Domenica 04 Dicembre 2016

Almanacco dauno

Oggi, 16 ottobre 1954, iniziano i lavori per la costruzione del Santuario della Madonna dell'Incoronata

Oggi, 16 ottobre 1954, iniziano i lavori per la costruzione del Santuario della Madonna dell'Incoronata

Una veduta del Santuario della Madonna Incoronata

Oggi, 16 ottobre del 1953, cominciano i lavori per la costruzione del Santuario della Madonna dell'Incoronata di Foggia, su progetto di Luigi Vagnetti *

 

(dall'Agenda 2014 della Fondazione Banca del Monte di Foggia. Progetto editoriale: Filippo Santigliano. Ricerca e testi: Davide Grittani. Editing e curatela: Saverio Russo, Filippo Santigliano)

 

*IL TEMPIO E LA STORIA DELLA MADONNA NERA DI FOGGIA

(da manganofoggia.it)

Un campanile alto, svettante sulla campagna, annuncia da lontano il santuario della Madonna Incoronata di Foggia. La tradizione assegna al 1001 l'inizio della sua storia. Il conte d'Ariano, di cui non si conosce il nome, dopo una giornata di caccia, fu colto dal buio in un casolare nel folto della foresta nei pressi del fiume Cervaro. Durante la notte una luce vivissima attraversò la selva. Il conte attratto dal chiarore, giunse ai piedi di un albero dalla cui sommità una misteriosa Signora, avvolta in aura sfolgorante, gli indicava una statua poggiata fra i rami di una quercia. Nello stesso tempo un contadino che si recava al lavoro con i suoi buoi, alla vista della Signora, capì subito di essere in presenza della Vergine Santissima. Strazzacappa, così si chiamava il contadino, prese il paiolo che gli serviva per il magro pasto giornaliero, vi versò dal cornetto la razione d'olio d'oliva che avrebbe dovuto bastargli per tutto il mese, e, fatto un rozzo stoppino, l'accese in onore della Madonna. L'omaggio di Strazzacappa restò per sempre, come il povero obolo della vedova evangelica, simbolo del santuario e segno di una fede che tutto dona al Signore e che dal Signore tutto riceve. Il nobile conte di Ariano fece costruire una cappella che poi divenne un Santuario famoso. La chiesina fu affidata a un romito, ma le comitive di villani e di pastori, sempre più numerose, e soprattutto i pellegrini che passavano diretti al grande santuario dell'Arcangelo Michele a Monte Sant'Angelo, ne consigliarono l'ampliamento. La nuova chiesa fu affidata ai monaci Basiliani, che la tennero fino al 1139. In quella data il normanno Ruggero II la donò a San Guglielmo da Vercelli che aveva da poco fondato il monastero di Montevergine sulla montagna del Partenio presso Avellino. Il santo vi rimase fino alla morte. Dal sec. XIII agli inizi del sec. XVI nel santuario vi furono i monaci cistercensi. La loro operosità e la dedizione ai pellegrini fecero del santuario uno dei maggiori centri religiosi della Capitanata. Il conte Guevara di Bovino finanziò una vera ricostruzione del convento e del Santuario. Nella seconda metà del sec. XVI l'intero complesso fu sottratto ai cistercensi e dato in commenda dapprima ad Antonio Carafa e poi ad altri dignitari ecclesiastici molti dei quali si resero benemeriti del santuario. Il secolo XIX fu infelice per il santuario. Nel 1808, in seguito alla legge del 21 febbraio del 1806, i beni del Santuario vennero confiscati. Si aprì così il periodo più buio della vita del Santuario caratterizzato da ingerenza dei laici, dal proliferare di interessi che niente avevano in comune col servizio religioso, da uno stato di abbandono che più volte fece temere la distruzione dello stesso edificio. Anche i pellegrini per mancanza di assistenza diminuivano; spesso i vescovi denunciarono lo stato di confusione e di degrado. I primi decenni del secolo XX videro l'opera solerte dei vescovi e di alcuni amministratori cittadini particolarmente solleciti della sorte dell'antichissimo santuario; fra questi sono da ricordare Alberto Perrone e Gaetano Postiglione ambedue sindaci di Foggia. Finalmente nel 1939 il santuario ritornò sotto la piena giurisdizione delle autorità ecclesiastiche. Il vescovo mons. Fortunato Maria Farina zelò l'onore di Dio riportando il santuario dell'Incoronata alla primitiva funzione di Casa di Dio particolarmente cara al popolo cristiano per la speciale presenza della Vergine Madre di Dio. Nel 1950 lo stesso mons. Farina, ne affidò la custodia ai Figli della Divina Provvidenza, fondati da don Luigi Orione. Da quell'anno la vita del santuario crebbe in continuazione. Le popolazioni vicine avvertirono subito il benefico influsso dei Figli di Don Orione che avevano riportato lo spirito di preghiera, la dedizione ai pellegrini, il continuo dono di sé ai devoti della Madonna, tutte cose che avevano caratterizzato la vita del santuario nei secoli passati quando nel bosco risuonava il salmodiare dei benedettini e dei cistercensi. I pellegrinaggi aumentavano per cui la vecchia chiesa divenne insufficiente. Dopo una lunga fase di studio, nel 1953, si decise di realizzare il progetto dell'ing. Luigi Vagnetti di Roma. I lavori andarono avanti fra alterne vicende per oltre dieci anni. Finalmente nel 1965 il nuovo tempio, con il suo alto campanile era una realtà bella e consolante. La nuova basilica si erge solitaria dall'antico bosco di querce a vegliare sul Tavoliere delle Puglie, ricco di grani, olivi e vigneti. Il complesso del Santuario esprime una felice sintesi fra elementi simbolici e strutture architettoniche tipiche del territorio. La grande area recintata, di cui il santuario è il centro, ispira certo il senso dell'arrivo nella quiete piena di pace della casa di Dio. Ricorda anche gli stazzi, numerosi una volta intorno al bosco dell'Incoronata, disposti a corona intorno alle grande masserie, in cui trovavano rifugio le greggi di pecore dei pastori abruzzesi. Fra i grandi santuari della Capitanata, quello dell’Incoronata esprime meglio di tutti l’attesa operosa e lungimirante della Chiesa di vedere tutti i suoi figli intorno a lei, felici negli atri del Signore. E' la rappresentazione visiva della maternità di Maria e della Chiesa che tutti aspetta, tutti riceve nel suo seno provvido e materno. L’altissimo campanile è, insieme, segno felice del trionfo della croce, preghiera che s’innalza solenne, voce della madre Chiesa che chiama. Intorno le opere del Santuario, della Parrocchia e del Padri Orionini fanno corona alla chiesa. Il complesso, pur attraverso una modernità di linee e di soluzioni, esprime mirabilmente una storia che, iniziata mille anni addietro, si concluderà solo quando i lontani saranno diventati vicini, quando i dispersi avranno trovato la via del ritorno, e i pellegrini del mondo saranno finalmente nella pace del Signore.Nel segno della continuità spirituale con i padri che l’hanno fondato e frequentato in questi mille anni, il santuario conserva gelosamente tutto un patrimonio di tradizioni legate al particolare culto della Madonna. Ricordo la vestizione della Madonna che avviene il mercoledì precedente l’ultimo sabato di aprile. Degna di nota è anche la Cavalcata degli Angeli che si svolge il venerdì successivo alla vestizione della statua. Vuole riproporre il tripudio angelico che aveva riempito la selva di canti e luci nella lontana notte di aprile del 1001 quando la Vergine apparve al conte di Ariano e all’umile e privilegiato Strazzacappa. Cavalli superbamente bardati, ornati di lustrini e sonagliere, insieme a centinaia di fanciulli vestiti da angeli, da santi e da fraticelli girano per tre volte intorno al santuario in mezzo a decine di migliaia di fedeli che accompagnano il corteo col canto di antiche laudi. Oggi i pellegrinaggi si esprimono con maggiore sobrietà. Una volta, invece, la gente umile più che con le parole, amava parlare col Signore attraverso la plasticità del gesto e il linguaggio dei simboli. Quando i pellegrini, arrivavano al ponte sul Cervaro o, per quelli che arrivavano da mezzogiorno, alla confluenza del tratturo con la ferrovia per Potenza, usavano togliersi i calzari e percorrere gli ultimi due chilometri a piedi nudi. Era un gesto di umiltà fatto nel ricordo di Mosè a cui sul monte Oreb il Signore comandò "togliti i sandali perché il suolo che calpesti è terra santa". I luoghi ove i pellegrini si toglievano i sandali venivano detti "scalzatori".Ora questa usanza, insieme ad altre pratiche penitenziali più o meno spettacolari, non c’è più. E’ rimasto il triplice giro che ogni compagnia compie intorno al Santuario prima di entrarvi. E’ un ulteriore atto di omaggio alla Vergine Celeste, quasi un’anticamera, prima di chiedere umilmente il permesso di essere ammessi al cospetto della Regina del Cielo.Tra le usanze religiose sopravvissute è da ricordare anche la benedizione dell’olio che ogni pellegrino riceve; come l’olio dell’umile e fortunato Strazzacappa, significa la fede, la speranza e la santa carità come ricorda la bellissima preghiera tramandataci dai pellegrini di Ripabottoni: "Ora vi preghiamo di ungere la nostra anima con quell’olio che il semplice campagnolo detto Strazzacappa mise ad ardere per voi sull’albero. Perciò fate che nell’anima nostra non manchi mai l’olio della fede, l’unzione della ferma speranza e la fiamma della santa carità". Una nota peculiare del Santuario dell'Incoronata è quella di aver sempre permesso una serena espressione della devozione popolare e dell'umile gente, specialmente di contadini e di pastori. Oggi i mezzi moderni di comunicazione e le comodità delle vie di accesso al Santuario fanno forse meno comprendere questo carattere "democratico" e "popolare" dei pellegrini, ma ancora tanto presente, però bisognerebbe rileggere gli autori del settecento o del secolo XIX per comprendere a pieno il carattere semplice e popolare. A causa della lontananza dei paesi di origine, i pellegrini si fermavano due, tre o più giorni vicino al Santuario o accampati nel bosco. La fede viva assimilata ed appresa, fin dai primi anni, attraverso l'esempio e le parole dei genitori spingeva ogni generazione a pellegrinaggi lunghi e non poche volte duri ed impegnativi: erano più giorni di cammino che tenevano lontano dalle proprie case per quasi una settimana! Ma era anche un tacito ed inconscio appuntamento che le popolazioni si davano ogni anno - specialmente nel mese di maggio - per deporre ai piedi della Madre comune le pene e le sofferenze della propria misera esistenza trascorsa nel duro lavoro dei campi o nell'estenuante custodia degli armenti. Animati da un nuovo fervore ritornavano più sereni alle loro consuete occupazioni. Altro aspetto caratteristico dei pellegrinaggi all'Incoronata è la spontaneità. Non è il clero ad organizzarli o a guidarli, ma i fedeli stessi si fanno promotori ed animatori e più volte da uno stesso paese partono più pellegrinaggi per poi ritrovarsi ai piedi dell'Incoronata in fraterna e comune preghiera. Ancora oggi si vedono giungere gruppi abbastanza numerosi, composti ed ordinati, che procedono devotamente senza sacerdote, sono guidati dalle anziane guide e pregano e cantano all'unisono le laudi dialettali o italianizzate ed in questo modo le tramandano alle nuove generazioni. Alla testa del gruppo un vessillo, non sempre mariano, perché spesse volte è un grosso Crocifisso, ed un campanaccio che serve da richiamo. Uno o due capicoro intonano o cantano le strofe di antiche laudi all'Incoronata o alla Madonna in genere, e tutte le altre persone si uniscono con forza con il canto del ritornello. Un altro elemento caratterizza il Santuario che, nei secoli scorsi specialmente, era uno dei principali nodi della transumanza. I pastori si incontravano ai piedi della Madonna prima di ritornare alle proprie regioni montuose con l'arrivo della bella stagione. Il tavoliere aveva offerto nutrimento per l'inverno agli armenti ed essi, prima di riprendere la via di casa, si radunavano per ringraziare la Vergine Incoronata. Le carte dei tratturi presenti nell'Archivio di Stato di Foggia documentano ampiamente la "centralità" del Santuario dell'Incoronata per la viabilità dei tratturi nel tavoliere pugliese e come l'Incoronata fosse ben collegata con i vari tratturi che percorrevano la zona del tavoliere.

Il Castello Edizioni

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di Alberto Mangano

 Quanto tempo abbiamo trascorso sotto casa, chi in un cortile, chi in mezzo alla strada! Quante giornate ci son sembrate noiose perché esattamente l’una uguale all’altra! Eppure proprio quelle giornate sono risultate fondamentali per la nostra crescita, quella che ci ha permesso di arrivare ad essere come quegli adulti che allora osservavamo con distacco e ammirazione al tempo stesso.

 
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«La pittura è un viaggio circolare, nel labirinto dell’anima, dell’ispirazione, dell’espressione che ci regala libertà di stimoli e sensazioni, ci proietta nella dimensione poetica avvincente, che ci avvince ogni giorno», scrive Lina Franza nella presentazione di questo catalogo che raccoglie le opere artistiche per la prima volta in consorso al "Premio Lupo", giunto alla sua settima edizione.

 
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«Alla giuria del premio letterario quest’anno sono arrivati 75 racconti e 36 dipinti per raffigurare “paesaggi, monumenti, luoghi, persone dell’Appennino Dauno”. Nel passato il Premio Lupo ha registrato la partecipazione di oltre 700 scrittori di tutta Italia: mille racconti e 6 milioni di parole per raccontare i Monti Dauni e per parlare di lui, il nostro lupo pre-appenninico, descrivere un singolare paesaggio umano in un territorio ricco di cultura e di antichissima storia» (Giuseppe Trincucci, presidente della Commissione del Concorso Letterario)

 
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Dopo le raccolte di poesie, l’autore decide di cimentarsi con un lungo racconto su un tema mai così attuale come quello dell’amore tra un uomo e un donna vittima della violenza che tante donne spesso subiscono e la difficoltà ad emanciparsi dall’aguzzino. L’incontro, in una di “quelle parti del Sud che ti colorano l’anima rendendola gaudente tra le mille difficoltà di vite aspre” dell’amore adolescenziale al quale lei si aggrappa per fuggire dalla prigione.

 
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Il libro racchiude gli abstract forniti dai medici partecipanti al convegno omonimo, in programma il 19 e 20 marzo 2015 presso l'Aula Magna "Valeria Spada" dell'Università Degli Studi di Foggia.

 

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Il singhiozzo dell'albero assetato

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Un itinerario che va dall’Antichità agli Anni ’50-’70 del Secolo scorso sul modello di gestione della fase delicata del parto.

 
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«Per Filippo e Rita il passato, ricostruito e metabolizzato, è il punto di partenza per una nuova fase. Chi, come me, c’era confronta il proprio percorso con il loro, prova a capire cosa si è perso o guadagnato, cosa è stato importante o secondario, cosa è rimasto uguale o è cambiato. I più giovani, nati negli anni dell’innovazione tecnologica, rimarranno sorpresi per le numerose domande che questo scritto genererà soprattutto in loro, che prima non c’erano. A tutti voi che vi apprestate a gustare queste pagine lievi, un avvertimento: sentirete forte la voglia di cercare al più presto qualche risposta. Non datevene troppe: le troverete semplicemente vivendo».

 
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Le diverse forme intellettuali della cultura moderna sono debitrici verso la grande esperienza della civiltà antica. Eppure, il modello culturale a centralità umanistica viene ripetutamente esposto al rischio di essere emarginato dalla scuola, poi dall’università, e infine dalla coscienza comune della nazione.

 
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Il concorso letterario “Premio Lupo” nasce nel 2006 su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Roseto Valfortore (FG), quando, al fine di generare novelle da utilizzarsi per la realizzazione di cortometraggi, si ritenne di promuovere un concorso letterario. Perché “Premio Lupo”? Si è voluto intestare il concorso al lupo, abitante supremo, austero e intelligente di questo territorio, in ragione di una comunanza rappresentativa delle diverse realtà presenti sui Monti Dauni (30 comuni).

 
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di Alessia Roberta Scopece

Quattro ragazzi che insieme, con i loro strumenti, hanno suonato in tre continenti e condiviso il palcoscenico con alcune delle più famose band mondiali riescono a portare oltre 200 giovani in Terra Santa. Otto giorni di meraviglia, amicizia e nuove consapevolezze trascorsi in uno dei luoghi più ricchi di Storia del pianeta vengono raccontati con ironia e profondità riflessiva nelle pagine di questa graphic novel.

 
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di Fabio Amendolara

Poteri forti, fortissimi, che muovono soldi, faccendieri e barbe finte, che decidono le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno potere di vita e di morte. Un intrigo tutto italiano che ha sullo sfondo l’ombra della mafia siciliana. Personaggi di primo piano della Prima Repubblica, rimasti più o meno nascosti, muovono le pedine su uno scacchiere alla cui base ci sono potere e petrolio; figure importanti, poi annoverate tra i martiri dello Stato, mostrano un’altra faccia e intellettuali considerati tutti d’un pezzo si lasciano condizionare da un padrone o dal denaro. Un testimone importante viene ignorato, con molta probabilità conosceva una parte della storia che è rimasta segreta e che forse lo rimarrà per sempre.

 
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«Quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita  nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta». Olivier Clerc, "Storia di una ranocchia"

 
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Roman Jones, programmatore insoddisfatto che sogna di produrre t-shirt con i disegni da lui realizzati, il 9 agosto 2014 compirà quarant’anni. Non ha legami stabili né li ha mai cercati, ma la caccia all'autore di un sms anonimo lo condurrà a scoprire realmente chi sono le persone che lo circondano e quali sono i sentimenti che provano nei suoi confronti.

 
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Il lumicino della Speranza

di Piero Cicolella

La storia d’amore tra Mattia e Carol è sconvolta da un evento lieto ma allo stesso tempo tragico, che ne cambierà radicalmente la vita sentimentale. Solo grazie alla forza della speranza e al loro grande amore i due protagonisti riusciranno ad affrontare e superare le avversità della vita.

 
Vernacolo in musica 2

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Vernacolo in musica 2

di Alfredo Amatruda - Sereno Labbozzetta

Questo secondo volume di raccolta di canzoni in dialetto foggiano completa il primo "Vernacolo in Musica" e ha ancora una volta il merito di mettere in mostra pregevoli testi dei poeti dialettali Marisa Amatruda, Osvaldo Anzivino, Alfredo Ciannameo, Giuseppe Esposto, Raffaele Lepore, Urbano Marano, Guido Mucelli, Raffaele Pagliara, Ottavio De Stefano, Amelia Rabbaglietti, Raffaele Ventura, nonché - oltre ovviamente a Sereno Labbozzetta e Alfredo Amatruda - i compositori Ferdinando e Rico Garofalo e la stessa Mariateresa Labbozzetta. Un vero patrimonio culturale che abbraccia ormai un secolo e che va aggiornato e rivalutato.

 
Donne del Mediterraneo

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di AA.VV.


Il mare nostrum è bacino di miti, che viaggiano nel tempo e nello spazio. Veleggiando sulle ali del mito, celebri eroine toccano approdi lontani, attraversando terree culture del Mediterraneo.

 

Prezzo di vendita 20,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di AA.VV.

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Premio Lupo 2015 - Sezione Pittura

Prezzo di vendita 25,00

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di AA.VV.

La pittura, in tutte le sue espressioni, rappresenta il linguaggio comune di tutte le arti attraverso il tempo della creatività umana. Se osserviamo i grandi capolavori, ci rendiamo conto che in essi troviamo tante suggestioni, emozioni, ricordi, nonché un forte senso di compattezza, una costante circolazione di idee sempre innovative e una enorme quantità di modelli figurativi...

 
Il figlio di NessuNo

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Il figlio di NessuNo

di Gino, Paolo e Vittorio Frattulino

Mino Capocollo nel momento della morte del padre Amleto viene a conoscenza di un terribile segreto: coloro che credeva i suoi genitori in realtà sono dei perfetti estranei

 
Viaggio nella terra degli ultimi

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Viaggio nella terra degli ultimi

di AA.VV.

Papa Francesco, con la sua visita a Isernia, ha solcato in maniera indelebile la storia della nostra città. Un ricordo emozionante, intenso, l’eco del quale non si è spento nei cuori e nelle menti di quanti hanno avuto il privilegio di poterlo vedere da vicino e di ascoltare il suo messaggio d’amore, speranza, fratellanza, solidarietà per i più deboli. Questo libro vuol essere un omaggio a Sua Santità e un dono per quanti, quel giorno, non hanno potuto viverlo lasciandosi trasportare dal fervido affetto di cui è stato portatore Papa Francesco. (Luigi Brasiello, Sindaco di Isernia)

 
Storia della Letteratura Latina

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Storia della Letteratura Latina

di Giovanni Cipriani

Una letteratura che non porti visibili i segni dell’evoluzione culturale di un popolo (in termini di ideologie, religioni, folclore, ambiente, architettura, arte e lingua) equivale - ci si perdoni il gioco di parole - a una letteratura ‘senza storia’. È indispensabile, dunque, ‘tornare indietro’ a sentire le voci di quegli uomini, senza penalizzanti distinzioni o esclusioni, e a percepire le loro ansie in termini di imitatio e aemulatio, prima di godere in piena consapevolezza della loro conseguita coscienza di impegnati esponenti culturali e prima di indagare le cause del loro successo fino a noi.

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

Prezzo di vendita 20,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di Antonio Blasotta

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

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Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

di Marisa Squillante

Nel volume rifluiscono sette studi che indagano testi legati da un comune filo conduttore, costituito dalla riflessione sul massiccio riuso del classico operato, in modalità differenti, dai secoli della tarda antichità e dell’alto Medioevo.

 
Maria, la canzone triste

Prezzo di vendita 10,00

Maria, la canzone triste

di Sofia Pia Annarelli

 «Maria, la canzone triste sviluppa, senza lamentosi pietismi, la vicenda di Maria, orfana di una giovane coppia morta durante la strage di Capaci, rimasta segnata nel fisico e nell’animo, e della sua crescita verso una sofferta consapevolezza di sé. Quello che sorprende è il modo con cui Sofia Pia Annarelli modula lo stile con l’alternare vari piani narrativi e registri stilistici e con un’attenta contestualizzazione della storia» (Mariolina Cicerale).

 
I miti dei mitici alunni della I D

Prezzo di vendita 15,00

I miti dei mitici alunni della I D

di AA.VV.

«So che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio d’immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori».

Italo Calvino

 
Passando di là, gettate un fiore

Prezzo di vendita 15,00

Passando di là, gettate un fiore

di G. Cipriani - A. Tedeschi - V. Vescera

In occasione del I°‭ ‬Centenario della Prima Guerra Mondiale si è voluto recuperare un episodio bellico che ne ha segnato l’incipit‭, ‬all’alba del 24‭ ‬maggio 1915‭: ‬l’affondamento‭, ‬al largo di Vieste‭, ‬del cacciatorpediniere‭ ‬‘Turbine’‭ ‬da parte dell’incrociatore austriaco Helgoland‭. 

 
Ricordare...

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Ricordare...

di Claudia Di Dio

Cosa spinge una persona a scrivere del proprio paese? Senz’altro l’amore che nutre per la sua comunità dove è nato, cresciuto e continua, pur con grandi sacrifici, a vivere. Ma non è solo questo.

 
Risonanze

Prezzo di vendita 35,00

Risonanze

di AA.VV.

"Risonanze" è finalizzato allo studio delle forme di presenza dei miti classici nelle letterature di età successive, come anche nelle arti figurative e nella musica.

 
Verba puerpera

Prezzo di vendita 20,00

Verba puerpera

di Giovanni Cipriani

 


L’inventario delle situazioni che controllano il momento del parto in Roma antica si sostanzia in uno stupefacente deposito di superstizioni e di ricette, in cui la magia spadroneggia con i suoi principi di carattere analogico e simpatetico e di cui il folklore locale conserva vivida traccia; non mancano altresì le specifiche ‘parole del parto’, connotate - ieri come oggi - da un sofferto intreccio di paura e di fede, com’è naturale nei delicati ‘riti di passaggio’.

 
Per sempre Zaccheria

Prezzo di vendita 15,00

Per sempre Zaccheria

di Pino Autunno

Curioso che uno stadio di calcio ricordi un pioniere del basket locale. Accade a Foggia con Pino Zaccheria, morto al fronte in Albania il 4 aprile del ’41 durante il secondo conflitto bellico, ed alla cui memoria è stato intitolato l’impianto di viale Ofanto nel 1946. In molti lo hanno ribattezzato Zac, forse per un vezzo, forse per rimarcare che nel glorioso ground di via Ascoli inaugurato il 22 novembre del ’25 ed ormai prossimo ai 90 anni si sono disputate epiche battaglie. E che spesso gli avversari ci hanno rimesso le penne. Trafitti dalle acuminate lame degli irriducibili nero-rossi di Capitanata. Zac!

 
Sono solo uno che fa click

Prezzo di vendita 35,00

Sono solo uno che fa click

di Michele Sepalone

Un fotoracconto di Foggia, dei suoi cittadini e dei momenti salienti che la città ha vissuto negli ultimi anni. Dai paesaggi di rara bellezza, all'impegno civico, al mondo della cultura e del teatro, Sepalone racconta attraverso i suoi scatti cos'è Foggia attraverso le sue infinite sfaccettature

 
Quattro amici al bar

Prezzo di vendita 12,00

Quattro amici al bar

di Domenico Farina

20 anni di vita politica a Cerignola e in Capitanata, senza trascurare una dimensione più ampia: quella regionale e quella nazionale vissute con i protagonisti di allora.

 
Il Foggia del '76

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Il Foggia del '76

di Giuseppe Baldassarre - Domenico Carella

«Di quel campionato vinto dal Foggia di Balestri ricordo due promettenti giovani della primavera: Corrado Tamalio, lanciato in casa contro la Reggiana, che fece esplodere lo Zaccheria con un gol superbo all’esordio, e Moreno Grilli, che firmò a La Favorita il gol che valse l’1-1 contro il Palermo. Due ragazzi, Tamalio e Grilli, che Roberto Balestri aveva allevato con la mollichella al Florio, centro di allenamento della formazione Primavera. Entrambi hanno fatto una buona carriera e io li ricordo con molto affetto».

 

 
Il Maestro Rotelli

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Il Maestro Rotelli

di a cura di Rosa Labriola

ù"Il Maestro Rotelli" vuole essere un omaggio ad un conterraneo artigiano del linguaggio, ad un’artista del verso che, come altri della sua generazione, scrive per dovere morale. È concepito per celebrare l’eclettismo, la mitopoiesi e soprattutto l’onestà e il coraggio di un poeta e di un uomo d’altri tempi, vissuto a Torremaggiore.

 
Grafologia e Letteratura

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Grafologia e Letteratura

di Mario D'Ascanio

Da Parini all'Alfieri, da Leopardi a Carducci, a Pascoli, D'Annunzio, Gozzano, Ungaretti, Novaro: ecco cosa ci "mostrano", attraverso la Grafologia, alcuni grandi autori della Letteratura

 
Fortunato, anatomia di un Santo

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Fortunato, anatomia di un Santo

di Cristoforo Pomara

Un viaggio tra fede e razionalità, tra trattati di medicina e perquisizioni della storia. Perché, come diceva Indro Montanelli, «in America Latina e in Italia, le storie migliori sono sepolte insieme alla verità».

 
La riconquista di Roma

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La riconquista di Roma

di Francesco Bochicchio

Ecco come la nostra nazione e la sua storia possono essere paragonate alla vita di un qualunque adolescente che affronta il suo processo di crescita, ossia la ricerca di se stesso per affermarsi ed emanciparsi.

 
Mare Omnium

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Mare Omnium

di AA.VV.

Il mare è di tutti. Personaggi, racconti e vite vere lo attraversano, nutrendosi di cultura o pagando lo scotto delle ingiustizie della storia. Lì è la nostra origine, lì il nostro approdo: «il tutto o il niente, come un grande mare, circonda l’isola di naufraghi che è la vita» (Fernando Pessoa).

 
RaccontiAMO

Prezzo di vendita 10,00

RaccontiAMO

di P. Grillo, V.M.V. Francillotti, F. Del Vecchio

Viviamo in mezzo alle storie e bisogna raccontarle bene, con rispetto. E’ un compito civile, come quello del panettiere qua sotto. Io ho bisogno di lui e lui di me. Gli uomini hanno bisogno di storie. non soltanto per trasmettere sapere. Ogni storia è la custodia della speranza che questa vita non sia l’unica, che se uno volesse potrebbe avere un’esistenza differente.