L'Editoriale

Martedì 19 Settembre 2017

La "profezia" dell'incidente ferroviario in Puglia

Storie meridionali di un viaggio che sempre ritorna

E' straordinario come nel nostro paese ci siano situazioni e avvenimenti che si ripetono sempre uguali, ho scritto questo racconto due mesi fa immaginando di raccontare una storia antica, i fatti di Puglia, come uno schiaffo, mi riportano ad una realtà che non cambia.

Storie meridionali di un viaggio che sempre ritorna

Che freddo quella notte di ottobre, la nebbia colmava fitta la valle del Basento, contadini e uomini con la valigia si assiepavano davanti alla stazione per prendere il Treno n°265 per Taranto. Morirono in venti, i feriti furono oltre 40, per lo più operai e contadini...

Quante volte sarò passato dal km 47 della Basentana? Tante, ma proprio tante, il mio lavoro mi porta spesso a passare di lì, quei due fossi che scendono dal pendio li guardo spesso, specie di inverno, quando con l'acqua vengono giù verso la strada argille e piccole colate di terra. Eppure no, non lo sapevo, ci sono storie che la Storia dimentica, frammenti di tragedie dimenticate, lasciate ad impolverarsi in qualche archivio di Stato, dove ammuffiscono colpe di cui uno Stato si vergogna.
Quella che vi racconto oggi è la storia della Madonna della frana.
Che freddo quella notte di ottobre, la nebbia colmava fitta la valle del Basento, contadini e uomini con la valigia si assiepavano davanti alla stazione per prendere il Treno n°265 per Taranto. Il treno. Quel regalo pianificato dal Re Borbone e poi attuato dal nuovo Regno, simbolo di modernità e di progresso, così tanto osteggiato da nobili e latifondisti, così ostinatamente voluto dalla classe borghese che vedeva nello sviluppo della Nazione il suo futuro. Salirono in tanti, facce da lavoro, uomini in giacca, viaggiava anche una intera compagnia di bel canto diretta a Corfù per la stagione lirica, un giovane e una ragazza canticchiavano brani dal Don Carlos.
Alle 5,00 del mattino i viaggiatori dormono, in ottobre è ancora buio e quella giornata fredda e scura con la pioggia che batteva forte sui vetri delle carrozze, ancor più induceva a star accucciati sotto i paltò e i cappotti per cercare di strappare ancora qualche ora di sonno al viaggio lungo e scomodo.
Il macchinista, Lui non dormiva, un occhio alla caldaia e uno ai binari, tra vampate di calore e vapore, polvere di carbone e qualche raro attimo di pausa per una cicca. Dio se pioveva, era dal giorno prima che l'acqua cadeva fitta su quelle colline saponose, grigie di argille tenere e ocra di sabbie sciolte, l'ultima testimonianza di un mare spento.
Il Sorvegliante si muoveva a fatica, 10 km di strada ferrata da controllare possono sembrare pochi quando c'è il sole e il tempo è buono. D'Estate tra il grano alto in attesa della falce, il frinire dei grilli era un caos armonico, alberi sparsi erano il rifugio dal sole e dall'afa durante il tragitto d'ispezione. Quel 19 ottobre no, c'era un gran freddo. La pioggia maligna era uno scroscio gelido che ti bagnava l'anima prima che il corpo.
L'aveva fatta l'ispezione il sorvegliante, era quasi al Casello 215 quando iniziò a grandinare. Trovò rifugio nel Casello e rimase lì in attesa che smettesse quello sconquasso di acqua e ghiaccio dal cielo, rimase a lungo, poi venne la sera. Il freddo, l'acqua, la fame lo fecero tornare indietro al calore della sua casa e a un pasto caldo. Non si inoltrò verso la curva dopo il Casello, uscì bagnato e sotto l'acqua si avviò per ritornare.
Sulla linea nessun problema da segnalare.
Una goccia d'acqua può essere potente, scava la roccia dura nei secoli, tortura un uomo, si infiltra, divaga, rompe legami, sposta particelle e, quel 19 ottobre, legioni di piccole gocce fecero il loro compito su una collina d'argilla troppo esposta per resistere.
Cominciò tutto con un lento deformarsi del pendio, un ventre molle gravido di acqua cominciò a gonfiarsi e scivolare mentre a monte si apriva una crepa, piccola all'inizio, che come una bocca ingorda si rimpinzò di acqua. Particella per particella l'argilla si sciolse, si smosse, si incamminò. Una colata è un serpente in movimento, che cola, striscia, scivola, travolge e infine sommerge ciò che incontra sul cammino. Due binari su una massicciata fanno presto ad essere sommersi e dietro la curva, oltre il Casello 215, il terreno fece un sol boccone della ferrovia, la travolse, la sommerse, la soverchiò poi si allargò nella valle del Basento e restò in attesa come un coccodrillo paziente aspetta la sua preda.
Alle 5,35 arrivò il treno 265, con il suo carico di operai, contadini, borghesi, musicisti arrivò ignaro che dietro la curva dopo il Casello, lo attendeva il coccodrillo affamato.
Buio, freddo, l'acqua che colava giù dalle sopracciglia, il macchinista diede uno sguardo al manometro e fece voce di spalar carbone nella caldaia, poi uno sguardo alla valle ancora buia, il faro della locomotiva penetrava a fatica nel muro d'acqua che scrosciava dal cielo. Superarono il Casello e poco dopo imboccarono la curva. Forse fu un lampo oppure un riflesso a catturare l'attenzione del macchinista, guardò in avanti e laddove dovevano brillare le due rette parallele dei binari si intravedeva una massa scura, informe, che giaceva sulla ferrovia. Azionò i freni, azionò l'allarme, azionò il controvapore.
Nelle carrozze lo sconquasso fu totale, chi cadde, chi batté il capo, un frastuono di valige e uomini che ruzzolavano in terra sovrastato dal lamento metallico dei freni che cercavano, inutilmente, di arrestare la corsa. Finì come non doveva finire: la carrozza si schiantò sulla frana che era caduta sulla strada ferrata: urla, stridii e lamenti di metalli piegati, schiocchi di legna che si spezzava, ossa in frantumi, fumo nero di legna e carbone, poi, nel silenzio del fine corsa, i lamenti dei feriti e dei sopravvissuti.
Il figlio dell'avvocato finì sotto le ruote schiacciato orribilmente, la cantante piangeva a singhiozzi con il viso sporco di fango e una larga ferita sul braccio, l'ingegnere con i baffi lo portarono via a braccia, mezzo morto.
Morirono in venti, tra questi il direttore d’orchestra di Corfù ed alcuni cantanti della compagnia, tra di essi un giovane avvocato non ancora trentenne, che voleva fare il cantante. Sporche di fango e di sangue vennero ritrovate nella carrozza squassata dall'urto le partiture della prima versione dell’opera Don Carlos.
I feriti furono oltre 40, per lo più operai e contadini. Il viaggio del treno 265 terminò lì e iniziò a muoversi un altro convoglio, non meno lento e doloroso, quello della giustizia italiana che, come il treno 265 non arrivò mai a destinazione.
Nello stesso periodo in Francia ci fu un episodio simile, fu risolto da un'inchiesta che portò alla condanna dei responsabili in pochi mesi, ma la nostra storia accadde in Italia e non in un Italia qualsiasi ma nell'Italia dei lazzaroni, dei figli dei briganti, nell'Italia del Sud conquistata a colpi di fucile e in una delle sue lande più desolate: la Basilicata.
Altrove, nella rete ferroviaria italiana dell'epoca, anche nelle tratte secondarie, i treni erano dotati di freni automatici, ma qui no. Quella cautela indispensabile nelle tratte minori della Lombardia e del Piemonte non era ritenuta necessaria su un tratto principale dell'Italia conquistata. Di quell'Italia da dotare del corredo infrastrutturale necessario per essere meglio sfruttata al servizio dei nuovi padroni, ma non sufficientemente importante da dover essere dotata di pari dispositivi di sicurezza.
Come andò a finire? Nel peggiore dei modi.
Sotto le pressioni del Governo e della Società ferroviaria che non poteva essere condannata a risarcire milioni alle vittime, il processo, con la scusa che i magistrati non potevano essere sereni -legittima suspicione-, fu scippato al Tribunale di Matera e poi, dopo la condanna emessa dal Tribunale di Potenza che dichiarò responsabile civile il comm. Mattia Massa, direttore generale della Società Ferroviaria (Rete Mediterranea), in appello, con la medesima scusa, nuovamente scippato e inviato a Bologna.
Cosa accadde si può leggere nel volume difese penali di Enrico Ferri, che fu avvocato di parte civile. Enrico Ferri fu esponente di rilievo della scuola positiva di criminologia, professore di diritto penale, avvocato e, naturalmente, militante socialista, direttore dell’Avanti e deputato socialista. “...il P.M. e il relatore non fecero che uno sfogo irruento contro il tribunale di Potenza che aveva osato condannare la Società ferroviaria … tanto che io, sdegnosamente protestando, lasciai la toga e non volli partecipare alla discussione. In Cassazione continuò lo stesso malaugurato influsso e la impunità del disastro di Grassano (che mi fu confessato a quattr’occhi essere imposta dalla ragione di stato di non provocare il fallimento della Rete Mediterranea, con l’obbligo di pagare qualche milione di indennizzo)». Due anni dopo la sentenza di Potenza, cinque anni dopo il disastro, la Società ferroviaria andò esente da ogni responsabilità!”.
Voi vi domanderete ora: cosa c'entra la Madonna della frana? Ebbene dovete sapere che successivamente all'evento franoso e per molto tempo, ogni giorno folle di manovali erano lì, con badili e carriole, a trasportar via la terra che continuava a franare. Un'immane fatica di Ercole combattendo contro il monte che continuava a franare. E siccome si da il caso che, in terre come quelle, in tempi come quelli, stretti tra il bisogno e la mancanza di lavoro, gli uomini riescano ad essere riconoscenti anche per le disgrazie, su quell'altarino costruito in onore della Madonna, operai e manovali pregavano che il lavoro non avesse termine.
Cosa resta di quell'immane disgrazia di 128 anni fa? Il resto di niente. Non c'è memoria, non c'è una lapide -almeno che io sappia- e ancora oggi dopo 128 anni le ferrovie del meridione d'Italia seguono logiche di minima assistenza e utilità, obsolete, lente, utili solo a servire gli interessi della parte sviluppata del Paese a discapito di quella più negletta.
Resta poco altro da dire.
Penso a quel giovane avvocato che sperava di cantare il Don Carlo e avere successo. Guardo dalla strada quelle scarpate di argilla grigia e da lontano mi giunge un'eco che mi sembra sussurrare: Vago sogno m'arrise... ei sparve; e nell'affanno un rogo appar a me, che spinge vampe al ciel. Di sangue tinto un rio, resi i campi un avel, Un popolo che muor, e a me a man pretende Siccome a Redentor, nei di della sventura. A lui n'andrò beato, se spento o vincitor. Plauso o pianto m'avrò dal taro memore tu cor.
I tempi cambiano, non ci sono più i viaggi avventurosi, nella mia terra si è passati dalla speranza di arrivare alla speranza di trovare un treno per partire.

Il Castello Edizioni

Prezzo di vendita 20,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di AA.VV.

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
RaccontiAMO

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RaccontiAMO

di P. Grillo, V.M.V. Francillotti, F. Del Vecchio

Viviamo in mezzo alle storie e bisogna raccontarle bene, con rispetto. E’ un compito civile, come quello del panettiere qua sotto. Io ho bisogno di lui e lui di me. Gli uomini hanno bisogno di storie. non soltanto per trasmettere sapere. Ogni storia è la custodia della speranza che questa vita non sia l’unica, che se uno volesse potrebbe avere un’esistenza differente. 

 
Donne del Mediterraneo

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Donne del Mediterraneo

di AA.VV.


Il mare nostrum è bacino di miti, che viaggiano nel tempo e nello spazio. Veleggiando sulle ali del mito, celebri eroine toccano approdi lontani, attraversando terree culture del Mediterraneo.

 
Rico Garofalo, una vita per la musica

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Rico Garofalo, una vita per la musica

di Marcello e Riccardo Garofalo

 


«Il suo rapporto con il piano era una straordinaria relazione d’amore: nelle mani del Maestro il piano subiva una trasfigurazione figurale, da oggetto inanimato ad essere vivente, da strumento musicale a confidente, ad interlocutore, testimone attento delle sue ricerche continue per ottenere brillanti esecuzioni».

Gaetano Zenga

 
Grafologia e Letteratura

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Grafologia e Letteratura

di Mario D'Ascanio

Da Parini all'Alfieri, da Leopardi a Carducci, a Pascoli, D'Annunzio, Gozzano, Ungaretti, Novaro: ecco cosa ci "mostrano", attraverso la Grafologia, alcuni grandi autori della Letteratura

 
Premio Lupo 2015

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Premio Lupo 2015

di AA. VV.

Il concorso letterario “Premio Lupo” nasce nel 2006 su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Roseto Valfortore (FG), quando, al fine di generare novelle da utilizzarsi per la realizzazione di cortometraggi, si ritenne di promuovere un concorso letterario. Perché “Premio Lupo”? Si è voluto intestare il concorso al lupo, abitante supremo, austero e intelligente di questo territorio, in ragione di una comunanza rappresentativa delle diverse realtà presenti sui Monti Dauni (30 comuni).

 
Salvatore Tatarella

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Salvatore Tatarella

di Natale Labia

«Salvatore, mio fratello, la parte migliore di me, il superamento di me stesso, è sindaco di Cerignola» Pinuccio Tatarella (Cerignola 10.12.1993)

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

Prezzo di vendita 20,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di Sergio Audano - Giovanni Cipriani (a cura di)

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Premio Lupo 2016

Prezzo di vendita 20,00

Premio Lupo 2016

di AA.VV.

Quattro parole, “Facciamo un concorso letterario”. La sfida era stata aperta. “Lo chiameremo “Premio Lupo” - dissi, in onore del nostro territorio che, per similitudine, ha visto nello scorso secolo una netta diminuzione della presenza dei suoi abitanti e del braccato animale, migrati a fiotti altrove. Eravamo tutti perplessi e non solo per il nome del concorso... Ma per sfida o per incoscienza intraprendemmo un percorso che, pur essendo molto impegnativo, è ricco di grandi soddisfazioni. Seminare su terreno incolto è sempre impresa ardua, ne sanno qualcosa i nostri contadini, ma a volte loro stessi, scarpe grosse e cervello fino, ci hanno dimostrato di saper ottenere, da incolti e pascoli, grandi risultati. Tanto sta avvenendo per il progetto “Premio Lupo”. Impensabile concepire nel lontano 2006 il ‘raccolto’ del 2016...

 
Il ruolo della Scuola nella tradizione dei classici latini

Prezzo di vendita 40,00

Il ruolo della Scuola nella tradizione dei classici latini

di AA.VV.

Non si può non convenire sul fatto che l’analisi del Fortleben dei classici nel loro impiego scolastico costituisce una ulteriore occasione di riflessione sulla capacità impressionante degli antichi di precorrere i tempi anche in una sfera nevralgica e quanto mai attuale come quella didattica.

 
Premio Lupo 2016 - Sezione pittura

Prezzo di vendita 25,00

Premio Lupo 2016 - Sezione pittura

di AA. VV.

«L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto». (Papa Benedetto XVI)

 
Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

Prezzo di vendita 25,00

Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

di Marisa Squillante

Nel volume rifluiscono sette studi che indagano testi legati da un comune filo conduttore, costituito dalla riflessione sul massiccio riuso del classico operato, in modalità differenti, dai secoli della tarda antichità e dell’alto Medioevo.

 
FOREVER

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FOREVER

di Michele Panunzio

Questo libro è il frutto di un serio corteggiamento: tra Michele Panunzio, l'autore, e i suoi tantissimi e attentissimi lettori che ogni domenica mattina lo aspettano al varco di internet per leggere un suo nuovo post del blog "Forever" che tiene su "Il Mattino di Foggia"

 
Multas per gentes: il confronto con l'altro

Prezzo di vendita 20,00

Multas per gentes: il confronto con l'altro

di AA.VV.

«A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; [...] quando questo avviene, [...] allora, al termine della catena, sta il Lager» (Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947).

 
I miti dei mitici alunni della I D

Prezzo di vendita 15,00

I miti dei mitici alunni della I D

di AA.VV.

«So che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio d’immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori».

Italo Calvino

 
Ti ho amata per sempre

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Ti ho amata per sempre

di Michele Sisbarra

Dopo le raccolte di poesie, l’autore decide di cimentarsi con un lungo racconto su un tema mai così attuale come quello dell’amore tra un uomo e un donna vittima della violenza che tante donne spesso subiscono e la difficoltà ad emanciparsi dall’aguzzino. L’incontro, in una di “quelle parti del Sud che ti colorano l’anima rendendola gaudente tra le mille difficoltà di vite aspre” dell’amore adolescenziale al quale lei si aggrappa per fuggire dalla prigione.

 
Le storie dei SIAN

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Le storie dei SIAN

di AA.VV.

Interviste ai direttori del Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione a margine del III Seminario Nazionale "Integrazione tra sicurezza alimentare e nutrizionale" (Foggia, 5-7 maggio 2016)

 
TraPassato&Presente

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TraPassato&Presente

di AA.VV.

Le diverse forme intellettuali della cultura moderna sono debitrici verso la grande esperienza della civiltà antica. Eppure, il modello culturale a centralità umanistica viene ripetutamente esposto al rischio di essere emarginato dalla scuola, poi dall’università, e infine dalla coscienza comune della nazione.

 
Ricordare...

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Ricordare...

di Claudia Di Dio

Cosa spinge una persona a scrivere del proprio paese? Senz’altro l’amore che nutre per la sua comunità dove è nato, cresciuto e continua, pur con grandi sacrifici, a vivere. Ma non è solo questo.

 
Son'io, Marina

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Son'io, Marina

di Michele Sisbarra

Marina aveva sempre concepito la vita come un frammento di concretezza nell’immaterialità del nulla. Sì, il nulla, quello che la precede e che sarà dopo di lei, dopo ognuno di noi. Un peso che inconsapevolmente si portava dietro da troppo tempo

 
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Foggiani

di Gioacchino Rosa Rosa

«Quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita  nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta». Olivier Clerc, "Storia di una ranocchia"

 
Ciccio Patino

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Ciccio Patino

di Domenico Carella

Patino era un’ala di quelle di un tempo mai passato di moda che vivevano ai confini del rettangolo; quasi una sorta di reclusi dentro una striscia piccolissima di campo, per preparare poi gli scatti, i dribbling e gli allunghi, i cross per le teste dorate di Nocera e Oltramari, di Matteo Rinaldi che avanzava ad ogni calcio d’angolo come gli capitò di fare, tra l’incredulità collettiva, a Firenze nel debutto assoluto in serie A, segnando un gol che ammutolì lo stadio.

 
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VelEni

di Fabio Amendolara

Poteri forti, fortissimi, che muovono soldi, faccendieri e barbe finte, che decidono le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno potere di vita e di morte. Un intrigo tutto italiano che ha sullo sfondo l’ombra della mafia siciliana. Personaggi di primo piano della Prima Repubblica, rimasti più o meno nascosti, muovono le pedine su uno scacchiere alla cui base ci sono potere e petrolio; figure importanti, poi annoverate tra i martiri dello Stato, mostrano un’altra faccia e intellettuali considerati tutti d’un pezzo si lasciano condizionare da un padrone o dal denaro. Un testimone importante viene ignorato, con molta probabilità conosceva una parte della storia che è rimasta segreta e che forse lo rimarrà per sempre.

 
Passando di là, gettate un fiore

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Passando di là, gettate un fiore

di G. Cipriani - A. Tedeschi - V. Vescera

In occasione del I°‭ ‬Centenario della Prima Guerra Mondiale si è voluto recuperare un episodio bellico che ne ha segnato l’incipit‭, ‬all’alba del 24‭ ‬maggio 1915‭: ‬l’affondamento‭, ‬al largo di Vieste‭, ‬del cacciatorpediniere‭ ‬‘Turbine’‭ ‬da parte dell’incrociatore austriaco Helgoland‭. 

 
Il Maestro Rotelli

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Il Maestro Rotelli

di a cura di Rosa Labriola

ù"Il Maestro Rotelli" vuole essere un omaggio ad un conterraneo artigiano del linguaggio, ad un’artista del verso che, come altri della sua generazione, scrive per dovere morale. È concepito per celebrare l’eclettismo, la mitopoiesi e soprattutto l’onestà e il coraggio di un poeta e di un uomo d’altri tempi, vissuto a Torremaggiore.

 
Maria, la canzone triste

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Maria, la canzone triste

di Sofia Pia Annarelli

 «Maria, la canzone triste sviluppa, senza lamentosi pietismi, la vicenda di Maria, orfana di una giovane coppia morta durante la strage di Capaci, rimasta segnata nel fisico e nell’animo, e della sua crescita verso una sofferta consapevolezza di sé. Quello che sorprende è il modo con cui Sofia Pia Annarelli modula lo stile con l’alternare vari piani narrativi e registri stilistici e con un’attenta contestualizzazione della storia» (Mariolina Cicerale).

 
Vernacolo in musica 2

Prezzo di vendita 25,00

Vernacolo in musica 2

di Alfredo Amatruda - Sereno Labbozzetta

Questo secondo volume di raccolta di canzoni in dialetto foggiano completa il primo "Vernacolo in Musica" e ha ancora una volta il merito di mettere in mostra pregevoli testi dei poeti dialettali Marisa Amatruda, Osvaldo Anzivino, Alfredo Ciannameo, Giuseppe Esposto, Raffaele Lepore, Urbano Marano, Guido Mucelli, Raffaele Pagliara, Ottavio De Stefano, Amelia Rabbaglietti, Raffaele Ventura, nonché - oltre ovviamente a Sereno Labbozzetta e Alfredo Amatruda - i compositori Ferdinando e Rico Garofalo e la stessa Mariateresa Labbozzetta. Un vero patrimonio culturale che abbraccia ormai un secolo e che va aggiornato e rivalutato.

 
I racconti del cortile

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I racconti del cortile

di Alberto Mangano

 Quanto tempo abbiamo trascorso sotto casa, chi in un cortile, chi in mezzo alla strada! Quante giornate ci son sembrate noiose perché esattamente l’una uguale all’altra! Eppure proprio quelle giornate sono risultate fondamentali per la nostra crescita, quella che ci ha permesso di arrivare ad essere come quegli adulti che allora osservavamo con distacco e ammirazione al tempo stesso.

 
Premio Lupo 2015 - Sezione Pittura

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Premio Lupo 2015 - Sezione Pittura

di AA.VV.

La pittura, in tutte le sue espressioni, rappresenta il linguaggio comune di tutte le arti attraverso il tempo della creatività umana. Se osserviamo i grandi capolavori, ci rendiamo conto che in essi troviamo tante suggestioni, emozioni, ricordi, nonché un forte senso di compattezza, una costante circolazione di idee sempre innovative e una enorme quantità di modelli figurativi...

 
Verba puerpera

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Verba puerpera

di Giovanni Cipriani

 


L’inventario delle situazioni che controllano il momento del parto in Roma antica si sostanzia in uno stupefacente deposito di superstizioni e di ricette, in cui la magia spadroneggia con i suoi principi di carattere analogico e simpatetico e di cui il folklore locale conserva vivida traccia; non mancano altresì le specifiche ‘parole del parto’, connotate - ieri come oggi - da un sofferto intreccio di paura e di fede, com’è naturale nei delicati ‘riti di passaggio’.

 
Il Foggia del '76

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Il Foggia del '76

di Giuseppe Baldassarre - Domenico Carella

«Di quel campionato vinto dal Foggia di Balestri ricordo due promettenti giovani della primavera: Corrado Tamalio, lanciato in casa contro la Reggiana, che fece esplodere lo Zaccheria con un gol superbo all’esordio, e Moreno Grilli, che firmò a La Favorita il gol che valse l’1-1 contro il Palermo. Due ragazzi, Tamalio e Grilli, che Roberto Balestri aveva allevato con la mollichella al Florio, centro di allenamento della formazione Primavera. Entrambi hanno fatto una buona carriera e io li ricordo con molto affetto».

 

 
Sono solo uno che fa click

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Sono solo uno che fa click

di Michele Sepalone

Un fotoracconto di Foggia, dei suoi cittadini e dei momenti salienti che la città ha vissuto negli ultimi anni. Dai paesaggi di rara bellezza, all'impegno civico, al mondo della cultura e del teatro, Sepalone racconta attraverso i suoi scatti cos'è Foggia attraverso le sue infinite sfaccettature

 
Quattro amici al bar

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Quattro amici al bar

di Domenico Farina

20 anni di vita politica a Cerignola e in Capitanata, senza trascurare una dimensione più ampia: quella regionale e quella nazionale vissute con i protagonisti di allora.

 
Vaffankulo Bridget Jones

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Vaffankulo Bridget Jones

di Alessandro Maselli del Giudice

Roman Jones, programmatore insoddisfatto che sogna di produrre t-shirt con i disegni da lui realizzati, il 9 agosto 2014 compirà quarant’anni. Non ha legami stabili né li ha mai cercati, ma la caccia all'autore di un sms anonimo lo condurrà a scoprire realmente chi sono le persone che lo circondano e quali sono i sentimenti che provano nei suoi confronti.

 
Un invito, poi un viaggio

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Un invito, poi un viaggio

di Alessia Roberta Scopece

Quattro ragazzi che insieme, con i loro strumenti, hanno suonato in tre continenti e condiviso il palcoscenico con alcune delle più famose band mondiali riescono a portare oltre 200 giovani in Terra Santa. Otto giorni di meraviglia, amicizia e nuove consapevolezze trascorsi in uno dei luoghi più ricchi di Storia del pianeta vengono raccontati con ironia e profondità riflessiva nelle pagine di questa graphic novel.

 
Processo farsa: un'invenzione di Terenzio e Molière

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Processo farsa: un'invenzione di Terenzio e Molière

di Antonella Tedeschi

L’indagine relativa agli aspetti strutturali, linguistici e tematici delle sezioni della fabula terenziana, che maggiormente hanno influenzato la stesura di Molière, gettano luce sulla fucina dove ha lavorato il commediografo francese, che sapientemente ha adattato molteplici elementi e ha ‘confuso’ echi antichi e moderni, dotandoli di stilemi comici personalissimi.

 
Antiquam exquirite matrem

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Antiquam exquirite matrem

di AA.VV.

Da subito best-seller, alla pari del suo modello, l’Eneide si fa modello essa stessa, entrando nell’immaginario culturale e offrendosi quale inesauribile forziere di esemplarità, analogie, metafore, sentenze. Evidentemente, appartiene al ‘tesoro’ che ne deriva il titolo di questo nostro libro: antiquam exquirite matrem. L’emistichio è, notoriamente, stralciato dal comando del Timbreo a «cercar l’antica madre»: male inteso, l’oracolo fuorvia i Troiani, sicché, la trama che avrebbe potuto / dovuto essere svanisce a causa di (o semmai grazie a) questo fraintendimento, che genera errores e, con gli errores, la ‘vera’ storia del viaggio di Enea. Per altri versi, questa frase ci è parsa emblematica un po’ del lavoro esegetico, che ora spiega, ora tradisce il testo; un po’ di quello degli imitatori, che intendendo o fraintendendo, fanno comunque un testo nuovo.

 
Il figlio di NessuNo

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Il figlio di NessuNo

di Gino, Paolo e Vittorio Frattulino

Mino Capocollo nel momento della morte del padre Amleto viene a conoscenza di un terribile segreto: coloro che credeva i suoi genitori in realtà sono dei perfetti estranei

 
Il lumicino della Speranza

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Il lumicino della Speranza

di Piero Cicolella

La storia d’amore tra Mattia e Carol è sconvolta da un evento lieto ma allo stesso tempo tragico, che ne cambierà radicalmente la vita sentimentale. Solo grazie alla forza della speranza e al loro grande amore i due protagonisti riusciranno ad affrontare e superare le avversità della vita.

 
Mare Omnium

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Mare Omnium

di AA.VV.

Il mare è di tutti. Personaggi, racconti e vite vere lo attraversano, nutrendosi di cultura o pagando lo scotto delle ingiustizie della storia. Lì è la nostra origine, lì il nostro approdo: «il tutto o il niente, come un grande mare, circonda l’isola di naufraghi che è la vita» (Fernando Pessoa).