Martedì 01 Dicembre 2020

Ultime News da il corriere

Dialogo con Raffaello Glinni su Basile, Pitagora, miti e leggende e Dracula

Lo Cunto de Li Cunti ed i legami con la Basilicata

Molte della favole sono ispirate a paesaggi, nomi della Lucania

Il Cunto de Li Cunti ed i legami con la Basilicata

Il genio Basile visse e scrisse a Acerenza. Nel Cunto dei Cunti ha inventato personaggi come Cenerentola, La bella addormentata nel bosco,Il gatto con gli Stivali . Ne parliamo con lo studioso Raffaello Glinni

In effetti la Lucania appariva agli occhi dei visitatori un luogo incantato : ecco cosa diceva l’enciclopedia Treccani sulla Basilicata nell’edizione del 1930 : Un mondo vasto di leggende sull'antichità dei paesi, con eroi eponimi, e fate, orchi, regine, re, maghi, palazzi incantati; la comparsa degli spiriti e del monaciello popola fantasie e racconti orali; diavoli che costruiscono ponti giganteschi, o sovrappongono montagne e montagne. Il Basile nato a  Giugliano in Campania IL 15 febbraio 1566  e morto sempre a Giugliano il 23 febbraio 1632.
Fece parte della corte del duca d'Acerenza, Galeazzo Pinelli,
Il genio Basile  visse e scrisse a Acerenza. Nel Cunto dei Cunti ha inventato personaggi come Cenerentola, La bella addormentata nel bosco,Il gatto con gli Stivali . Ne parliamo con lo studioso Raffaello Glinni.

Raffaello Glinni ci parli del suo progetto su Basile
“Dal 2010 , con gruppo di amici, vorremo  realizzare un borgo letterario delle fiabe ad Acerenza  con annesso Museo della Fiaba , ed ho raccolto moltissimo materiale in particolare  libri del 1800 ed inizio 1900, da esposizione , la location è quella del palazzo di famiglia Glinni , attualmente in ristrutturazione , ma spero presto operativo  e sto cercando per altro  di individuare i luoghi descritti dal Basile in Lucania , tracciando una strada delle  fiabe. Il Basile infatti, così come aveva fatto nel libro sulle dame Napoletane ,pubblicato nel  1621,  utilizza spesso la sciarada e il rebus, e gli anagrammi , e tale sistema è ripetuto nel Cunto”.  


Ci spieghi allora 
“Dopo tali premesse è da dire  che la cosa eccezionale è che il Basile,  fu un vero e proprio cacciatore di fiabe,  che  raccolse  dalle tradizioni popolari lucane e campane, e che per tale motivo vennero strascritte in dialetto meridionale, per evidenziarne l’origine . Il genere letterario fiabesco fu praticamente inventato dal Basile, che inserì in quasi tutti i racconti due aspetti fondamentali: la magia , tipica dei luoghi del Sud che egli attraversava e l’inserimento  del  “ lieto fine “  in molte delle storie” 

Acerenza 
Ma in quali  luoghi dove nacquero le fiabe ?   
“La prima località  è l’antico borgo di Acerenza. La reggia del Re dove sono narrate la fiabe è chiamata infatti Valle Pilosa, corrispondente  ad una zona di Acerenza  detta   valle della Pila , dove è sita una fontana ancora oggi ritenuta terapeutica, e  dove la tradizione popolare colloca da sempre  la zona detta  “ valle del Trono “ , poiché  ivi  esistente una mitica Reggia  ,con un evidente il riferimento e l’omaggio ai Duchi Pinelli  cui venne dedicato il libro .
E’ da dire che la zona è alquanto misteriosa, poiché ivi esistente la grotta dell’Acheron , ritenuta  l’ingresso nell’oltre mondo , cui fa riferimento lo scrittore francese Fenelon  nel 1800 e l’antica mitologia greca, come studiato recentemente da uno storico lucano, Michele di Pietro .
Il  nome , la storia  ed i luoghi  di Acerenza   non possono che  ispirare storie fantastiche. .   Il nome del toponimo si lega  perfino alle Sfingi ed alle Piramidi in Egitto. Anche se la cosa può sembrare incredibile tutte queste località hanno lo stesso nome “. 
Però  dottor Glinni qui entriamo nel mondo della leggenda e del’esoterismo
“Senza tirare in ballo strani fenomeni prossimi al paranormale , il vero nome della località dove sorgono le Sfinge e le Piramidi , si chiama Aker o Akeru , nome antichissimo che significa porta dell'oltremondo , in sostanza , una porta tra dimensioni diverse .Tale è il nome dell'altipiano che ospita le due Piramidi e con ogni probabilità anche due Sfingi, una a Est, ossia quella che conosciamo, e l’altra collocata a Ovest, in caverna, come detto nei testi che parlano del mito dell’Aker, proprio sul “Terzo livello” .È non è finita :anche la montagna oggi chiamata Ararat , proprio quella del mito dell'Arca di Noè , possiede lo stesso nome Akera ( agira)  ed  perfino il toponimo di Gerusalemme , deriva dalla composizione di a-cher  -lemm ( montagna o terra ). il toponimo antichissimo deriva dalla divinita Cher ( oggi : TERRA più o meno uguale ) in sostanza , erano luoghi abitati o dove era possibile un contatto con la Divinità , posta all'ingresso dell'oltre mondo , dove per altro finivano le anime dei morti”.


Ritorniamo nella nostra Basilicata
“Il Bradano è quindi  mitico fiume che congiungeva il mondo  dei vivi con l’oltre mondo, in sostanza  un passaggio tra dimensioni , da cui  il nome di Acheronte, il traghettatore con l’aldilà. Gli stessi nomi dei luoghi sono davvero inconsueti , poiché il frutto di una antica unione di termini greci, latini ma anche  celtici, come testimoniato proprio dal  nome del fiume Bradano, che deriva dai celtico Brix e Dan, ( tradotto Fiume che viene dall’alto )  ma che indica anche il Bradan, il mitico pesce Salmone , che risaliva il fiume per morire e rinascere . In tali luoghi era ovvio che il Basile traesse ispirazione per le sue storie.
Seguendo il Fiume Bradano,(alias Acheron) , Vaglio di Lucania, l’antica Balium,  nome celtico da  Bala ( : Roccaforte) o bella utilia (  dal dio celtico Belenos altro nome di Lug)   potrebbe aver ispirato proprio una delle fiabe riprese  nel film di Matteo  Garrone «La vecchia scorticata» Il termine “BALA “ indica anche il lago delle ninfe  dal quale partiva il fiume che congiungeva con l’oltre mondo .Ed è qui che il Basile probabilmente   colloca la fontana dell’eterna giovinezza e ricchezza,identificata con le acque magiche della Dea Mefitis nella zona detta  Braida di  Vaglio, con la leggenda della ninfa Egeria trasformata in fonte, dal pianto della stessa per il Re Numa, a cui stele originale ( Nummelos re dei lucani  ) è posta ancora oggi all’interno del  locale Museo civico delle Antiche Genti di Lucania”.


Ma la sua ricostruzione sul rapporto tra Basile e la Lucania non finisce qui 
“Spostandoci nella  zona del  Monte  Pollino e  della città di Lagonegro , dove il Basile  fu governatore, è possibile  che da detta zona provenga  la favola della bella addormentata nel Bosco. Ancora oggi la cima della montagna si chiama serra Dolce dorme , e Cozzo della Principessa. I pastori presero a raccontarla vedendo forse sulla cima e tra le nebbie i pini Loricati, i cui rami una volta caduti e persa la corteccia, assomigliano ad esseri umani in riposo. La favola è poi forse la rielaborazione del mito del dio Apollo, dal cui deriva il nome del Monte Pollino( i greci credevano che gli dei vivessero in cima alle montagne ) , e della sua compagna  Dea celtica Siriona , da cui il nome del Monte Sirino. Secondo la leggenda  fu Pitagora in persona che, lasciata la vicina Metaponto , ebbe a  dare i nomi alle montagne, creando dei santuari dedicati ad  Apollo iperboreo, cui era devoto”. 


Glinni in che modo Pitagora diede questi toponimi?
«Secondo il mito Apollo, dio della bellezza, s’invaghì infatti di una ninfa,   fatto che scatenò  la gelosia di Siriona , situazione  che è alla base della celebre favola, che ne  costituisce la rielaborazione  . Ed ancora oggi  nel  lago  Laudemio, posto sulla cima del Sirino,  si specchia la Dea Siriona,  per  verificare chi sia la più Bella del reame”.


Altri luoghi lucani che secondo lei hanno influenzato il Basile?
 Il castello di Lagopesole   da dove arriva la favola di Raperonzolo chiamata Petrosinella dal Basile. Il nome deriva sia da prezzemolo sia da pietra , ed ancora oggi è visibile la  statua della donna con le trecce di pietra posta sopra una torre nel castello in attesa  dell’amato “Petrosinella chiusa nella torre,alla finestrucola faceva penzolare le magnifiche trecce “. La fiaba venne poi diffusa da Normanni  fino alla Sicilia, dove ancora oggi è raccontata dai pescatori »

Particolare del Donjom del castello di Lagopesole


Altri luoghi di Basilicata da individuare nel Cunto dei Cunti?
 “Forse la favola più  intrigante e misteriosa riguarda il paese di Pietragalla , nei pressi di Acerenza. La prima favola della IV giornata del Cunto de Li Cunti , si chiama proprio “ la pietra del Gallo” e non è  poi così azzardato dire che la favola, costituisca la mappa per una ricerca davvero intrigante , poiché uno dei simboli del Graal è proprio una pietra , che a questo punto sarebbe custodita dentro una Gallo, ed ovviamente il titolo, non lascia dubbi sull’esplicito riferimento alla località, ed anche un collegamento con il Borgo  Pietrapertosa , dove è accertata  la presenza dei Templari  , quasi si trattasse di una mappa del Tesoro . Poi la foresta di Acerenza, dove nacque la fiaba di  Hansel e Gretel  detta Nin dove sono site alcune strutture megalitiche a cerchio (nonché  piccole costruzioni di pietra ,che hanno dato origine ad una favola diffusa in zona degli orchi e di tesori nascosti.  Ancora oggi la zona della foresta   abitata da orchi e streghe è chiamata  “inferno”Il Basile nell’ultima fiaba del Cunto  fa infine  espresso riferimento alle isole Orcadi, dette le Isole delle Orche . Ecco il finale della fiaba raccontata dal Basile, Cenerentola , che speriamo sia anche quello della nostra “Sappiate dunque ..  Le sorelle vedendo ciò, piene di rabbia, se la filarono quatte quatte verso la casa della mamma, confessando a loro dispetto che è pazzo chi contrasta con le stelle”.

 incisione dell'epoca del Voivoda di Valacchia Vlad Tepes

Il vampiro è la figura che maggior mente ha colpito la fantasia del genere horror specie da quando si è sviluppato il cinema. In realtà la figura è presente in dalle notte dei tempi nel folklore e nel mito; a partire da Lilith la dea demone, il più antico riferimento è conservato al British Museum; una tavoletta babilonese contenente una formula magica per proteggere dai bevitori di sangue notturni: i demoni Etimmè. Lasciando il racconto il vampiro di Polidori, il morto vivente  per eccellenza è Dracula, nato dalla fantasia di Bram Stocker ispirato figura storica del principe Vlad III di Valacchia (2 novembre 1431-dicembre 1476 ???) detto Tepes l’Impalatore. Il vampiro cinematografico ha qualche legame con la Basilicata, diretto perché il primo film del genere fu diretto dal lucano Bob Vignola nel 1913 “The Vampire “  e l’altro indiretto con il capolavoro Dracula del maestro Francis Ford Coppola. Ma i legami  con la Lucania del Voivoda della casata dei Drăculești non finsicono qui.
Ed arriva anche Vlad Tapes III, detto Dracul. Quindi non solo il Dracula di Bram Stoker del bernaldese Francis Coppola
“Un ultima suggestiva ricerca riguarda un collegamento tra l’altra favola raccontata nel film di Garrone, quella  della principessa di Selvascura  ed una vicenda  che riguarda  la principessa Maria  Di Balsa, vissuta tra il 1400 ed 1500,   in Lucania ed a Napoli ritenuta  la figlia del celebre Dracula  riportata  in talune fonti Ungheresi , come Maria ZalesKa, ( B - alsha)  
Entrando nella cripta della Cattedrale di Acerenza si nota un affresco di Santa Marina o Margherita di Antiochia che schiaccia il Drago”.

L'affresco di Acerenza
Però mi sembra un volo pindarico dottor  Glinni
“La Santa è da sempre la protettrice delle donne che vorrebbero avere figli e delle partorienti. Nell'affresco di Acerenza è notorio che sia è la principessa Maria di Balsa  a raffigurarsi nelle vesti della Santa. Nella fiaba la principessa del regno di selvascura uccide il DraGo e ne mangia il cuore , ed ottiene la nascita di un figlio che in realtà è il figlio del drago. A ben vedere Il Basile racconta proprio la storia della principessa Maria e della sua stirpe : figlio del Drago in romeno è proprio il significato di Dracula.
Sopra l'affresco è rappresentato un uomo drago, senza dubbio parente strettissimo della principessa , che volta le spalle a Dio , in un contesto pittorico che  reca gli stessi celebri gioielli/ simboli della dinastia di Dracula , e dove compaiono Mattia Corvino , Re d'Ungheria  legato a Dracula , ed il Re Di Napoli”.


In conclusione?
  “Per chiedere  ecco il finale della fiaba raccontata dal Basile, Cenerentola , che speriamo sia anche quello della   creazione del Borgo delle fiabe .  “Sappiate dunque ..  Le sorelle vedendo ciò, piene di rabbia, se la filarono quatte quatte verso la casa della mamma, confessando a loro dispetto che è pazzo chi contrasta con le stelle”.

 

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La tv è fatta di riti, un po’ come il calcio. Ogni programma, come ogni partita, ha la sua liturgia, la sua scaletta da seguire e
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Il poeta francese condensa gli elementi più significativi della leggenda micaelica di matrice garganica, seguendo l’ordine in cui essa viene narrata nel cosiddetto "Liber de apparitione sancti Michaelis in monte Gargano": l’anonima operetta agiografica che, narrando soprattutto le manifestazioni dell’Arcangelo sul promontorio dauno, rappresenta la leggenda di fondazione del più antico dei luoghi alti dell’Occidente europeo a lui dedicati

 
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L’inventario delle situazioni che controllano il momento del parto in Roma antica si sostanzia in uno stupefacente deposito di superstizioni e di ricette, in cui la magia spadroneggia con i suoi principi di carattere analogico e simpatetico e di cui il folklore locale conserva vivida traccia; non mancano altresì le specifiche ‘parole del parto’, connotate - ieri come oggi - da un sofferto intreccio di paura e di fede, com’è naturale nei delicati ‘riti di passaggio’.

 
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Poteri forti, fortissimi, che muovono soldi, faccendieri e barbe finte, che decidono le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno potere di vita e di morte. Un intrigo tutto italiano che ha sullo sfondo l’ombra della mafia siciliana. Personaggi di primo piano della Prima Repubblica, rimasti più o meno nascosti, muovono le pedine su uno scacchiere alla cui base ci sono potere e petrolio; figure importanti, poi annoverate tra i martiri dello Stato, mostrano un’altra faccia e intellettuali considerati tutti d’un pezzo si lasciano condizionare da un padrone o dal denaro. Un testimone importante viene ignorato, con molta probabilità conosceva una parte della storia che è rimasta segreta e che forse lo rimarrà per sempre.

 
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«A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; [...] quando questo avviene, [...] allora, al termine della catena, sta il Lager» (Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947).

 
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Quattro parole, “Facciamo un concorso letterario”. La sfida era stata aperta. “Lo chiameremo “Premio Lupo” - dissi, in onore del nostro territorio che, per similitudine, ha visto nello scorso secolo una netta diminuzione della presenza dei suoi abitanti e del braccato animale, migrati a fiotti altrove. Eravamo tutti perplessi e non solo per il nome del concorso... Ma per sfida o per incoscienza intraprendemmo un percorso che, pur essendo molto impegnativo, è ricco di grandi soddisfazioni. Seminare su terreno incolto è sempre impresa ardua, ne sanno qualcosa i nostri contadini, ma a volte loro stessi, scarpe grosse e cervello fino, ci hanno dimostrato di saper ottenere, da incolti e pascoli, grandi risultati. Tanto sta avvenendo per il progetto “Premio Lupo”. Impensabile concepire nel lontano 2006 il ‘raccolto’ del 2016...

 
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Interviste ai direttori del Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione a margine del III Seminario Nazionale "Integrazione tra sicurezza alimentare e nutrizionale" (Foggia, 5-7 maggio 2016)

 
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Patino era un’ala di quelle di un tempo mai passato di moda che vivevano ai confini del rettangolo; quasi una sorta di reclusi dentro una striscia piccolissima di campo, per preparare poi gli scatti, i dribbling e gli allunghi, i cross per le teste dorate di Nocera e Oltramari, di Matteo Rinaldi che avanzava ad ogni calcio d’angolo come gli capitò di fare, tra l’incredulità collettiva, a Firenze nel debutto assoluto in serie A, segnando un gol che ammutolì lo stadio.

 
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«Il suo rapporto con il piano era una straordinaria relazione d’amore: nelle mani del Maestro il piano subiva una trasfigurazione figurale, da oggetto inanimato ad essere vivente, da strumento musicale a confidente, ad interlocutore, testimone attento delle sue ricerche continue per ottenere brillanti esecuzioni».

Gaetano Zenga

 
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Da subito best-seller, alla pari del suo modello, l’Eneide si fa modello essa stessa, entrando nell’immaginario culturale e offrendosi quale inesauribile forziere di esemplarità, analogie, metafore, sentenze. Evidentemente, appartiene al ‘tesoro’ che ne deriva il titolo di questo nostro libro: antiquam exquirite matrem. L’emistichio è, notoriamente, stralciato dal comando del Timbreo a «cercar l’antica madre»: male inteso, l’oracolo fuorvia i Troiani, sicché, la trama che avrebbe potuto / dovuto essere svanisce a causa di (o semmai grazie a) questo fraintendimento, che genera errores e, con gli errores, la ‘vera’ storia del viaggio di Enea. Per altri versi, questa frase ci è parsa emblematica un po’ del lavoro esegetico, che ora spiega, ora tradisce il testo; un po’ di quello degli imitatori, che intendendo o fraintendendo, fanno comunque un testo nuovo.

 
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Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
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L’indagine relativa agli aspetti strutturali, linguistici e tematici delle sezioni della fabula terenziana, che maggiormente hanno influenzato la stesura di Molière, gettano luce sulla fucina dove ha lavorato il commediografo francese, che sapientemente ha adattato molteplici elementi e ha ‘confuso’ echi antichi e moderni, dotandoli di stilemi comici personalissimi.

 
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«So che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio d’immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori».

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Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di AA.VV.

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Follia d'amore

Prezzo di vendita 20,00

Follia d'amore

di Francesca Sivo

In che modo bisogna amare? Perché mai l’essere umano è spinto ad andare alla ricerca di una passione erotica che gli provoca sofferenza e che la ragione, invece, senza appello condanna?

 
Ama ciò che fai

Prezzo di vendita 15,00

Ama ciò che fai

di Michele F. Panunzio

Il cuore è la sede dell’intelligenza, la tavola quella dell’amore e della condivisione. E quando il cuore incontra la tavola tutto assume un sapore nuovo: il cibo, l’amicizia, l’amore e la salute. Il nostro rapporto con il cibo nasconde una dimensione spirituale che, quando trova un suo giusto equilibrio, nutre corpo e anima. Ama ciò che fai. La prevenzione nutrizionale dal cuore alla tavola è un libro per tutti. In borsa o a lavoro, a casa o in ufficio, non importa: chiunque merita di averlo con sé ovunque sia.

Antonio Russo (Presidenza Nazionale ACLI)

 
Eroi, dèi, condottieri

Prezzo di vendita 40,00

Eroi, dèi, condottieri

di Grazia Maria Masselli - Francesca Sivo (a cura di)

Terreno privilegiato di ‘intertestualità’ e di ‘multimedialità’, il mito costituisce il campo di indagine che, più di ogni altro, consente una fruizione comparativa dei testi classici: il confronto con opere (non soltanto letterarie) distanti fra loro nel tempo e nello spazio stimola, infatti, la ricerca delle “permanenze” quale viatico indispensabile per interpretare le variazioni subìte da uno stesso thema nel passaggio da un’epoca all’altra, da un’area geografica all’altra, da un linguaggio all’altro, creando occasioni di arricchimento multidisciplinare e di approfondimento dei meccanismi regolativi della cosiddetta “traduzione intersemiotica”.

 
Virgilio sul set

Prezzo di vendita 20,00

Virgilio sul set

di Andrea Musio

Se un classico si riconosce - come affermava Calvino - anche perché «non ha mai finito di dire quel che ha da dire», cosa avviene quando il classico più vitale e rappresentativo della latinità incontra il linguaggio contemporaneo più diffuso e prolifico? Quali sono gli avvincenti processi di riscrittura intervenuti fra i versi virgiliani e la loro trasposizione sul grande schermo? 

 
Donne di carta

Prezzo di vendita 18,00

Donne di carta

di Mara Cinquepalmi

 
Salvatore Tatarella

Prezzo di vendita 15,00

Salvatore Tatarella

di Natale Labia

«Salvatore, mio fratello, la parte migliore di me, il superamento di me stesso, è sindaco di Cerignola» Pinuccio Tatarella (Cerignola 10.12.1993)

 
Foggiani

Prezzo di vendita 15,00

Foggiani

di Gioacchino Rosa Rosa

«Quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita  nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta». Olivier Clerc, "Storia di una ranocchia"

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

Prezzo di vendita 20,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di Sergio Audano - Giovanni Cipriani (a cura di)

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.