Domenica 04 Dicembre 2016

La Masterclass

Gegé Telesforo: «Una cosa è essere vivi, un'altra cosa è essere vitali»

L'incontro straordinario del polistrumentista, vocalista, compositore, conduttore e autore di programmi radiofonici e televisivi, foggiano, con gli allievi dell'Officina delle Arti "Pier Paolo Pasolini" di Roma. Ne è uscita anche una bella intervista che vi proponiamo col VIDEO

Polistrumentista, vocalista, compositore, conduttore e autore di programmi radiofonici e televisivi, quando si parla di musica Gegè Telesforo non lo si trova mai impreparato. Nella sua lunga e ricca carriera ha dimostrato di essere un artista versatile, uno dei più originali della scena italiana degli ultimi trent’anni. Cultore della black music ma con il funky nel sangue, nel nostro paese è considerato uno dei massimi professionisti di “scat”, l’arte dell’improvvisazione vocale praticata dai più famosi jazzisti di tutti i tempi. Nonostante le illustri collaborazioni – ha duettato con i musicisti più interessanti del panorama internazionale, da Jon Hendricks a Dizzy Gillespie, da Clark Terry e Dee Dee Bridgewater, passando per la straordinaria stagione televisiva di Renzo Arbore – il musicista pugliese si definisce soprattutto e prima di tutto un “vizioso della musica”, un “eterno innamorato” dell’arte che gli ha “salvato la vita”. E proprio da questa irrinunciabile passione Telesforo, che abbiamo incontrato in occasione della masterclass da lui tenuta a Officina Pasolini,è partito per raccontarci le tappe fondamentali di questa sua lunga storia d’amore.

Sei un artista poliedrico che ha declinato alla perfezione il concetto di multimedialità, ma fondamentalmente sei un jazzista . Hai mai rischiato che le tue tante esperienze lavorative ti distogliessero dalla tua attività principale?

No, questo è un rischio che per me non è mai esistito perché ho vissuto tutte le tappe della mia carriera come una continua crescita. Sono nato con la passione per la musica, che è stata il mio sogno, il mio obiettivo fin da ragazzo. E questo anche perché in casa mia la musica era il pane quotidiano, erano tutti dei grandi appassionati della materia. Mio padre, che suonava diversi strumenti, mi ha passato l’amore per il jazz ma mi sono interessato molto presto anche ad altri generi.Sono cresciuto giocando sugli strumenti e sperimentando. Mi definisco un musicista curioso che nel suo percorso si è ritrovato ad affrontare altre situazioni e altri contesti. Se nel corso della mia carriera mi sono occupato di radio e televisione è stato sempre tenendo bene a mente il mio ruolo e la mia professione. La musica è stata la mia salvezza e il mio vizio. Partendo da questo presupposto quindi è vero che sono un artista “multimediale” ma soprattutto sono un “vizioso” di musica.

La passione per la musica dunque ti arriva dalla famiglia, che si intuisce essere stata una prima tappa fondamentale della tua formazione…

Esattamente. Ho avuto una formazione casalinga, la mia famiglia mi ha dato un imprinting musicale importante anche da un punto di vista didattico. Mio padre come dicevo mi ha aperto gli orizzonti musicali facendomi ascoltare il jazz, sua grande passione, così come molti altri generi, dalla musica classica alla black music, mia nonna invece che era un’abile pianista e fisarmonicista mi ha impartito le prime lezioni di pianoforte. Subito dopo è arrivato il maestro Nico Garofalo, noto per aver svezzato diverse generazioni di artisti, uno dei suoi allievi più famosi è stato Renzo Arbore; con lui ho studiato a lungo, fino a quando ho voluto tentare un percorso didattico più istituzionale iscrivendomi al conservatorio. È stata una delle poche esperienze che non rifarei: non mi trovavo a mio agio e mi resi conto che non ero adatto a seguire una strada così accademica. La mia famiglia inoltre in quel periodo si accorse che volevo fare il musicista per lavoro e non semplicemente come passatempo e cercò in tutti i modi di dissuadermi, per quanto appassionati di musica infatti i miei sognavano per me una rampantissima carriera da libero professionista. Abbandonai quindi il conservatorio e per tranquillizzare i miei genitori mi iscrissi ad Economia. Ma se di giorno ero uno studente modello, di notte, in giro per Roma, continuavo a frequentare la musica più che assiduamente. E questa mia irrinunciabile passione, questo mio folle vizio segnò velocemente il mio destino, rinunciai infatti alla brillante carriera tanto agognata dalla mia famiglia e mi dedicai anima e corpo alla musica, ritrovandomi, non so nemmeno io come, a fare il musicista per professione.Per raggiungere questo obiettivo mi sono impegnato molto ma sono stato anche fortunato; impegno e fortuna in questo lavoro vanno a braccetto.

Quali sono stati gli artisti che ti hanno influenzato?

Ho sempre ascoltato tanta musica, fin da quando ero bambino e ho apprezzato molti artisti vivendo diversi innamoramenti. Tra i miei preferiti ci sono: Charlie Parker, John Coltrane, Duke Ellington e tutti i grandi del Jazz, e poi Cannonbal Adderley e Lee Morgan che per primi hanno fuso l’improvvisazione con il groove, James Brown, Prince, Marvin Gaye. La cosa bella è che ho potuto conoscere molti degli artisti che ho ammirato, con alcuni di loro ho avuto persino la fortuna di poter suonare. Poco tempo fa in occasione di una masterclass che ho tenuto a Los Angeles, la Recording Academy mi ha invitato a vedere la prima del film realizzato da Don Cheadle su un periodo della vita di Miles Davis. Quando mi sono ritrovato lì, in quella sala immensa, piena di invitati, mi sono reso conto di essere stato uno dei pochi che aveva conosciuto e frequentato veramente Miles Davis. È stata davvero una bella sensazione, anche perché non sono nato a New York, o Los Angeles e non sono nero ma di Foggia!

Da esperto e appassionato jazzista, cosa ne pensi del revival swing-jazz degli ultimi anni?

Credo che nella musica ci siano corsi e ricorsi e una delle cose belle del jazz è proprio che non dimentica il passato. Il passato nella musica jazz non diventa mai catalogo perché non si può prescindere da quello che hanno fatto i grandi maestri: è su quello che hanno fatto loro che si basa la musica contemporanea. Per questo il jazz oltre a non dimenticare il passato vive il presente ed è sempre proiettato nel futuro. È bello, è giusto quindi che in certi momenti i giovani ritornino un po’ alle origini; credo che sia importantissimo che le nuove generazioni apprezzino, conoscano e riescano a metabolizzare, per farle proprie, le tappe fondamentali della storia della musica contemporanea.

Il tuo primo picco di popolarità lo hai vissuto con Renzo Arbore in un momento storico in cui si potevano fare ancora radio e tv di qualità. Come hai vissuto quel periodo?

È vero mi è capitato di fare televisione e radio in un momento molto fortunato e di incontrare sul mio percorso un grande dello spettacolo italiano, Renzo Arbore. Grazie a lui mi sono ritrovato coinvolto in grandi produzioni, quelle che hanno segnato la storia della tv italiana perché hanno proposto un tipo di intrattenimento di altissima qualità. E questo è stato possibile non solo per merito di Renzo Arbore e il suo team, ma anche perché a guidare la televisione in quegli anni c’erano dei dirigenti che avevano un’indole e una sensibilità artistica molto sviluppate. Oggi invece vige la legge dei numeri, contano solo quelli e se sono bassi i dirigenti vengono mandati a casa. Sono ascolti “facili”, che si fanno con programmi musicali beceri, scadenti, in cui la musica, quella di scarsa qualità, è solo uno degli ingredienti, perché tutta l’attenzione deve essere focalizzata sulle tette e i culi di turno, o sulle terrificanti arene politiche, inzeppate di loschi figuri che hanno come unico obiettivo quello di scannarsi. Sono i dirigenti responsabili di questi programmi che dovrebbero andarsene a casa e invece a pagare è quasi sempre chi rischia con idee originali…

Parliamo di D.O.C, un programma che per la prima volta vedeva la tv al servizio della musica e non il contrario…

Come tutti i programmi di Arbore anche D.O.C., un quotidiano di Raidue andato in onda dal 1987 al 1989, fu una proposta innovativa e sconvolgente, tanto è vero che nell’arco di pochi mesi di trasmissione i dirigenti televisivi di tutto il mondo ci contattarono per conoscerci, per vedere come era fatto il programma di cui tutti gli artisti che ospitavamo parlavano così bene. Da D.O.C. passarono più di seicento musicisti, molti di questi di fama mondiale, da Pat Metheny a James Brown, da Miles Davis a Joe Cocker, dai Manhattan Transfer a Tracy Chapman, che fino ad allora non aveva mai messo piede in uno studio televisivo. Il successo di un programma come questo è dipeso da tutte le persone che ci hanno lavorato, persone che credevano in quello che stavano facendo, dal dirigente rai a noi autori; persino il pubblico era stato accuratamente selezionato. Avevamo scelto dei ragazzi appassionati di musica, dei giovani artisti che volevano fare i musicisti ed effettivamente molti di loro non solo ci sono riusciti ma sono anche diventati dei solidi riferimenti della musica italiana. Tra loro c’erano Ligabue, Max Gazzè, Daniele Silvestri…

Da D.O.C. i tempi sono peggiorati ma tu hai continuato a condurre programmi di grande qualità alla scoperta di nuovi talenti, penso a Groove Master, nei primi anni duemila, o al recente Sound Check. Quanto è difficile andare controcorrente?

In un paese come l’Italia, dove è diventato tutto difficile, soprattutto essere indipendenti e vivere facendo dell’arte, io mi ritengo abbastanza fortunato, perché continuo a lavorare rappresentando me stesso ma soprattutto quello che mi piace. Chi persevera nei programmi beceri solo per far crescere gli ascolti non ha capito nulla. Non ha realizzato una cosa importantissima: che l’arte genera arte. Un insegnamento fondamentale, che dovrebbe sostituirsi alla legge dei numeri. Le tv e le radio nostrane sono invece portatrici di una maniera vecchia di concepire la musica. Non ci si rende conto che nei paesi all’avanguardia in fatto di musica le radio sono morte, nessuno le segue più. I ragazzi ascoltano la musica su internet, dove scaricano i podcast e dove tentano di farsi conoscere. Questo è il futuro… invece noi che siamo un paese perennemente in ritardo stiamo aspettando un tracollo generale per poi capire che forse il cambiamento potevamo farlo prima.

Anche sul web però la vita non è facile, siamo infatti in un fase storica in cui non c’è ancora una vera e propria regolamentazione…

Sì internet ha facilitato alcune cose e ne ha complicate delle altre. Ma bisogna stare al passo con i tempi. Negli anni della “recorded music” siamo passati dal grammofono all’mp3 e ancora non si sa dove andremo a finire, ma c’è una cosa sulla quale tutti noi che ci occupiamo di musica dobbiamo concentrarci, ovvero la musica stessa, al di là dei supporti e dei successi discografici. Internet quindi deve essere utilizzato esattamente come gli altri mezzi: per diffondere la musica e non un prodotto.

Attualmente sei impegnato in un progetto che si chiama Fun Slow Ride, ce lo racconti?

Fun Slow Ride significa “passeggiata lenta e divertente”, un po’ come il percorso artistico che ho fatto io e che hanno affrontato molti altri musicisti. La filosofia alla base di questo progetto è proprio quella del lavoro fatto senza avere fretta, con il sorriso sulle labbra, perché divertirsi per chi fa musica – ma in generale questo vale per chiunque svolga un’attività artistica – è fondamentale. Fun Slow Ride ha avuto una lunga gestazione, quasi tre anni, e tante ore di registrazione in giro per per il mondo. Si tratta di un progetto pensato per i più giovani, per trasmettere loro un modo di concepire la musica che li aiuti ad apprendere e parallelamente ad aprire i propri orizzonti; è stato  portato avanti ed alimentato da un collettivo straordinario di musicisti di varia provenienza. Speriamo che questo serva davvero alle nuove generazioni, che sia utile per comprendere che la musica, quando è fatta bene può farsi veicolo di messaggi importanti.

Intervista di Caterina Taricano

Il Castello Edizioni

Storia della Letteratura Latina

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Storia della Letteratura Latina

di Giovanni Cipriani

Una letteratura che non porti visibili i segni dell’evoluzione culturale di un popolo (in termini di ideologie, religioni, folclore, ambiente, architettura, arte e lingua) equivale - ci si perdoni il gioco di parole - a una letteratura ‘senza storia’. È indispensabile, dunque, ‘tornare indietro’ a sentire le voci di quegli uomini, senza penalizzanti distinzioni o esclusioni, e a percepire le loro ansie in termini di imitatio e aemulatio, prima di godere in piena consapevolezza della loro conseguita coscienza di impegnati esponenti culturali e prima di indagare le cause del loro successo fino a noi.

 
Premio Lupo, Rassegna di pittura

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Premio Lupo, Rassegna di pittura

di AA.VV.

«La pittura è un viaggio circolare, nel labirinto dell’anima, dell’ispirazione, dell’espressione che ci regala libertà di stimoli e sensazioni, ci proietta nella dimensione poetica avvincente, che ci avvince ogni giorno», scrive Lina Franza nella presentazione di questo catalogo che raccoglie le opere artistiche per la prima volta in consorso al "Premio Lupo", giunto alla sua settima edizione.

 
I racconti del cortile

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I racconti del cortile

di Alberto Mangano

 Quanto tempo abbiamo trascorso sotto casa, chi in un cortile, chi in mezzo alla strada! Quante giornate ci son sembrate noiose perché esattamente l’una uguale all’altra! Eppure proprio quelle giornate sono risultate fondamentali per la nostra crescita, quella che ci ha permesso di arrivare ad essere come quegli adulti che allora osservavamo con distacco e ammirazione al tempo stesso.

 
Risonanze

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Risonanze

di AA.VV.

"Risonanze" è finalizzato allo studio delle forme di presenza dei miti classici nelle letterature di età successive, come anche nelle arti figurative e nella musica.

 
Premio Lupo 2015 - Sezione Pittura

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Premio Lupo 2015 - Sezione Pittura

di AA.VV.

La pittura, in tutte le sue espressioni, rappresenta il linguaggio comune di tutte le arti attraverso il tempo della creatività umana. Se osserviamo i grandi capolavori, ci rendiamo conto che in essi troviamo tante suggestioni, emozioni, ricordi, nonché un forte senso di compattezza, una costante circolazione di idee sempre innovative e una enorme quantità di modelli figurativi...

 
Premio Lupo 2014

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Premio Lupo, settima edizione

di AA.VV.

«Alla giuria del premio letterario quest’anno sono arrivati 75 racconti e 36 dipinti per raffigurare “paesaggi, monumenti, luoghi, persone dell’Appennino Dauno”. Nel passato il Premio Lupo ha registrato la partecipazione di oltre 700 scrittori di tutta Italia: mille racconti e 6 milioni di parole per raccontare i Monti Dauni e per parlare di lui, il nostro lupo pre-appenninico, descrivere un singolare paesaggio umano in un territorio ricco di cultura e di antichissima storia» (Giuseppe Trincucci, presidente della Commissione del Concorso Letterario)

 
Il Foggia del '76

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Il Foggia del '76

di Giuseppe Baldassarre - Domenico Carella

«Di quel campionato vinto dal Foggia di Balestri ricordo due promettenti giovani della primavera: Corrado Tamalio, lanciato in casa contro la Reggiana, che fece esplodere lo Zaccheria con un gol superbo all’esordio, e Moreno Grilli, che firmò a La Favorita il gol che valse l’1-1 contro il Palermo. Due ragazzi, Tamalio e Grilli, che Roberto Balestri aveva allevato con la mollichella al Florio, centro di allenamento della formazione Primavera. Entrambi hanno fatto una buona carriera e io li ricordo con molto affetto».

 

 
Da quel momento in poi...

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Da quel momento in poi...

di Rita Colucci - Filippo Fedele

«Per Filippo e Rita il passato, ricostruito e metabolizzato, è il punto di partenza per una nuova fase. Chi, come me, c’era confronta il proprio percorso con il loro, prova a capire cosa si è perso o guadagnato, cosa è stato importante o secondario, cosa è rimasto uguale o è cambiato. I più giovani, nati negli anni dell’innovazione tecnologica, rimarranno sorpresi per le numerose domande che questo scritto genererà soprattutto in loro, che prima non c’erano. A tutti voi che vi apprestate a gustare queste pagine lievi, un avvertimento: sentirete forte la voglia di cercare al più presto qualche risposta. Non datevene troppe: le troverete semplicemente vivendo».

 
Donne del Mediterraneo

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Donne del Mediterraneo

di AA.VV.


Il mare nostrum è bacino di miti, che viaggiano nel tempo e nello spazio. Veleggiando sulle ali del mito, celebri eroine toccano approdi lontani, attraversando terree culture del Mediterraneo.

 
Ti ho amata per sempre

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Ti ho amata per sempre

di Michele Sisbarra

Dopo le raccolte di poesie, l’autore decide di cimentarsi con un lungo racconto su un tema mai così attuale come quello dell’amore tra un uomo e un donna vittima della violenza che tante donne spesso subiscono e la difficoltà ad emanciparsi dall’aguzzino. L’incontro, in una di “quelle parti del Sud che ti colorano l’anima rendendola gaudente tra le mille difficoltà di vite aspre” dell’amore adolescenziale al quale lei si aggrappa per fuggire dalla prigione.

 
Verba puerpera

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Verba puerpera

di Giovanni Cipriani

 


L’inventario delle situazioni che controllano il momento del parto in Roma antica si sostanzia in uno stupefacente deposito di superstizioni e di ricette, in cui la magia spadroneggia con i suoi principi di carattere analogico e simpatetico e di cui il folklore locale conserva vivida traccia; non mancano altresì le specifiche ‘parole del parto’, connotate - ieri come oggi - da un sofferto intreccio di paura e di fede, com’è naturale nei delicati ‘riti di passaggio’.

 
RaccontiAMO

Prezzo di vendita 10,00

RaccontiAMO

di P. Grillo, V.M.V. Francillotti, F. Del Vecchio

Viviamo in mezzo alle storie e bisogna raccontarle bene, con rispetto. E’ un compito civile, come quello del panettiere qua sotto. Io ho bisogno di lui e lui di me. Gli uomini hanno bisogno di storie. non soltanto per trasmettere sapere. Ogni storia è la custodia della speranza che questa vita non sia l’unica, che se uno volesse potrebbe avere un’esistenza differente. 

 
Quattro amici al bar

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Quattro amici al bar

di Domenico Farina

20 anni di vita politica a Cerignola e in Capitanata, senza trascurare una dimensione più ampia: quella regionale e quella nazionale vissute con i protagonisti di allora.

 
Il lumicino della Speranza

Prezzo di vendita 12,00

Il lumicino della Speranza

di Piero Cicolella

La storia d’amore tra Mattia e Carol è sconvolta da un evento lieto ma allo stesso tempo tragico, che ne cambierà radicalmente la vita sentimentale. Solo grazie alla forza della speranza e al loro grande amore i due protagonisti riusciranno ad affrontare e superare le avversità della vita.

 
Integrazione Sicurezza Alimentare e Nutrizionale

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Integrazione Sicurezza Alimentare e Nutrizionale

di Aa.Vv.

Il libro racchiude gli abstract forniti dai medici partecipanti al convegno omonimo, in programma il 19 e 20 marzo 2015 presso l'Aula Magna "Valeria Spada" dell'Università Degli Studi di Foggia.

 
Vernacolo in musica 2

Prezzo di vendita 25,00

Vernacolo in musica 2

di Alfredo Amatruda - Sereno Labbozzetta

Questo secondo volume di raccolta di canzoni in dialetto foggiano completa il primo "Vernacolo in Musica" e ha ancora una volta il merito di mettere in mostra pregevoli testi dei poeti dialettali Marisa Amatruda, Osvaldo Anzivino, Alfredo Ciannameo, Giuseppe Esposto, Raffaele Lepore, Urbano Marano, Guido Mucelli, Raffaele Pagliara, Ottavio De Stefano, Amelia Rabbaglietti, Raffaele Ventura, nonché - oltre ovviamente a Sereno Labbozzetta e Alfredo Amatruda - i compositori Ferdinando e Rico Garofalo e la stessa Mariateresa Labbozzetta. Un vero patrimonio culturale che abbraccia ormai un secolo e che va aggiornato e rivalutato.

 
In punta di piedi

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In punta di piedi

di G. Cipriani - G.M. Masselli - R. Verdone

Un itinerario che va dall’Antichità agli Anni ’50-’70 del Secolo scorso sul modello di gestione della fase delicata del parto.

 
Per sempre Zaccheria

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Per sempre Zaccheria

di Pino Autunno

Curioso che uno stadio di calcio ricordi un pioniere del basket locale. Accade a Foggia con Pino Zaccheria, morto al fronte in Albania il 4 aprile del ’41 durante il secondo conflitto bellico, ed alla cui memoria è stato intitolato l’impianto di viale Ofanto nel 1946. In molti lo hanno ribattezzato Zac, forse per un vezzo, forse per rimarcare che nel glorioso ground di via Ascoli inaugurato il 22 novembre del ’25 ed ormai prossimo ai 90 anni si sono disputate epiche battaglie. E che spesso gli avversari ci hanno rimesso le penne. Trafitti dalle acuminate lame degli irriducibili nero-rossi di Capitanata. Zac!

 
Il Maestro Rotelli

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Il Maestro Rotelli

di a cura di Rosa Labriola

ù"Il Maestro Rotelli" vuole essere un omaggio ad un conterraneo artigiano del linguaggio, ad un’artista del verso che, come altri della sua generazione, scrive per dovere morale. È concepito per celebrare l’eclettismo, la mitopoiesi e soprattutto l’onestà e il coraggio di un poeta e di un uomo d’altri tempi, vissuto a Torremaggiore.

 
Mare Omnium

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Mare Omnium

di AA.VV.

Il mare è di tutti. Personaggi, racconti e vite vere lo attraversano, nutrendosi di cultura o pagando lo scotto delle ingiustizie della storia. Lì è la nostra origine, lì il nostro approdo: «il tutto o il niente, come un grande mare, circonda l’isola di naufraghi che è la vita» (Fernando Pessoa).

 
I miti dei mitici alunni della I D

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I miti dei mitici alunni della I D

di AA.VV.

«So che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio d’immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori».

Italo Calvino

 
Grafologia e Letteratura

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Grafologia e Letteratura

di Mario D'Ascanio

Da Parini all'Alfieri, da Leopardi a Carducci, a Pascoli, D'Annunzio, Gozzano, Ungaretti, Novaro: ecco cosa ci "mostrano", attraverso la Grafologia, alcuni grandi autori della Letteratura

 
TraPassato&Presente

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TraPassato&Presente

di AA.VV.

Le diverse forme intellettuali della cultura moderna sono debitrici verso la grande esperienza della civiltà antica. Eppure, il modello culturale a centralità umanistica viene ripetutamente esposto al rischio di essere emarginato dalla scuola, poi dall’università, e infine dalla coscienza comune della nazione.

 
Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

Prezzo di vendita 25,00

Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

di Marisa Squillante

Nel volume rifluiscono sette studi che indagano testi legati da un comune filo conduttore, costituito dalla riflessione sul massiccio riuso del classico operato, in modalità differenti, dai secoli della tarda antichità e dell’alto Medioevo.

 

Prezzo di vendita 20,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di AA.VV.

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Ricordare...

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Ricordare...

di Claudia Di Dio

Cosa spinge una persona a scrivere del proprio paese? Senz’altro l’amore che nutre per la sua comunità dove è nato, cresciuto e continua, pur con grandi sacrifici, a vivere. Ma non è solo questo.

 
Viaggio nella terra degli ultimi

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Viaggio nella terra degli ultimi

di AA.VV.

Papa Francesco, con la sua visita a Isernia, ha solcato in maniera indelebile la storia della nostra città. Un ricordo emozionante, intenso, l’eco del quale non si è spento nei cuori e nelle menti di quanti hanno avuto il privilegio di poterlo vedere da vicino e di ascoltare il suo messaggio d’amore, speranza, fratellanza, solidarietà per i più deboli. Questo libro vuol essere un omaggio a Sua Santità e un dono per quanti, quel giorno, non hanno potuto viverlo lasciandosi trasportare dal fervido affetto di cui è stato portatore Papa Francesco. (Luigi Brasiello, Sindaco di Isernia)

 
Passando di là, gettate un fiore

Prezzo di vendita 15,00

Passando di là, gettate un fiore

di G. Cipriani - A. Tedeschi - V. Vescera

In occasione del I°‭ ‬Centenario della Prima Guerra Mondiale si è voluto recuperare un episodio bellico che ne ha segnato l’incipit‭, ‬all’alba del 24‭ ‬maggio 1915‭: ‬l’affondamento‭, ‬al largo di Vieste‭, ‬del cacciatorpediniere‭ ‬‘Turbine’‭ ‬da parte dell’incrociatore austriaco Helgoland‭. 

 
Fortunato, anatomia di un Santo

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Fortunato, anatomia di un Santo

di Cristoforo Pomara

Un viaggio tra fede e razionalità, tra trattati di medicina e perquisizioni della storia. Perché, come diceva Indro Montanelli, «in America Latina e in Italia, le storie migliori sono sepolte insieme alla verità».

 
Un invito, poi un viaggio

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Un invito, poi un viaggio

di Alessia Roberta Scopece

Quattro ragazzi che insieme, con i loro strumenti, hanno suonato in tre continenti e condiviso il palcoscenico con alcune delle più famose band mondiali riescono a portare oltre 200 giovani in Terra Santa. Otto giorni di meraviglia, amicizia e nuove consapevolezze trascorsi in uno dei luoghi più ricchi di Storia del pianeta vengono raccontati con ironia e profondità riflessiva nelle pagine di questa graphic novel.

 
Vaffankulo Bridget Jones

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Vaffankulo Bridget Jones

di Alessandro Maselli del Giudice

Roman Jones, programmatore insoddisfatto che sogna di produrre t-shirt con i disegni da lui realizzati, il 9 agosto 2014 compirà quarant’anni. Non ha legami stabili né li ha mai cercati, ma la caccia all'autore di un sms anonimo lo condurrà a scoprire realmente chi sono le persone che lo circondano e quali sono i sentimenti che provano nei suoi confronti.

 
Maria, la canzone triste

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Maria, la canzone triste

di Sofia Pia Annarelli

 «Maria, la canzone triste sviluppa, senza lamentosi pietismi, la vicenda di Maria, orfana di una giovane coppia morta durante la strage di Capaci, rimasta segnata nel fisico e nell’animo, e della sua crescita verso una sofferta consapevolezza di sé. Quello che sorprende è il modo con cui Sofia Pia Annarelli modula lo stile con l’alternare vari piani narrativi e registri stilistici e con un’attenta contestualizzazione della storia» (Mariolina Cicerale).

 
Sono solo uno che fa click

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Sono solo uno che fa click

di Michele Sepalone

Un fotoracconto di Foggia, dei suoi cittadini e dei momenti salienti che la città ha vissuto negli ultimi anni. Dai paesaggi di rara bellezza, all'impegno civico, al mondo della cultura e del teatro, Sepalone racconta attraverso i suoi scatti cos'è Foggia attraverso le sue infinite sfaccettature

 
Foggiani

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Foggiani

di Gioacchino Rosa Rosa

«Quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita  nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta». Olivier Clerc, "Storia di una ranocchia"

 

Prezzo di vendita 15,00

Il singhiozzo dell'albero assetato

di Giovanna Irmici

 
Il figlio di NessuNo

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Il figlio di NessuNo

di Gino, Paolo e Vittorio Frattulino

Mino Capocollo nel momento della morte del padre Amleto viene a conoscenza di un terribile segreto: coloro che credeva i suoi genitori in realtà sono dei perfetti estranei

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

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Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di Antonio Blasotta

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
VelEni

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VelEni

di Fabio Amendolara

Poteri forti, fortissimi, che muovono soldi, faccendieri e barbe finte, che decidono le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno potere di vita e di morte. Un intrigo tutto italiano che ha sullo sfondo l’ombra della mafia siciliana. Personaggi di primo piano della Prima Repubblica, rimasti più o meno nascosti, muovono le pedine su uno scacchiere alla cui base ci sono potere e petrolio; figure importanti, poi annoverate tra i martiri dello Stato, mostrano un’altra faccia e intellettuali considerati tutti d’un pezzo si lasciano condizionare da un padrone o dal denaro. Un testimone importante viene ignorato, con molta probabilità conosceva una parte della storia che è rimasta segreta e che forse lo rimarrà per sempre.

 
Premio Lupo 2015

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Premio Lupo 2015

di AA. VV.

Il concorso letterario “Premio Lupo” nasce nel 2006 su iniziativa dell’Amministrazione comunale di Roseto Valfortore (FG), quando, al fine di generare novelle da utilizzarsi per la realizzazione di cortometraggi, si ritenne di promuovere un concorso letterario. Perché “Premio Lupo”? Si è voluto intestare il concorso al lupo, abitante supremo, austero e intelligente di questo territorio, in ragione di una comunanza rappresentativa delle diverse realtà presenti sui Monti Dauni (30 comuni).

 
La riconquista di Roma

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La riconquista di Roma

di Francesco Bochicchio

Ecco come la nostra nazione e la sua storia possono essere paragonate alla vita di un qualunque adolescente che affronta il suo processo di crescita, ossia la ricerca di se stesso per affermarsi ed emanciparsi.