Maestro Rotelli

di a cura di Rosa Labriola

ù"Il Maestro Rotelli" vuole essere un omaggio ad un conterraneo artigiano del linguaggio, ad un’artista del verso che, come altri della sua generazione, scrive per dovere morale. È concepito per celebrare l’eclettismo, la mitopoiesi e soprattutto l’onestà e il coraggio di un poeta e di un uomo d’altri tempi, vissuto a Torremaggiore.

 
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di AA.VV.

Il mare è di tutti. Personaggi, racconti e vite vere lo attraversano, nutrendosi di cultura o pagando lo scotto delle ingiustizie della storia. Lì è la nostra origine, lì il nostro approdo: «il tutto o il niente, come un grande mare, circonda l’isola di naufraghi che è la vita» (Fernando Pessoa).

 
I miti dei mitici alunni della I D

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I miti dei mitici alunni della I D

di AA.VV.

«So che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio d’immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori».

Italo Calvino

 
Grafologia e Letteratura

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Grafologia e Letteratura

di Mario D'Ascanio

Da Parini all'Alfieri, da Leopardi a Carducci, a Pascoli, D'Annunzio, Gozzano, Ungaretti, Novaro: ecco cosa ci "mostrano", attraverso la Grafologia, alcuni grandi autori della Letteratura

 
TraPassato&Presente

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di AA.VV.

Le diverse forme intellettuali della cultura moderna sono debitrici verso la grande esperienza della civiltà antica. Eppure, il modello culturale a centralità umanistica viene ripetutamente esposto al rischio di essere emarginato dalla scuola, poi dall’università, e infine dalla coscienza comune della nazione.

 
Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

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Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

di Marisa Squillante

Nel volume rifluiscono sette studi che indagano testi legati da un comune filo conduttore, costituito dalla riflessione sul massiccio riuso del classico operato, in modalità differenti, dai secoli della tarda antichità e dell’alto Medioevo.

 

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Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di AA.VV.

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Ricordare...

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Ricordare...

di Claudia Di Dio

Cosa spinge una persona a scrivere del proprio paese? Senz’altro l’amore che nutre per la sua comunità dove è nato, cresciuto e continua, pur con grandi sacrifici, a vivere. Ma non è solo questo.

 
Viaggio nella terra degli ultimi

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di AA.VV.

Papa Francesco, con la sua visita a Isernia, ha solcato in maniera indelebile la storia della nostra città. Un ricordo emozionante, intenso, l’eco del quale non si è spento nei cuori e nelle menti di quanti hanno avuto il privilegio di poterlo vedere da vicino e di ascoltare il suo messaggio d’amore, speranza, fratellanza, solidarietà per i più deboli. Questo libro vuol essere un omaggio a Sua Santità e un dono per quanti, quel giorno, non hanno potuto viverlo lasciandosi trasportare dal fervido affetto di cui è stato portatore Papa Francesco. (Luigi Brasiello, Sindaco di Isernia)

 
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di G. Cipriani - A. Tedeschi - V. Vescera

In occasione del I°‭ ‬Centenario della Prima Guerra Mondiale si è voluto recuperare un episodio bellico che ne ha segnato l’incipit‭, ‬all’alba del 24‭ ‬maggio 1915‭: ‬l’affondamento‭, ‬al largo di Vieste‭, ‬del cacciatorpediniere‭ ‬‘Turbine’‭ ‬da parte dell’incrociatore austriaco Helgoland‭. 

 
Fortunato, anatomia di un Santo

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di Cristoforo Pomara

Un viaggio tra fede e razionalità, tra trattati di medicina e perquisizioni della storia. Perché, come diceva Indro Montanelli, «in America Latina e in Italia, le storie migliori sono sepolte insieme alla verità».

 
Un invito, poi un viaggio

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di Alessia Roberta Scopece

Quattro ragazzi che insieme, con i loro strumenti, hanno suonato in tre continenti e condiviso il palcoscenico con alcune delle più famose band mondiali riescono a portare oltre 200 giovani in Terra Santa. Otto giorni di meraviglia, amicizia e nuove consapevolezze trascorsi in uno dei luoghi più ricchi di Storia del pianeta vengono raccontati con ironia e profondità riflessiva nelle pagine di questa graphic novel.

 
Vaffankulo Bridget Jones

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di Alessandro Maselli del Giudice

Roman Jones, programmatore insoddisfatto che sogna di produrre t-shirt con i disegni da lui realizzati, il 9 agosto 2014 compirà quarant’anni. Non ha legami stabili né li ha mai cercati, ma la caccia all'autore di un sms anonimo lo condurrà a scoprire realmente chi sono le persone che lo circondano e quali sono i sentimenti che provano nei suoi confronti.

 
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di Sofia Pia Annarelli

 «Maria, la canzone triste sviluppa, senza lamentosi pietismi, la vicenda di Maria, orfana di una giovane coppia morta durante la strage di Capaci, rimasta segnata nel fisico e nell’animo, e della sua crescita verso una sofferta consapevolezza di sé. Quello che sorprende è il modo con cui Sofia Pia Annarelli modula lo stile con l’alternare vari piani narrativi e registri stilistici e con un’attenta contestualizzazione della storia» (Mariolina Cicerale).

 
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di Michele Sepalone

Un fotoracconto di Foggia, dei suoi cittadini e dei momenti salienti che la città ha vissuto negli ultimi anni. Dai paesaggi di rara bellezza, all'impegno civico, al mondo della cultura e del teatro, Sepalone racconta attraverso i suoi scatti cos'è Foggia attraverso le sue infinite sfaccettature

 
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di Gioacchino Rosa Rosa

«Quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita  nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta». Olivier Clerc, "Storia di una ranocchia"

 

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Il figlio di NessuNo

di Gino, Paolo e Vittorio Frattulino

Mino Capocollo nel momento della morte del padre Amleto viene a conoscenza di un terribile segreto: coloro che credeva i suoi genitori in realtà sono dei perfetti estranei

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

Prezzo di vendita 20,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di Antonio Blasotta

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
VelEni

Prezzo di vendita 13,00

VelEni

di Fabio Amendolara

Poteri forti, fortissimi, che muovono soldi, faccendieri e barbe finte, che decidono le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno potere di vita e di morte. Un intrigo tutto italiano che ha sullo sfondo l’ombra della mafia siciliana. Personaggi di primo piano della Prima Repubblica, rimasti più o meno nascosti, muovono le pedine su uno scacchiere alla cui base ci sono potere e petrolio; figure importanti, poi annoverate tra i martiri dello Stato, mostrano un’altra faccia e intellettuali considerati tutti d’un pezzo si lasciano condizionare da un padrone o dal denaro. Un testimone importante viene ignorato, con molta probabilità conosceva una parte della storia che è rimasta segreta e che forse lo rimarrà per sempre.

 
Premio Lupo 2015

Prezzo di vendita 20,00

Premio Lupo 2015

di AA. VV.

Il concorso letterario “Premio Lupo” nasce nel 2006 su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Roseto Valfortore (FG), quando, al fine di generare novelle da utilizzarsi per la realizzazione di cortometraggi, si ritenne di promuovere un concorso letterario. Perché “Premio Lupo”? Si è voluto intestare il concorso al lupo, abitante supremo, austero e intelligente di questo territorio, in ragione di una comunanza rappresentativa delle diverse realtà presenti sui Monti Dauni (30 comuni).

 
La riconquista di Roma

Prezzo di vendita 20,00

La riconquista di Roma

di Francesco Bochicchio

Ecco come la nostra nazione e la sua storia possono essere paragonate alla vita di un qualunque adolescente che affronta il suo processo di crescita, ossia la ricerca di se stesso per affermarsi ed emanciparsi.