L'Editoriale

Mercoledì 23 Maggio 2018

Almanacco dauno

Oggi, 13 dicembre 1294, le prime dimissioni di un Papa: il molisano Celestino V, catturato a Vieste

«Il Gargano fu testimone delle ultime drammatiche fasi della biografia del papa del "gran rifiuto"», che Dante pone tra gli ignavi dell'Antinferno, indicandolo come colui / che fece per viltade il gran rifiuto, riabilitato da Silone

Oggi, 13 dicembre 1294, le prime dimissioni di un Papa: il molisano Celestino V, catturato a Vieste

La tomba di papa Celestino V, nella Basilica di Santa Maria di Collemaggio all’Aquila

Campione di viltà o di coraggio nel sottrarsi alle soggezioni politiche dell'epoca? Non sapremo mai cosa realmente spinse il monaco eremita di Isernia Pietro Angolerei al "gran rifiuto" (le prime dimissioni nella storia della Chiesa) del trono papale, il 13 dicembre del 1294, a soli 4 mesi dalla sua elezione, dopo un lunghissimo conclave. Il suo gesto venne condannato clamorosamente da Dante, che pone Celestino tra gli ignavi dell'Antinferno della "Divina Commedia", e riabilitato da Ignazio Silone ne "L'avventura di un povero cristiano". Di fatti, la storia di Celestrino V incrocia quella della Capitanata, perché il «Il Gargano fu testimone delle ultime drammatiche fasi della biografia del papa del "gran rifiuto"».

CHI ERA CELESTINO V

Nasce tra il 1209 ed il 1215, forse ad Isernia, forse a Sant’Angelo Limonano, ma anche Sant’Angelo in Grotte ne vanta la genitura. Da giovanissimo lo si ritrova subito nel Convento Benedettino di Santa Maria in Faifoli. Asceta e solitario già nel 1239 si ritira in una caverna sul Monte Morrone, in tenimento di Sulmona. Dopo una permanenza romana torna in grotta sempre sul Morrone, da quì dopo cinque anni si sposta in un anfratto ancora più remoto sulla Maiella in Abruzzo. Costituisce la congregazione dei frati di Pietro da Morrone, ramo dei monaci benedettino, che diventerà ordine dei Celestini. Celebri sono i suoi viaggi a piedi in Francia a Lione, dove in occasione del Concilio di Lione si reca per evitare che fosse sciolto il suo ordine. Il 4 aprile del 1292 muore Papa Niccolò IV , il conclave , composto da soli dodici porporati, non riesce a trovare una soluzione sul nome del nuovo Papa. L’arrivo della peste a la morte del cardinale francese Cholet aggraverà la scelta. Dopo ben due anni di inutili incontri, con la sede spostata a Perugina, sarà l’irruzione in sala di Carlo D’Angiò re di Napoli, stufo di attendere e abbisognevole di avalli pontifici sui trattati per la gestione della Sicilia, che fece accelerare i lavori. Dopo ben 27 mesi, fu trovata la quadra sul nome di Pietro Angeleri, l’asceta, il mistico, ma anche il più lontano dagli intrighi della Chiesa di allora. Si trattò sicuramente di una scelta di comodo. Il frate rifiutò fin da subito, poi accettò non proprio convinto. Incoronato il 29 agosto del 1294 emanò subito, dalla chiesa di Santa Maria di Collemaggio (L’Aquila) la bolla del perdono, conosciuta come la Perdonanza, sarà il primo vero Giubileo della Chiesa Cattolica. Carlo D’Angiò divenne subito il suo "maresciallo" e Celestino V ratificò subito i patti per la successione della Sicilia. Nominò subito ben 13 nuovi cardinali, nessuno romano e trasferì la sede della Curia da L’Aquila a Napoli nel Castel Nuovo. Il 13 dicembre del 1294, dopo solo quattro mesi dalla sua elezione, Celestino V, sconsigliato da Carlo d’Angiò, ma fortemente aiutato dal cardinale Castani, abdicò per gravi motivi. Pare che la bolla fosse stata scritta proprio dal cardinale Castani, che dopo solo undici giorni sarà eletto dal Conclave riunito proprio a Napoli, nuovo Papa. Per Benedetto Castani, laziale di Anagni, arriva il nome di Bonifacio VIII. Le paure che Celestino V fosse rapito dai cardinali francesi, nemici del Castani, fece sì che il povero frate venisse rinchiuso nella rocca di Fumone in Ciociaria, qui morirà il 19 maggio del 1296. Tra le notizie strambe rientra anche quella del rapimento della salma di Celestino V nel 1988, poi ritrovata nel comune di Amatrice. (da pupia.tv)

CELESTINO V E IL GARGANO

Il Gargano fu testimone delle ultime drammatiche fasi della biografia del papa del «gran rifiuto». Dopo la rinuncia al pontificato, il fuggitivo si era diretto verso il monastero di San Giovanni in Piano presso Apricena, che seguiva il suo ordine religioso; si era quindi imbarcato a Rodi per la Grecia, dove probabilmente intendeva raggiungere la comunità degli spirituali di Clareno, ma la nave naufragò. La località a «quindici miglia da Rodi e cinque miglia da Vieste», dove trascorse nove giorni prima di essere individuato e consegnato agli emissari di Bonifacio VIII, non è stata individuata precisamente dai biografi coevi («Analecta Bollandiana», Vita C.). Lo storico viestano Giuliani indicò la spiaggia di Santa Maria di Merino. Mimmo Aliota e Giuseppe Martella hanno ipotizzato che Celestino V abbia trovato un temporaneo rifugio nei pressi di Peschici. Il primo ricercatore indica l'abbazia di Santa Maria di Kàlena; il secondo localizzò un luogo rupestre, significativamente chiamata a grott 'u papa, ubicata in una pineta a ridosso della punta di Calalunga, tra Peschici e Vieste. Ipotesi suggestiva, supportata da antiche fonti orali. Celestino V si sarebbe rifugiato proprio in questa zona rupestre: è qui che sarebbe stato prelevato dal governatore di Vieste. La presenza di Celestino V nel luogo suddetto sembra confermata da un particolarissimo toponimo: l'insenatura da cui si diparte il sentiero che conduce al complesso rupestre è denominato U' Iale d' la Croce (spiaggetta della Croce). E il logo dello stemma celestiniano è appunto una Croce con una S intrecciata, simbolo dello Spirito santo. 

La commossa descrizione nel dramma di Silone

La cattura di Celestino V su questo tratto di costa garganica trova una singolare eco letteraria nella scena V del dramma di Ignazio Silone. Ne L'avventura di un povero cristiano, l'azione si svolge in una località impervia, raggiungibile solo in barca, sulla costa meridionale tra Peschici a Vieste: è un'ampia semigrotta, incavata a mezza costa d'un promontorio roccioso, quasi a strapiombo sul mare. Attorno vi crescono cespugli di fichidindia e qualche olivastro, davanti è un sentiero che si allarga a forma di terrazzino, alcuni grossi sassi fungono da sedili, un fontanile è vicino. Il tempo del racconto è un sereno pomeriggio del mese di maggio 1295. Sono passati sei mesi dall'abdicazione e dall'inizio della fuga per sottrarsi alle ricerche degli agenti di Bonifacio VIII e dei loro concorrenti francesi. Celestino riposa all'interno della grotta illuminata dal sole ponente; è seduto su un pagliericcio, con la schiena e la testa appoggiate alla roccia, gli occhi chiusi. Due giovani frati, per motivi di prudenza, in abiti civili, aspettano che si svegli per comunicargli le ultime novità: il priore di San Giovanni in Piano ha messo a disposizione una barca con un paio di pescatori per traghettarli in Grecia, nell'isola di Acaia (golfo di Corinto), dove raggiungeranno gli amici che li hanno preceduti. Aspettano, per salpare, che il vento sia favorevole. 

Presa la decisione dell'esilio, Celestino ne spiega i motivi ai due fraticelli che gli sono rimasti accanto, dopo che gli altri sono stati imprigionati e pochi sono riusciti a riparare in Grecia: «Figli miei, guardate questa terra, queste pietre, il mare, il cielo; riempitevi l'anima di queste immagini, per ripensarle da lontano. Bisogna amare la propria terra, ma, se essa diventa inabitabile per chi vuole conservare la propria dignità, è meglio andarsene». Nel successivo dialogo fra Tommaso e Pier Celestino, c'è il riferimento alla località di Peschici, dove da parte di alcuni marinai si «mormora» sul povero fuggiasco: «Mi dispiace d'insistere, ma è meglio sbrigarsi. A Peschici, qui vicino, si mormora su di voi. Uno dei pescatori, che adesso è tornato di li, è stato interrogato da un gendarme». L'azione riprende nel medesimo quadro, un mese più tardi: alla primavera è succeduta l'estate. Sul sentiero che sale dalla costa appaiono Matteo il tessitore e la figlia Concetta che, banditi dal Morrone per le loro idee religiose, finalmente, dopo innumerevoli disagi di viaggio via mare hanno raggiunto i fraticelli nell'impervia località garganica. Questi li mettono al corrente del modo in cui Celestino si era «consegnato» ai suoi nemici.

L'influenza del santuario di Monte Sant'Angelo

Al di là di questi riferimenti toponomastici e letterari, i luoghi del comprensorio sono comunque interessati dall'onda della memoria di Celestino V. La sua figura restò impressa nell'immaginario collettivo per un'affinità importante: il territorio garganico si era qualificato, fin dal periodo medievale, per un'estesa e capillare colonizzazione monastica, una serie di insediamenti religiosi e di grotte rupestri, dove monaci, anacoreti ed eremiti vivevano in stretta simbiosi con la natura incontaminata. Nell'XI e XII secolo numerose abbazie benedettine erano proliferate intorno al venerato Santuario dell'Arcangelo Michele: ebbero una straordinaria influenza spirituale ed economica, estesi possessi territoriali e imponenti strutture insediative. Alle terre incolte e ai boschi, che costituivano gli iniziali possessi fondiari, si sostituì una rete di nuclei produttivi di seminativi e vigne, dotate di impianti di trasformazione. L'esperienza degli insediamenti monastici celestiniani, il sistema delle "fraternite" e delle "grance" si inserirà in questo contesto propizio, completando l'utilizzo razionale del territorio.

© 2003 Teresa Maria Rauzino. Articolo pubblicato sul «Corriere del Mezzogiorno» (quotidiano pugliese allegato al «Corriere della sera») dell'8 gennaio 2003, pag. 12 ("Cultura"), e qui ripresentato con il consenso dell'autrice.

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Quattro parole, “Facciamo un concorso letterario”. La sfida era stata aperta. “Lo chiameremo “Premio Lupo” - dissi, in onore del nostro territorio che, per similitudine, ha visto nello scorso secolo una netta diminuzione della presenza dei suoi abitanti e del braccato animale, migrati a fiotti altrove. Eravamo tutti perplessi e non solo per il nome del concorso... Ma per sfida o per incoscienza intraprendemmo un percorso che, pur essendo molto impegnativo, è ricco di grandi soddisfazioni. Seminare su terreno incolto è sempre impresa ardua, ne sanno qualcosa i nostri contadini, ma a volte loro stessi, scarpe grosse e cervello fino, ci hanno dimostrato di saper ottenere, da incolti e pascoli, grandi risultati. Tanto sta avvenendo per il progetto “Premio Lupo”. Impensabile concepire nel lontano 2006 il ‘raccolto’ del 2016...

 
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 Quanto tempo abbiamo trascorso sotto casa, chi in un cortile, chi in mezzo alla strada! Quante giornate ci son sembrate noiose perché esattamente l’una uguale all’altra! Eppure proprio quelle giornate sono risultate fondamentali per la nostra crescita, quella che ci ha permesso di arrivare ad essere come quegli adulti che allora osservavamo con distacco e ammirazione al tempo stesso.

 
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Interviste ai direttori del Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione a margine del III Seminario Nazionale "Integrazione tra sicurezza alimentare e nutrizionale" (Foggia, 5-7 maggio 2016)

 
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«L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto». (Papa Benedetto XVI)

 
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Patino era un’ala di quelle di un tempo mai passato di moda che vivevano ai confini del rettangolo; quasi una sorta di reclusi dentro una striscia piccolissima di campo, per preparare poi gli scatti, i dribbling e gli allunghi, i cross per le teste dorate di Nocera e Oltramari, di Matteo Rinaldi che avanzava ad ogni calcio d’angolo come gli capitò di fare, tra l’incredulità collettiva, a Firenze nel debutto assoluto in serie A, segnando un gol che ammutolì lo stadio.

 
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L’inventario delle situazioni che controllano il momento del parto in Roma antica si sostanzia in uno stupefacente deposito di superstizioni e di ricette, in cui la magia spadroneggia con i suoi principi di carattere analogico e simpatetico e di cui il folklore locale conserva vivida traccia; non mancano altresì le specifiche ‘parole del parto’, connotate - ieri come oggi - da un sofferto intreccio di paura e di fede, com’è naturale nei delicati ‘riti di passaggio’.

 

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«Il suo rapporto con il piano era una straordinaria relazione d’amore: nelle mani del Maestro il piano subiva una trasfigurazione figurale, da oggetto inanimato ad essere vivente, da strumento musicale a confidente, ad interlocutore, testimone attento delle sue ricerche continue per ottenere brillanti esecuzioni».

Gaetano Zenga

 
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«A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; [...] quando questo avviene, [...] allora, al termine della catena, sta il Lager» (Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947).

 
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«Di quel campionato vinto dal Foggia di Balestri ricordo due promettenti giovani della primavera: Corrado Tamalio, lanciato in casa contro la Reggiana, che fece esplodere lo Zaccheria con un gol superbo all’esordio, e Moreno Grilli, che firmò a La Favorita il gol che valse l’1-1 contro il Palermo. Due ragazzi, Tamalio e Grilli, che Roberto Balestri aveva allevato con la mollichella al Florio, centro di allenamento della formazione Primavera. Entrambi hanno fatto una buona carriera e io li ricordo con molto affetto».

 

 
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«Salvatore, mio fratello, la parte migliore di me, il superamento di me stesso, è sindaco di Cerignola» Pinuccio Tatarella (Cerignola 10.12.1993)

 
Premio Lupo 2015 - Sezione Pittura

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La pittura, in tutte le sue espressioni, rappresenta il linguaggio comune di tutte le arti attraverso il tempo della creatività umana. Se osserviamo i grandi capolavori, ci rendiamo conto che in essi troviamo tante suggestioni, emozioni, ricordi, nonché un forte senso di compattezza, una costante circolazione di idee sempre innovative e una enorme quantità di modelli figurativi...

 
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di Andrea Musio - Tiziana Ragno - Antonella Tedeschi

«I rapporti di forza tra antico e moderno sembrano pendere in favore della modernità o, per meglio dire, della sua capacità di rifarsi ai modelli modificandone contenuti e connotati. Il presente, insomma, condiziona – è ovvio – la percezione del passato. E, questo, anche in vista della costruzione di identità e immaginari comuni: il ricorso a paradigmi già noti garantisce – o, dovremmo dire, dovrebbe garantire – che si realizzi un’immagine coerente e condivisa dell’attualità. 

 
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In che modo bisogna amare? Perché mai l’essere umano è spinto ad andare alla ricerca di una passione erotica che gli provoca sofferenza e che la ragione, invece, senza appello condanna?

 
Son'io, Marina

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Marina aveva sempre concepito la vita come un frammento di concretezza nell’immaterialità del nulla. Sì, il nulla, quello che la precede e che sarà dopo di lei, dopo ognuno di noi. Un peso che inconsapevolmente si portava dietro da troppo tempo

 
Processo farsa: un'invenzione di Terenzio e Molière

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di Antonella Tedeschi

L’indagine relativa agli aspetti strutturali, linguistici e tematici delle sezioni della fabula terenziana, che maggiormente hanno influenzato la stesura di Molière, gettano luce sulla fucina dove ha lavorato il commediografo francese, che sapientemente ha adattato molteplici elementi e ha ‘confuso’ echi antichi e moderni, dotandoli di stilemi comici personalissimi.

 
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«La prevenzione nutrizionale è la più potente medicina, ma non ama la solitudine; ancelle le sono tutte le altre discipline mediche. Si accontenta di stare in disparte, ma in cuor suo sa di essere la padrona di casa per accogliere tutti. Non è esclusiva, né ha la puzza sotto il naso. La collettività e l’individuo, il gruppo e il singolo, i sani e i malati, la prevenzione nutrizionale è per tutti ed è per sempre»

 
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di G. Cipriani - A. Tedeschi - V. Vescera

In occasione del I°‭ ‬Centenario della Prima Guerra Mondiale si è voluto recuperare un episodio bellico che ne ha segnato l’incipit‭, ‬all’alba del 24‭ ‬maggio 1915‭: ‬l’affondamento‭, ‬al largo di Vieste‭, ‬del cacciatorpediniere‭ ‬‘Turbine’‭ ‬da parte dell’incrociatore austriaco Helgoland‭. 

 
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di Gino, Paolo e Vittorio Frattulino

Mino Capocollo nel momento della morte del padre Amleto viene a conoscenza di un terribile segreto: coloro che credeva i suoi genitori in realtà sono dei perfetti estranei

 
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Quattro ragazzi che insieme, con i loro strumenti, hanno suonato in tre continenti e condiviso il palcoscenico con alcune delle più famose band mondiali riescono a portare oltre 200 giovani in Terra Santa. Otto giorni di meraviglia, amicizia e nuove consapevolezze trascorsi in uno dei luoghi più ricchi di Storia del pianeta vengono raccontati con ironia e profondità riflessiva nelle pagine di questa graphic novel.

 
Premio Lupo 2015

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Il concorso letterario “Premio Lupo” nasce nel 2006 su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Roseto Valfortore (FG), quando, al fine di generare novelle da utilizzarsi per la realizzazione di cortometraggi, si ritenne di promuovere un concorso letterario. Perché “Premio Lupo”? Si è voluto intestare il concorso al lupo, abitante supremo, austero e intelligente di questo territorio, in ragione di una comunanza rappresentativa delle diverse realtà presenti sui Monti Dauni (30 comuni).

 
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Nel volume rifluiscono sette studi che indagano testi legati da un comune filo conduttore, costituito dalla riflessione sul massiccio riuso del classico operato, in modalità differenti, dai secoli della tarda antichità e dell’alto Medioevo.

 
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«Quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita  nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta». Olivier Clerc, "Storia di una ranocchia"

 
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Da subito best-seller, alla pari del suo modello, l’Eneide si fa modello essa stessa, entrando nell’immaginario culturale e offrendosi quale inesauribile forziere di esemplarità, analogie, metafore, sentenze. Evidentemente, appartiene al ‘tesoro’ che ne deriva il titolo di questo nostro libro: antiquam exquirite matrem. L’emistichio è, notoriamente, stralciato dal comando del Timbreo a «cercar l’antica madre»: male inteso, l’oracolo fuorvia i Troiani, sicché, la trama che avrebbe potuto / dovuto essere svanisce a causa di (o semmai grazie a) questo fraintendimento, che genera errores e, con gli errores, la ‘vera’ storia del viaggio di Enea. Per altri versi, questa frase ci è parsa emblematica un po’ del lavoro esegetico, che ora spiega, ora tradisce il testo; un po’ di quello degli imitatori, che intendendo o fraintendendo, fanno comunque un testo nuovo.

 
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«So che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio d’immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori».

Italo Calvino

 
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Un prodotto agroalimentare assolutamente tipico dell'Italia: l'olio. Una parlamentare appassionata e caparbia: Colomba Mongiello. 5 anni di lavoro per una giusta causa: tutelare la qualità e l'identità dell'extravergine made in Italy.