Giovedì 19 Luglio 2018

Almanacco dauno

Oggi, 4 giugno 1944, i fascisti fucilavano Bruno Buozzi: Giuseppe Di Vittorio lo ricorda così

Il 4 giugno 1944 il dirigente della Cgdl ed ex deputato socialista viene trucidato a Roma, sembra per ordine del capitano delle SS Erich Priebke. A un anno dall’accaduto, Di Vittorio ricorda sul “Lavoro” il suo compagno e amico

Oggi, 4 giugno 1944, i fascisti fucilavano Bruno Buozzi: Giuseppe Di Vittorio lo ricorda così

Bruno Buozzi e Di Vittorio carcerati a Parigi

“Gli assassini nazisti e fascisti – scrive Di Vittorio – comprendevano quale valore rappresentasse per il proletariato italiano Bruno Buozzi e perciò lo massacrarono vilmente". 

Bruno Buozzi nei ricordi di Giuseppe Di Vittorio

(Dal sito della CGIL)

di Ilaria Romeo - Responsabile Archivio storico Cgil nazionale

In occasione dell'anniversario dell'uccisione di Bruno Buozzi da parte dei nazisti il 4 giugno 1944, ripubblichiamo questo articolo di Ilaria Romeo che ne ricorda la figura attraverso le parole di Giuseppe Di Vittorio, scritte a un anno dalla morte dell'amico sindacalista

 

Il 13 aprile 1944 Bruno Buozzi viene fermato per accertamenti dalla polizia fascista e condotto in via Tasso. Il Cln di Roma tenta a più riprese, ma senza successo, di organizzarne l’evasione e il 1° giugno, quando gli americani sono ormai alle porte della capitale, il nome del sindacalista (già segretario generale della Fiom e della Cgdl) ed ex deputato socialista viene incluso dalla polizia tedesca in un elenco di 160 prigionieri destinati a essere evacuati da Roma.

La sera del 3 giugno, con altre 13 persone, Buozzi è caricato su un camion tedesco. Il giorno seguente – sembra per ordine del capitano delle SS Erich Priebke – viene trucidato con tutti i suoi compagni. Così, a un anno esatto dall’accaduto Giuseppe Di Vittorio ricorda sul “Lavoro” il compagno e amico: “Nessun lavoratore italiano che abbia conosciuto Bruno Buozzi potrebbe ricordare il suo martirio senza sentirne un profondo dolore. Bruno Buozzi è stato uno dei dirigenti sindacali fra i più amati dal proletariato, perché Egli fu il tipo più completo dell’organizzatore che abbia prodotto il movimento operaio italiano”.

Operaio, Buozzi “ha amato gli operai e ne ha servito la causa con passione ardente, temperata da un senso elevato e impareggiabile di equilibrio. Bruno Buozzi non è mai stato un professionista dell’organizzazione. Egli è stato l’operaio che lotta per l’elevazione dei propri compagni di lavoro, per l’emancipazione della propria classe, e che nel corso di questa lotta è sempre più apprezzato dalla massa in cui lavora ed è da essa direttamente eletto a proprio capo ed elevato fino alla più alta carica della grande organizzazione dei lavoratori italiani, alla quale la sua forte personalità impresse un più alto prestigio”.

Bruno Buozzi, sempre secondo le parole di Di Vittorio, “fu anche il tipo più compiuto e più vero dell’autodidatta. Pur continuando a lavorare nel suo mestiere di operaio metallurgico, altamente specializzato, s’era formata una vasta cultura, ch’Egli mise, come tutto se stesso, al servizio del proletariato, alla cui causa consacrò e donò la sua vita. Si poteva consentire o dissentire su alcune vedute particolari di Bruno Buozzi – come è capitato al sottoscritto –, ma ci si sentiva sempre legati a Lui da un profondo rispetto e da un grande affetto”.

“Chi scrive ha potuto seguire l’opera di Buozzi in Italia ed in esilio ed ammirarne la continuità, anche quando questa opera costava non lievi sacrifici. Io mi legai d’una particolare amicizia personale con Lui, sin dal 1934, da quando fummo per lunghi anni entrambi componenti il Comitato d’unità di azione socialista e comunista, poi nel grande movimento popolare antifascista creato su basi unitarie nell’emigrazione italiana all’estero. Mi sia consentito di affermare che in quella nostra attività comune sorsero i primi germi di quella più vasta unità sindacale realizzata in seguito e di cui Buozzi fu uno degli artefici principali”.

Il comune impegno nell’antifascismo fece sì che i due grandi sindacalisti si ritrovassero nel carcere di Parigi, dove furono rinchiusi dai tedeschi. “Insieme, ancora, fummo tradotti ammanettati in Italia, attraverso la Germania, passando di carcere in carcere – scrive Di Vittorio –. Ci ritrovammo ancora assieme a Roma, dopo il 26 luglio e durante il periodo dell’occupazione tedesca, nel corso del quale, in riunioni clandestine, furono gettate le basi della nostra odierna unità sindacale, onore e vanto dei lavoratori italiani, che fu principalmente opera di Bruno Buozzi”.

“Gli assassini nazisti e fascisti – prosegue Di Vittorio – comprendevano quale valore rappresentasse per il proletariato italiano Bruno Buozzi e perciò lo massacrarono vilmente. Bruno Buozzi è morto per mano dei nemici del proletariato e del popolo. Egli vive e vivrà sempre nel cuore dei lavoratori italiani. Egli vive nella nostra unità sindacale e nella nostra grande Confederazione, e ne continuerà ad ispirare la lotta quotidiana in difesa dei lavoratori per i quali visse e morì”.

A dieci anni dal suo assassinio, Di Vittorio tornerà a ricordare Buozzi – sempre dalle colonne del “Lavoro” (6 giugno 1954) – ripensando al loro incontro nel carcere parigino “La Santé”: “Il nostro incontro avvenne nel febbraio 1941. Ignoravo che anche Buozzi si trovasse rinchiuso nella stessa prigione. Un giorno, verso la fine di febbraio, la polizia hitleriana addetta alle funzioni carcerarie, trasse dalla monotonia delle celle d’isolamento un folto gruppo di detenuti per una corvèe. Bisognava scaricare alcuni autocarri carichi di eccellente pane, destinato ai nostri carcerieri. Fummo raggruppati in un cortile, dal quale poi, per gruppi di dieci detenuti in fila indiana, scortati da guardie armate di mitra, si partiva carichi di sacchi ripieni di pagnotte, verso i magazzini dell’immensa prigione”.

Fu in quel raggruppamento di detenuti comandati alla “corvèe” che Di Vittorio rivide Buozzi. “Appena i nostri occhi si incontrarono, con moto quasi istintivo manovrammo entrambi accortamente per avvicinarci l’uno all’altro. Riuscimmo appena a toccarci furtivamente le mani, giacché la severissima vigilanza dei nostri aguzzini tendeva a rendere impossibile ogni scambio di parole e di segni fra detenuti. Vidi gli occhi amichevoli di Buozzi brillare di gioia nel vedermi: ero la prima persona conosciuta e amica che incontrava in quella triste prigione, nello stato di angoscia in cui lo aveva gettato l’arresto. ‘Per me non m’importa nulla’, mi disse subito: ‘Mi preoccupa il grande dolore di mia moglie e della mia bambina, poveretti!’”.

“Un urlo da belva emesso da uno dei nostri guardiani, che aveva sentito il bisbiglio di quelle poche parole, troncò sull’inizio la nostra conversazione. Tuttavia riuscimmo a rimanere nello stesso gruppo di dieci e a marciare l’uno dopo l’altro nella corvèe. Mentre salivamo uno scalone, curvi sotto il carico del pane, riuscii a dire a Buozzi parole di conforto per la sua famiglia e cercai di sapere le cause del suo arresto. Buozzi mi disse che la Gestapo hitleriana, ignara della sua vera personalità, voleva sapere da lui i motivi del suo arresto, dato ch’Egli era stato arrestato su richiesta del governo fascista italiano, per essere trasferito in Italia, a disposizione di Mussolini”.

Bruno Buozzi aveva appena completato la frase, “che uno dei nostri guardiani, con uno spintone improvviso a Buozzi – che mi precedeva – ci sbatté a terra entrambi, facendoci ruzzolare sulle scale, col nostro carico di pane, coprendoci d’improperi e di minacce. Fummo subito separati e riportati ognuno nella propria cella, col rimpianto di non aver potuto continuare il discorso e con le narici inondate dalla fragranza di quel pane fresco, che la fame ci faceva sognare ogni notte! Da quel momento, però, con la tecnica nota ai vecchi carcerati politici, riuscii a stabilire collegamenti quasi regolari con Buozzi mediante lo scambio di biglietti, con i quali ci mandavamo notizie e pensieri e qualche cibaria”.

Dopo alcuni giorni i due riuscirono a prendere l’ora d’aria quotidiana nello stesso cortile, “dove la possibilità e la volontà dei detenuti di conversare fra loro sono più forti della più occhiuta vigilanza. Tutte le nostre conversazioni, partendo dal presupposto comune dell’assoluta necessità dell’unità sindacale, nazionale e internazionale, e dall’esigenza imperiosa dell’unità d’azione fra i due partiti, comunista e socialista – quale base fondamentale d’unità della classe operaia – rafforzavano continuamente il nostro accordo sulle questioni di maggiore interesse, relative alla riorganizzazione del movimento operaio italiano e alla ricostituzione democratica dell’Italia”.

*Responsabile Archivio storico Cgil nazionale

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L’indagine relativa agli aspetti strutturali, linguistici e tematici delle sezioni della fabula terenziana, che maggiormente hanno influenzato la stesura di Molière, gettano luce sulla fucina dove ha lavorato il commediografo francese, che sapientemente ha adattato molteplici elementi e ha ‘confuso’ echi antichi e moderni, dotandoli di stilemi comici personalissimi.

 
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Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
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Se un classico si riconosce - come affermava Calvino - anche perché «non ha mai finito di dire quel che ha da dire», cosa avviene quando il classico più vitale e rappresentativo della latinità incontra il linguaggio contemporaneo più diffuso e prolifico? Quali sono gli avvincenti processi di riscrittura intervenuti fra i versi virgiliani e la loro trasposizione sul grande schermo? 

 
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Quattro ragazzi che insieme, con i loro strumenti, hanno suonato in tre continenti e condiviso il palcoscenico con alcune delle più famose band mondiali riescono a portare oltre 200 giovani in Terra Santa. Otto giorni di meraviglia, amicizia e nuove consapevolezze trascorsi in uno dei luoghi più ricchi di Storia del pianeta vengono raccontati con ironia e profondità riflessiva nelle pagine di questa graphic novel.

 
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Questo libro è il frutto di un serio corteggiamento: tra Michele Panunzio, l'autore, e i suoi tantissimi e attentissimi lettori che ogni domenica mattina lo aspettano al varco di internet per leggere un suo nuovo post del blog "Forever" che tiene su "Il Mattino di Foggia"

 
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«I rapporti di forza tra antico e moderno sembrano pendere in favore della modernità o, per meglio dire, della sua capacità di rifarsi ai modelli modificandone contenuti e connotati. Il presente, insomma, condiziona – è ovvio – la percezione del passato. E, questo, anche in vista della costruzione di identità e immaginari comuni: il ricorso a paradigmi già noti garantisce – o, dovremmo dire, dovrebbe garantire – che si realizzi un’immagine coerente e condivisa dell’attualità. 

 
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La pittura, in tutte le sue espressioni, rappresenta il linguaggio comune di tutte le arti attraverso il tempo della creatività umana. Se osserviamo i grandi capolavori, ci rendiamo conto che in essi troviamo tante suggestioni, emozioni, ricordi, nonché un forte senso di compattezza, una costante circolazione di idee sempre innovative e una enorme quantità di modelli figurativi...

 
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Da subito best-seller, alla pari del suo modello, l’Eneide si fa modello essa stessa, entrando nell’immaginario culturale e offrendosi quale inesauribile forziere di esemplarità, analogie, metafore, sentenze. Evidentemente, appartiene al ‘tesoro’ che ne deriva il titolo di questo nostro libro: antiquam exquirite matrem. L’emistichio è, notoriamente, stralciato dal comando del Timbreo a «cercar l’antica madre»: male inteso, l’oracolo fuorvia i Troiani, sicché, la trama che avrebbe potuto / dovuto essere svanisce a causa di (o semmai grazie a) questo fraintendimento, che genera errores e, con gli errores, la ‘vera’ storia del viaggio di Enea. Per altri versi, questa frase ci è parsa emblematica un po’ del lavoro esegetico, che ora spiega, ora tradisce il testo; un po’ di quello degli imitatori, che intendendo o fraintendendo, fanno comunque un testo nuovo.

 
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Interviste ai direttori del Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione a margine del III Seminario Nazionale "Integrazione tra sicurezza alimentare e nutrizionale" (Foggia, 5-7 maggio 2016)

 
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«Salvatore, mio fratello, la parte migliore di me, il superamento di me stesso, è sindaco di Cerignola» Pinuccio Tatarella (Cerignola 10.12.1993)

 
Multas per gentes: il confronto con l'altro

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Multas per gentes: il confronto con l'altro

di AA.VV.

«A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; [...] quando questo avviene, [...] allora, al termine della catena, sta il Lager» (Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947).

 
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di Mara Cinquepalmi

 
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Son'io, Marina

di Michele Sisbarra

Marina aveva sempre concepito la vita come un frammento di concretezza nell’immaterialità del nulla. Sì, il nulla, quello che la precede e che sarà dopo di lei, dopo ognuno di noi. Un peso che inconsapevolmente si portava dietro da troppo tempo

 
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«So che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio d’immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori».

Italo Calvino

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

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di AA.VV.

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Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

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Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di Sergio Audano - Giovanni Cipriani (a cura di)

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Il Foggia del '76

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Il Foggia del '76

di Giuseppe Baldassarre - Domenico Carella

«Di quel campionato vinto dal Foggia di Balestri ricordo due promettenti giovani della primavera: Corrado Tamalio, lanciato in casa contro la Reggiana, che fece esplodere lo Zaccheria con un gol superbo all’esordio, e Moreno Grilli, che firmò a La Favorita il gol che valse l’1-1 contro il Palermo. Due ragazzi, Tamalio e Grilli, che Roberto Balestri aveva allevato con la mollichella al Florio, centro di allenamento della formazione Primavera. Entrambi hanno fatto una buona carriera e io li ricordo con molto affetto».

 

 
Passando di là, gettate un fiore

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Passando di là, gettate un fiore

di G. Cipriani - A. Tedeschi - V. Vescera

In occasione del I°‭ ‬Centenario della Prima Guerra Mondiale si è voluto recuperare un episodio bellico che ne ha segnato l’incipit‭, ‬all’alba del 24‭ ‬maggio 1915‭: ‬l’affondamento‭, ‬al largo di Vieste‭, ‬del cacciatorpediniere‭ ‬‘Turbine’‭ ‬da parte dell’incrociatore austriaco Helgoland‭. 

 
Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

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Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

di Marisa Squillante

Nel volume rifluiscono sette studi che indagano testi legati da un comune filo conduttore, costituito dalla riflessione sul massiccio riuso del classico operato, in modalità differenti, dai secoli della tarda antichità e dell’alto Medioevo.

 
In nome dell'olio italiano

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In nome dell'olio italiano

di Colomba Mongiello

Un prodotto agroalimentare assolutamente tipico dell'Italia: l'olio. Una parlamentare appassionata e caparbia: Colomba Mongiello. 5 anni di lavoro per una giusta causa: tutelare la qualità e l'identità dell'extravergine made in Italy.

 
Il carme su San Michele Arcangelo di Flodoardo di Reims

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Il carme su San Michele Arcangelo di Flodoardo di Reims

di Francesca Sivo


Il poeta francese condensa gli elementi più significativi della leggenda micaelica di matrice garganica, seguendo l’ordine in cui essa viene narrata nel cosiddetto "Liber de apparitione sancti Michaelis in monte Gargano": l’anonima operetta agiografica che, narrando soprattutto le manifestazioni dell’Arcangelo sul promontorio dauno, rappresenta la leggenda di fondazione del più antico dei luoghi alti dell’Occidente europeo a lui dedicati

 
Premio Lupo 2016

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Premio Lupo 2016

di AA.VV.

Quattro parole, “Facciamo un concorso letterario”. La sfida era stata aperta. “Lo chiameremo “Premio Lupo” - dissi, in onore del nostro territorio che, per similitudine, ha visto nello scorso secolo una netta diminuzione della presenza dei suoi abitanti e del braccato animale, migrati a fiotti altrove. Eravamo tutti perplessi e non solo per il nome del concorso... Ma per sfida o per incoscienza intraprendemmo un percorso che, pur essendo molto impegnativo, è ricco di grandi soddisfazioni. Seminare su terreno incolto è sempre impresa ardua, ne sanno qualcosa i nostri contadini, ma a volte loro stessi, scarpe grosse e cervello fino, ci hanno dimostrato di saper ottenere, da incolti e pascoli, grandi risultati. Tanto sta avvenendo per il progetto “Premio Lupo”. Impensabile concepire nel lontano 2006 il ‘raccolto’ del 2016...

 
Premio Lupo 2016 - Sezione pittura

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Premio Lupo 2016 - Sezione pittura

di AA. VV.

«L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto». (Papa Benedetto XVI)

 
Il figlio di NessuNo

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Il figlio di NessuNo

di Gino, Paolo e Vittorio Frattulino

Mino Capocollo nel momento della morte del padre Amleto viene a conoscenza di un terribile segreto: coloro che credeva i suoi genitori in realtà sono dei perfetti estranei

 
Rico Garofalo, una vita per la musica

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Rico Garofalo, una vita per la musica

di Marcello e Riccardo Garofalo

 


«Il suo rapporto con il piano era una straordinaria relazione d’amore: nelle mani del Maestro il piano subiva una trasfigurazione figurale, da oggetto inanimato ad essere vivente, da strumento musicale a confidente, ad interlocutore, testimone attento delle sue ricerche continue per ottenere brillanti esecuzioni».

Gaetano Zenga