Domenica 11 Dicembre 2016

La testimonianza inedita

Potenza, il diario dei terribili bombardamenti del 1943

Il documento, autentico, di Amedeo Ricchezza, di stanza a Potenza l'8 e 9 settembre, quando in città gli alleati fecero una inutile strage di civili, è stato ritrovato in un cassetto della sua casa di Napoli dalla nipote Idea Leone

Potenza, il diario dei terribili bombardamenti del 1943

Il diario originale

Nel diario sono riconoscibili luoghi, fatti, persone che sono tutti i giorni davanti agli occhi dei potentini. Nella seconda parte del diario, sparisce quasi del tutto il soldato e prevale l’uomo, con i suoi bisogni: mangiare, salvarsi la vita, raggiungere la famiglia, non perdere la dignità.

Il diario che segue, rigorosamente autentico, era conservato in un cassetto della casa di Napoli di mio nonno, Amedeo Ricchezza. Durante la guerra egli era di stanza a Potenza, e probabilmente aveva, avendo molta più dimestichezza con la scrittura che con le armi, incarichi di segreteria e di verbalizzazione degli avvenimenti. Forse questo rapporto non fu mai consegnato ai suoi superiori, forse era una copia fatta in carta carbone: sta di fatto che lo conservava, dopo tanti anni. Sono felice di offrirlo come una testimonianza in presa diretta di ciò che accadde nella città di Potenza in quei terribili giorni dell'8 e 9 Settembre 1943, quando, dopo il proclama di armistizio di Badoglio, «la città - come riferisce Leonardo Pisani - viene pesantemente bombardata dagli alleati con l'intento di tagliare le comunicazioni stradali e ferroviarie che consentivano l'afflusso delle truppe tedesche alle zone dello sbarco alleato, avvenuto il 9 sulle spiagge del litorale salernitano. I bombardamenti costarono alla città molte vittime innocenti tra la popolazione civile e portarono alla distruzione, coi pochi obiettivi militari esistenti, di molte costruzioni civili, private e pubbliche, tra le quali l'ospedale San Carlo e la Cattedrale». 

Nel diario sono riconoscibili luoghi, fatti, persone che sono tutti i giorni davanti agli occhi dei potentini. Nella seconda parte del diario, sparisce quasi del tutto il soldato e prevale l’uomo, con i suoi bisogni: mangiare, salvarsi la vita, raggiungere la famiglia, non perdere la dignità. Il tono si fa via via più personale, e prende accenti drammatici, e convulsi: col pensiero della morte sempre presente, forse le parole scritte in fretta su fogli di carta di fortuna potrebbero diventare un testamento. Forse è per questo che il diario è stato conservato: per ricordare all’estensore, e alle nuove generazioni, che orribile tragedia è la guerra, e quanto incide non sulla Storia, ma sulla vita di piccole persone normali, come un giovane sergente spaventato. Dal punto di vista storico, rilevante il racconto del dislocamento delle truppe tedesche nei dintorni di Potenza, e la nota relativa al suicidio del Capitano Faccin, cui a Potenza, in memoria, è dedicata la scalinata che va da via Vaccaro a via Vespucci.

IL DIARIO 

8 Settembre 1943 ore 22. Ero presso il Rione S. Maria allorquando sono stato sorpreso dal primo bombardamento aereo. Spezzonamento e bombardamento dell'edificio Balbo (Comando Generale dell'Armata) e del Museo. Sono riuscito, incolume, a raggiungere la campagna ove ho passato la notte all'aperto.

9 Settembre ore 6. Mi unisco a mio cognato, visito la casa. Ore 7.30 Mi reco al Comando dell'Armata a prendere regolare servizio. Al Comando apprendo che durante la notte il Comando Tattico dell'Armata a mezzo di autocarri si è trasferito a Francavilla Fontana (Ufficio Operazioni, Informazioni, Telecomunicazione, Sez. Cifra). A Potenza rimane ancora un'aliquota del Comando 7° Armata (tutti gli altri Uffici ed un Ufficio Operazioni ridotto). Sono al comando dei seguenti ufficiali: Capt. Punzo Federico; Capt. Frateschi Michele; Capt. Grieco (della Sez. Situazioni). Sono a mia disposizione: il fante Di Lucio, un dattilografo, il fante Conte, un piantone, il fante Rizzo. E' pure presente il Sergente Battista della Sezione Eliografi e disegnatori. Riordino l'ufficio lasciato in condizioni pessime per l'affrettata partenza nella notte: ritiro i telescritti della notte, creo nuovi registri protocollo per la tenuta della corrispondenza con il Capt. Tattico. Alle ore 9 mi viene consegnata la corrispondenza che verifico e smisto (si tratta di 7 od 8 fogli) per alcuni sarà in grado di rispondere direttamente il Capt. Tattico perchè a Potenza, con lo spostamento dell'ufficio e carteggio relativo, sono nell'impossibilità di guardare qualsiasi riferimento a precedenti. Sono intento a sottoporre i fogli al Capt. Punzo, allorché alle ore 9:45 circa siamo sottoposti a violento bombardamento mentre eravamo riuniti nella sede del Comando all'Ospedale S. Carlo. Riesco, dopo un poco, a raggiungere il rifugio dell'Armata. Sono tra gli altri, oltre i miei diretti ufficiali, il Ten. Col. Vitale dell'Ufficio Corrispondenza, ufficiali dell'Ufficio Ordinamento, il Cap. Galik, il Col. Bianchi, il Serg. Maggiore Rossano, Montelastici, Morsetti ed altri. Passata la prima ondata, ritengo sia più prudente allontanarsi dal Comando, obiettivo in sé stesso, e seguendo anche l'esempio di moltissimi altri, per la scaletta a ridosso della Mensa Sottufficiali fuggo all'aperto nell'intento di raggiungere la galleria Calabro - Lucana. Non riesco però a coprire la distanza ed insieme ad altri sono sorpreso dalla seconda e terza ondata di apparecchi nemici. Data l'ampiezza della strada, e le condizioni di visibilità (sole pieno, assenza di alberi perchè terreno glabro, apparecchi a bassissima quota) mi butto attraverso una scarpata, viso a terra ed attendo che tutti gli apparecchi sgancino le bombe, una quarantina nelle vicinanze, moltissime altre più lontano. Sono letteralmente coperto di calcinacci e vetri, tutto contuso, una storta al piede, un dito slogato. Nessuna ferita. Per difficoltà nel camminare raggiungo con ritardo la galleria della Calabro Lucana, ad incursione terminata. Attraverso la foschia creata dalla polvere mi accordo che è stata colpita la Caserma A.U.C. Preso da choc nervoso resto in galleria tutto il giorno e la notte.

10 Settembre 1943. Insieme agli altri militari superstiti dell'Armata resto, secondo gli ordini, tutto il giorno in galleria. Non esco a prendere alcun pasto, avendo ottenuto qualche cosa da mangiare stesso in galleria (dal cognato, Ten. Col. Leone del Reg. 48° Fanteria).

11 Settembre 1943 Sono in galleria con gli altri. Apprendo che a seguito di ordini superiori dovrò, insieme agli altri militari, trasferirmi in altra galleria perchè quella sinora occupata deve essere riservata ai soli civili. Alle ore 16.30 incontro il Cap. Punzo, il Serg. Magg. Salvi del Quartiere Generale. Mi unisco ad essi e raggiungo la nuova galleria (Fornace) e con gli altri resto tutto il giorno e la notte.

12 Settembre 1943 La galleria è nelle immediate vicinanze di una strada rotabile attraversata dalle colonne tedesche in ritirata. In galleria apprendo di incidenti verificatisi con gli ex alleati che eransi presentati per disarmarci. Apprendo pure che è intendimento del Col. Facini rispondere con la forza qualora simili incidenti abbiano a ripetersi. Io sono disarmato sin dal momento che ho lasciato il Comando perchè costretto a fuggire, nel momento critico, nelle condizioni in cui ero in ufficio, non ho avuto agio di prendere bustina né arma. Col Sig. Capitano Punzo rimetto in ordine il protocollo in arrivo e partenza e resto a scrivere il diario storico degli avvenimenti fino alle ore 11. Decido di fermarmi in galleria, sì, ma di aver la possibilità, occorrendo, di fuggire attraverso la campagna ove gli avvenimenti dovessero precipitare o si palesasse possibile un'eventuale cattura. Mi accorgo che gran parte del personale già dipendente dell'Armata è fuori dalla galleria: moltissimi hanno lasciato il Comando per raggiungere la propria casa, altri che non hanno potuto perchè in regioni distanti sono tutti sparpagliati per la campagna e dormono in campagna presso masserie o cascinali. Penso anche io che è più prudente restare all'aperto che in galleria che per sua natura costituisce una trappola pericolosa sia per la difesa, sia per sfuggire ad una cattura. Rendo partecipe di questo pensiero il Capt. Frateschi il quale non ostacola il mio modo di vedere. In compagnia del Serg. Magg. Carbone dell'Ufficio Personale e Segreteria, mi dirigo verso una masseria dove ci viene concessa ospitalità e qualche fetta di pane. Passiamo la notte in una siepe assistendo alla caduta di numerosi razzi luminosi e bombe alla periferia.

13 Settembre 1943 Mi reco in galleria unitamente al collega Carbone e ad un sottotenente che anch'essi hanno fatto capo al nostro cascinale. Apprendo che la situazione in galleria è sempre più grave: tutti si allontanano ed il nostro nucleo diventa sempre più piccolo, esiguo, sparuto. Altri incidenti si sono verificati con i tedeschi che persistono nella pretesa di disarmarci. Mi viene riferito - salvo il vero - che il Ten. Col. Cuzzi ed il Ten. Barendson, già addetti al collegamento con la X Armata Germanica sono stati prelevati e condotti via. Arrivano il Capt. Punzi ed il Capt. Frateschi. Col Sig. Capt. Punzo, in campagna, compiliamo il diario storico degli ultimi avvenimenti, disturbati due volte dal passaggio di carri. Ancora una volta dei tedeschi si avvicinano alla galleria. Trattasi di elementi che vengono a chiedere qualche provvista alimentare. Gli avvenimenti dei giorni precedenti, il digiuno, lo choc nervoso cominciano a deprimere il mio morale: sento che anche io non sono più padrone dei miei nervi. Il solo passaggio di carri, o l'avvicinarsi di qualche tedesco, mi scuotono sensibilmente. Resto col Sig. Capt. Punzo fino alle ore 13. L'ufficiale, gentilmente, divide con me un pezzo di pane ed un poco di provola affumicata. Sono commosso dalla familiarità con cui sono trattato. Prendo appuntamento col Capt. Punzo per rivederci alle ore 17 per redigere ancora un poco di diario storico. Mi trattengo col collega Salvi del D.G. Egli è intento a verificare il Quadro 3 del Giornale di Contabilità. Gli sono vicino per circa un'ora. Mi trattengo col Mar. Curriello e col Mar. Battiloro.  Con mezzi di fortuna - come graziosamente ordinatomi dal Capt. Punzo - riesco a tagliarmi la barba: ero irriconoscibile sia nel viso, sia negli abiti. Col collega Carbone faccio ritorno alla masseria che mi ha ospitato e consumo un piatto di pasta e patate: orribile, ma la fame!... Alle ore 17 circa ero in procinto di recarmi in galleria dove dovevo essere atteso dal Capt. Punzo per riprendere il nostro lavoro. Vedo invece una quantità di soldati che si riversano per le campagne. Poco dopo raggiungono il nostro cascinale 5 Ufficiali ed il Maresciallo, alcuni soldati, attendenti, etc., molti sono del Genio dell'Armata. (sento qualche cognome: Capt. Romeo). Circondiamo i suddetti ufficiali: ci chiedono un fuoco per distruggere tutti i documenti. Li aiuto. Tutti tracciano l'itinerario per raggiungere le proprie abitazioni. Si pagano anticipi sugli stipendi. I soldati si mettono in abito civile. Ci viene riferito che tutti i militari si sono dileguati, compreso Ufficiali e CC.RR.. In galleria non vi è più nessuno, ed il Capt. Faccin ha preferito suicidarsi anziché arrendersi ai tedeschi. Appena rassettati, tutti proseguono, ciascuno con un itinerario proprio. Resto perplesso sul modo come regolarmi. Penso che è inutile recarmi in galleria e tento anche io di restare la notte all'aperto e l'indomani di raggiungere Pignola dove dei parenti potranno ospitarmi. Alle ore 22 lancio di razzi luminosi e bombe e spezzoni sulle rotabili adiacenti. Sono in una siepe, appena coperto, e passo la notte insonne.

14 Settembre 1943 Alle 7.30 prendo commiato dal collega Carbone - buon camerata che ha diviso con me il pezzo di formaggio, la scatoletta di carne e le more - e attraverso varie indicazioni aggiro la città di Potenza attraverso la località Betlemme. Attraverso una rotabile trafficata dai tedeschi; due volte sono costretto a nascondermi in un pagliaio al passaggio degli aerei. Raggiungo una piana. Incontro militari in abito civile venuti chi da Bologna, chi da Reggio. Incontro il Ten. Col. in congedo Amorosini. Mi viene indicata la strada da seguire per raggiungere Pignola: scalata di una collina attraverso il fiume, Poggiocavallo. Da lontano ci accorgiamo che i tedeschi sono intenti a lavorare sul cocuzzolo di detta montagna. A gomiti, annaspando riesco a scalare la collina, arrivando a 50 mt. dalla rotonda di Poggiocavallo. Un autocarro sulla rotonda scarica militari tedeschi. Pare si stia organizzando una difesa c.a. [?? n.d.T.] Sono completamente visibile perchè il terreno non presenta alcuna asperità ed alcun mascheramento, solo qualche cespuglio di ginestra. Pur vedendo vicino - 50 mt. - la meta, penso che non riuscirò a tagliare la rotabile lì dove sono i tedeschi. Ogni tanto si sente lo schioppettìo di qualche fucilata, qualche raffica di arma automatica. E' importante proseguire. Strisciando, carponi, se scoperto, sarò oggetto di qualche fucilata. Decido di ritornare a Potenza di corsa, in un attimo in cui la rotabile è sgombra, scendo verso la valle, più che scendo, rotolo attraverso i rovi e le more ed abbastanza malconcio riesco a sottrarmi alla vista dei tedeschi. Mi fermo in un cascinale per bere. Sempre deciso a tornare a Potenza,  faccio ancora qualche ora di campagna. Raggiungo un'altra masseria che ospita sfollati da Potenza. Un contadino mi indica un'altra strada mediante la quale potrò raggiungere Pignola. Mi viene offerto un uovo da bere. Devo rimanere circa tre ore in detta masseria perchè aerei volteggiano nella zona. Tornata la calma, di corsa per campi, salgo una collina, scendo per una valle, attraverso una rotabile nel momento in cui è sgombra da automezzi, e raggiungo il fiume. Ancora qualche ora lungo il fiume ben mascherato; liberatomi della giubba di panno, raggiungo un molino ad acqua ed ivi mi fermo spossato. Qui incontro gente di Pignola che si offre di accompagnarmi, però a sera, dopo avere macinato il grano. Resto tutto il giorno al molino. Alle ore 15 la padrona cucina un piatto di pasta e me l'offre. Appena appena ne mangio una forchettata. Gente buona ed ospitale dappertutto sul mio cammino. A sera, con un gruppetto di donne ed un abitante di Pignola che mi ha conosciuto all'Armata, lungo il fiume, per un sentiero pieno di more, sono accompagnato a Pignola: due ore di campagna, e - gioia quasi insperata - posso stringere fra le braccia mia moglie, le mie bambine, i miei parenti.”

Il Castello Edizioni

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L’inventario delle situazioni che controllano il momento del parto in Roma antica si sostanzia in uno stupefacente deposito di superstizioni e di ricette, in cui la magia spadroneggia con i suoi principi di carattere analogico e simpatetico e di cui il folklore locale conserva vivida traccia; non mancano altresì le specifiche ‘parole del parto’, connotate - ieri come oggi - da un sofferto intreccio di paura e di fede, com’è naturale nei delicati ‘riti di passaggio’.

 
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 Quanto tempo abbiamo trascorso sotto casa, chi in un cortile, chi in mezzo alla strada! Quante giornate ci son sembrate noiose perché esattamente l’una uguale all’altra! Eppure proprio quelle giornate sono risultate fondamentali per la nostra crescita, quella che ci ha permesso di arrivare ad essere come quegli adulti che allora osservavamo con distacco e ammirazione al tempo stesso.

 
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Curioso che uno stadio di calcio ricordi un pioniere del basket locale. Accade a Foggia con Pino Zaccheria, morto al fronte in Albania il 4 aprile del ’41 durante il secondo conflitto bellico, ed alla cui memoria è stato intitolato l’impianto di viale Ofanto nel 1946. In molti lo hanno ribattezzato Zac, forse per un vezzo, forse per rimarcare che nel glorioso ground di via Ascoli inaugurato il 22 novembre del ’25 ed ormai prossimo ai 90 anni si sono disputate epiche battaglie. E che spesso gli avversari ci hanno rimesso le penne. Trafitti dalle acuminate lame degli irriducibili nero-rossi di Capitanata. Zac!

 
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Roman Jones, programmatore insoddisfatto che sogna di produrre t-shirt con i disegni da lui realizzati, il 9 agosto 2014 compirà quarant’anni. Non ha legami stabili né li ha mai cercati, ma la caccia all'autore di un sms anonimo lo condurrà a scoprire realmente chi sono le persone che lo circondano e quali sono i sentimenti che provano nei suoi confronti.

 

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Un fotoracconto di Foggia, dei suoi cittadini e dei momenti salienti che la città ha vissuto negli ultimi anni. Dai paesaggi di rara bellezza, all'impegno civico, al mondo della cultura e del teatro, Sepalone racconta attraverso i suoi scatti cos'è Foggia attraverso le sue infinite sfaccettature

 
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La pittura, in tutte le sue espressioni, rappresenta il linguaggio comune di tutte le arti attraverso il tempo della creatività umana. Se osserviamo i grandi capolavori, ci rendiamo conto che in essi troviamo tante suggestioni, emozioni, ricordi, nonché un forte senso di compattezza, una costante circolazione di idee sempre innovative e una enorme quantità di modelli figurativi...

 
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Mino Capocollo nel momento della morte del padre Amleto viene a conoscenza di un terribile segreto: coloro che credeva i suoi genitori in realtà sono dei perfetti estranei

 
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Papa Francesco, con la sua visita a Isernia, ha solcato in maniera indelebile la storia della nostra città. Un ricordo emozionante, intenso, l’eco del quale non si è spento nei cuori e nelle menti di quanti hanno avuto il privilegio di poterlo vedere da vicino e di ascoltare il suo messaggio d’amore, speranza, fratellanza, solidarietà per i più deboli. Questo libro vuol essere un omaggio a Sua Santità e un dono per quanti, quel giorno, non hanno potuto viverlo lasciandosi trasportare dal fervido affetto di cui è stato portatore Papa Francesco. (Luigi Brasiello, Sindaco di Isernia)

 
Il Foggia del '76

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di Giuseppe Baldassarre - Domenico Carella

«Di quel campionato vinto dal Foggia di Balestri ricordo due promettenti giovani della primavera: Corrado Tamalio, lanciato in casa contro la Reggiana, che fece esplodere lo Zaccheria con un gol superbo all’esordio, e Moreno Grilli, che firmò a La Favorita il gol che valse l’1-1 contro il Palermo. Due ragazzi, Tamalio e Grilli, che Roberto Balestri aveva allevato con la mollichella al Florio, centro di allenamento della formazione Primavera. Entrambi hanno fatto una buona carriera e io li ricordo con molto affetto».

 

 
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di P. Grillo, V.M.V. Francillotti, F. Del Vecchio

Viviamo in mezzo alle storie e bisogna raccontarle bene, con rispetto. E’ un compito civile, come quello del panettiere qua sotto. Io ho bisogno di lui e lui di me. Gli uomini hanno bisogno di storie. non soltanto per trasmettere sapere. Ogni storia è la custodia della speranza che questa vita non sia l’unica, che se uno volesse potrebbe avere un’esistenza differente. 

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

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di Antonio Blasotta

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
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Ti ho amata per sempre

di Michele Sisbarra

Dopo le raccolte di poesie, l’autore decide di cimentarsi con un lungo racconto su un tema mai così attuale come quello dell’amore tra un uomo e un donna vittima della violenza che tante donne spesso subiscono e la difficoltà ad emanciparsi dall’aguzzino. L’incontro, in una di “quelle parti del Sud che ti colorano l’anima rendendola gaudente tra le mille difficoltà di vite aspre” dell’amore adolescenziale al quale lei si aggrappa per fuggire dalla prigione.

 

Prezzo di vendita 20,00

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TraPassato&Presente

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di AA.VV.

Le diverse forme intellettuali della cultura moderna sono debitrici verso la grande esperienza della civiltà antica. Eppure, il modello culturale a centralità umanistica viene ripetutamente esposto al rischio di essere emarginato dalla scuola, poi dall’università, e infine dalla coscienza comune della nazione.

 
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di Giovanni Cipriani

Una letteratura che non porti visibili i segni dell’evoluzione culturale di un popolo (in termini di ideologie, religioni, folclore, ambiente, architettura, arte e lingua) equivale - ci si perdoni il gioco di parole - a una letteratura ‘senza storia’. È indispensabile, dunque, ‘tornare indietro’ a sentire le voci di quegli uomini, senza penalizzanti distinzioni o esclusioni, e a percepire le loro ansie in termini di imitatio e aemulatio, prima di godere in piena consapevolezza della loro conseguita coscienza di impegnati esponenti culturali e prima di indagare le cause del loro successo fino a noi.

 
Premio Lupo 2015

Prezzo di vendita 20,00

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di AA. VV.

Il concorso letterario “Premio Lupo” nasce nel 2006 su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Roseto Valfortore (FG), quando, al fine di generare novelle da utilizzarsi per la realizzazione di cortometraggi, si ritenne di promuovere un concorso letterario. Perché “Premio Lupo”? Si è voluto intestare il concorso al lupo, abitante supremo, austero e intelligente di questo territorio, in ragione di una comunanza rappresentativa delle diverse realtà presenti sui Monti Dauni (30 comuni).

 
I miti dei mitici alunni della I D

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I miti dei mitici alunni della I D

di AA.VV.

«So che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio d’immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori».

Italo Calvino

 
Integrazione Sicurezza Alimentare e Nutrizionale

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Il libro racchiude gli abstract forniti dai medici partecipanti al convegno omonimo, in programma il 19 e 20 marzo 2015 presso l'Aula Magna "Valeria Spada" dell'Università Degli Studi di Foggia.

 
Grafologia e Letteratura

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Grafologia e Letteratura

di Mario D'Ascanio

Da Parini all'Alfieri, da Leopardi a Carducci, a Pascoli, D'Annunzio, Gozzano, Ungaretti, Novaro: ecco cosa ci "mostrano", attraverso la Grafologia, alcuni grandi autori della Letteratura

 
Premio Lupo 2014

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Premio Lupo, settima edizione

di AA.VV.

«Alla giuria del premio letterario quest’anno sono arrivati 75 racconti e 36 dipinti per raffigurare “paesaggi, monumenti, luoghi, persone dell’Appennino Dauno”. Nel passato il Premio Lupo ha registrato la partecipazione di oltre 700 scrittori di tutta Italia: mille racconti e 6 milioni di parole per raccontare i Monti Dauni e per parlare di lui, il nostro lupo pre-appenninico, descrivere un singolare paesaggio umano in un territorio ricco di cultura e di antichissima storia» (Giuseppe Trincucci, presidente della Commissione del Concorso Letterario)

 
Donne del Mediterraneo

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Donne del Mediterraneo

di AA.VV.


Il mare nostrum è bacino di miti, che viaggiano nel tempo e nello spazio. Veleggiando sulle ali del mito, celebri eroine toccano approdi lontani, attraversando terree culture del Mediterraneo.

 
Il Maestro Rotelli

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Il Maestro Rotelli

di a cura di Rosa Labriola

ù"Il Maestro Rotelli" vuole essere un omaggio ad un conterraneo artigiano del linguaggio, ad un’artista del verso che, come altri della sua generazione, scrive per dovere morale. È concepito per celebrare l’eclettismo, la mitopoiesi e soprattutto l’onestà e il coraggio di un poeta e di un uomo d’altri tempi, vissuto a Torremaggiore.

 
Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

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Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

di Marisa Squillante

Nel volume rifluiscono sette studi che indagano testi legati da un comune filo conduttore, costituito dalla riflessione sul massiccio riuso del classico operato, in modalità differenti, dai secoli della tarda antichità e dell’alto Medioevo.

 
Fortunato, anatomia di un Santo

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Fortunato, anatomia di un Santo

di Cristoforo Pomara

Un viaggio tra fede e razionalità, tra trattati di medicina e perquisizioni della storia. Perché, come diceva Indro Montanelli, «in America Latina e in Italia, le storie migliori sono sepolte insieme alla verità».

 
Passando di là, gettate un fiore

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Passando di là, gettate un fiore

di G. Cipriani - A. Tedeschi - V. Vescera

In occasione del I°‭ ‬Centenario della Prima Guerra Mondiale si è voluto recuperare un episodio bellico che ne ha segnato l’incipit‭, ‬all’alba del 24‭ ‬maggio 1915‭: ‬l’affondamento‭, ‬al largo di Vieste‭, ‬del cacciatorpediniere‭ ‬‘Turbine’‭ ‬da parte dell’incrociatore austriaco Helgoland‭. 

 
Premio Lupo, Rassegna di pittura

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Premio Lupo, Rassegna di pittura

di AA.VV.

«La pittura è un viaggio circolare, nel labirinto dell’anima, dell’ispirazione, dell’espressione che ci regala libertà di stimoli e sensazioni, ci proietta nella dimensione poetica avvincente, che ci avvince ogni giorno», scrive Lina Franza nella presentazione di questo catalogo che raccoglie le opere artistiche per la prima volta in consorso al "Premio Lupo", giunto alla sua settima edizione.

 
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Foggiani

di Gioacchino Rosa Rosa

«Quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita  nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta». Olivier Clerc, "Storia di una ranocchia"

 
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Mare Omnium

di AA.VV.

Il mare è di tutti. Personaggi, racconti e vite vere lo attraversano, nutrendosi di cultura o pagando lo scotto delle ingiustizie della storia. Lì è la nostra origine, lì il nostro approdo: «il tutto o il niente, come un grande mare, circonda l’isola di naufraghi che è la vita» (Fernando Pessoa).

 
Risonanze

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Risonanze

di AA.VV.

"Risonanze" è finalizzato allo studio delle forme di presenza dei miti classici nelle letterature di età successive, come anche nelle arti figurative e nella musica.

 
Ricordare...

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Ricordare...

di Claudia Di Dio

Cosa spinge una persona a scrivere del proprio paese? Senz’altro l’amore che nutre per la sua comunità dove è nato, cresciuto e continua, pur con grandi sacrifici, a vivere. Ma non è solo questo.

 
VelEni

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VelEni

di Fabio Amendolara

Poteri forti, fortissimi, che muovono soldi, faccendieri e barbe finte, che decidono le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno potere di vita e di morte. Un intrigo tutto italiano che ha sullo sfondo l’ombra della mafia siciliana. Personaggi di primo piano della Prima Repubblica, rimasti più o meno nascosti, muovono le pedine su uno scacchiere alla cui base ci sono potere e petrolio; figure importanti, poi annoverate tra i martiri dello Stato, mostrano un’altra faccia e intellettuali considerati tutti d’un pezzo si lasciano condizionare da un padrone o dal denaro. Un testimone importante viene ignorato, con molta probabilità conosceva una parte della storia che è rimasta segreta e che forse lo rimarrà per sempre.

 
Un invito, poi un viaggio

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Un invito, poi un viaggio

di Alessia Roberta Scopece

Quattro ragazzi che insieme, con i loro strumenti, hanno suonato in tre continenti e condiviso il palcoscenico con alcune delle più famose band mondiali riescono a portare oltre 200 giovani in Terra Santa. Otto giorni di meraviglia, amicizia e nuove consapevolezze trascorsi in uno dei luoghi più ricchi di Storia del pianeta vengono raccontati con ironia e profondità riflessiva nelle pagine di questa graphic novel.

 
In punta di piedi

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In punta di piedi

di G. Cipriani - G.M. Masselli - R. Verdone

Un itinerario che va dall’Antichità agli Anni ’50-’70 del Secolo scorso sul modello di gestione della fase delicata del parto.

 
La riconquista di Roma

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La riconquista di Roma

di Francesco Bochicchio

Ecco come la nostra nazione e la sua storia possono essere paragonate alla vita di un qualunque adolescente che affronta il suo processo di crescita, ossia la ricerca di se stesso per affermarsi ed emanciparsi.

 
Da quel momento in poi...

Prezzo di vendita 15,00

Da quel momento in poi...

di Rita Colucci - Filippo Fedele

«Per Filippo e Rita il passato, ricostruito e metabolizzato, è il punto di partenza per una nuova fase. Chi, come me, c’era confronta il proprio percorso con il loro, prova a capire cosa si è perso o guadagnato, cosa è stato importante o secondario, cosa è rimasto uguale o è cambiato. I più giovani, nati negli anni dell’innovazione tecnologica, rimarranno sorpresi per le numerose domande che questo scritto genererà soprattutto in loro, che prima non c’erano. A tutti voi che vi apprestate a gustare queste pagine lievi, un avvertimento: sentirete forte la voglia di cercare al più presto qualche risposta. Non datevene troppe: le troverete semplicemente vivendo».

 
Vernacolo in musica 2

Prezzo di vendita 25,00

Vernacolo in musica 2

di Alfredo Amatruda - Sereno Labbozzetta

Questo secondo volume di raccolta di canzoni in dialetto foggiano completa il primo "Vernacolo in Musica" e ha ancora una volta il merito di mettere in mostra pregevoli testi dei poeti dialettali Marisa Amatruda, Osvaldo Anzivino, Alfredo Ciannameo, Giuseppe Esposto, Raffaele Lepore, Urbano Marano, Guido Mucelli, Raffaele Pagliara, Ottavio De Stefano, Amelia Rabbaglietti, Raffaele Ventura, nonché - oltre ovviamente a Sereno Labbozzetta e Alfredo Amatruda - i compositori Ferdinando e Rico Garofalo e la stessa Mariateresa Labbozzetta. Un vero patrimonio culturale che abbraccia ormai un secolo e che va aggiornato e rivalutato.

 
Il lumicino della Speranza

Prezzo di vendita 12,00

Il lumicino della Speranza

di Piero Cicolella

La storia d’amore tra Mattia e Carol è sconvolta da un evento lieto ma allo stesso tempo tragico, che ne cambierà radicalmente la vita sentimentale. Solo grazie alla forza della speranza e al loro grande amore i due protagonisti riusciranno ad affrontare e superare le avversità della vita.

 
Quattro amici al bar

Prezzo di vendita 12,00

Quattro amici al bar

di Domenico Farina

20 anni di vita politica a Cerignola e in Capitanata, senza trascurare una dimensione più ampia: quella regionale e quella nazionale vissute con i protagonisti di allora.

 
Maria, la canzone triste

Prezzo di vendita 10,00

Maria, la canzone triste

di Sofia Pia Annarelli

 «Maria, la canzone triste sviluppa, senza lamentosi pietismi, la vicenda di Maria, orfana di una giovane coppia morta durante la strage di Capaci, rimasta segnata nel fisico e nell’animo, e della sua crescita verso una sofferta consapevolezza di sé. Quello che sorprende è il modo con cui Sofia Pia Annarelli modula lo stile con l’alternare vari piani narrativi e registri stilistici e con un’attenta contestualizzazione della storia» (Mariolina Cicerale).