Mercoledì 25 Novembre 2020

Ultime News da il corriere

Rubrica di legge e di miti (2): infanticidio e omicidio

La Medea di Euripide, una tragedia da ergastolo

La straniera tradita e bandita dalla città, medita una atroce vendetta contro l'uomo che amava: uccide i suoi due figli

La Medea di Euripide, una tragedia da ergastolo

Maria Callas, grande interprete di Medea nel film di Pasolini e nell'opera lirica di Cherubini

Ecco la seconda puntata della rubrica settimanale che interpreta i miti alla luce della legislazione vigente in Italia. Spesso infatti nei racconti Greci si trovano prefigurati gli archetipi di alcuni reati. La mitologia fornisce immagini suggestive dei comportamenti umani, aiutando il lettore a conoscerne meglio l'animo e offrendo dei paradigmi immediati cui rivolgersi.

Medea: «La donna infatti per il resto è piena di paura, ma quando venga offesa nel letto non c'è altro cuore più sanguinario».

Euripide

Atene, anno 431 avanti Cristo, oggi a teatro si assiste a una delle storie più agghiaccianti che la tragedia greca abbia tramandato: la storia di Medea. In particolare del mito si analizzerà la versione del tragediografo Euripide, che per primo riduce gli eroi a semplici uomini che vivono un doloroso dramma interiore. Medea è la figlia di Eéte, re della Colchide (sulla costa orientale del Mar Nero) per parte di padre, per parte di madre o della ninfa Idia o della signora delle maghe, la potente Ecate. Ma le discendenze illustri non finiscono qui: Medea è imparentata anche con il Sole e con la maga Circe. È forse noto che la sua storia s’intrecci con quella di Giasone, originario di Iolco (Tessaglia), che assiste allo spodestamento del padre per mano dello zio Pelia e, divenuto adulto, pretende il trono a lui spettante. Pelia per eliminare lo scomodo nipote gli impone una sorta di mission impossible a seguito della quale avrebbe ceduto il trono: recarsi nella Colchide e prendere il famoso vello d’oro. Giasone suo malgrado accetta di affrontare l’impresa e sbarca in Colchide (tutte le peripezie del viaggio sono raccontate nelle Argonautiche di Apollonio Rodio). Subito rivela il suo scopo al re, che acconsente a cedere il vello a patto che Giasone superi due prove impossibili per un comune essere umano ma, ad aiutarlo ci penserà Medea, la giovane figlia del re che si è perdutamente innamorata dello straniero. Giasone le promette di sposarla e portarla con sé in Grecia: Medea vive in luogo lontano dalla Grecia e la vede il paradiso della civiltà, della cultura. Immagina un futuro migliore accanto a lui, così, con le sue arti magiche, decide di aiutarlo. Le grandi capacità di Medea sono contenute già nel suo nome che in greco significa «colei che escogita o colei che si prende cura». Tutto va per il meglio ma, nonostante il superamento delle prove, Eéte non mantiene la promessa fatta a Giasone, il quale si reca ugualmente nel boschetto e, con una dolce musica fa addormentare il drago a guardia del vello, sempre su consiglio di Medea. È fatta: il vello è nelle mani di Giasone, ma bisogna fuggire. Medea si unisce al gruppo e, per poter ritardare l’inseguimento del padre e del figlio primogenito, nonché fratello di Medea, Apsirto, lo fa a pezzi e ne disperde le membra. Insomma la forte personalità e la passionalità di Medea si sono già manifestate. Per amore ha tradito il padre e ha ucciso il fratello. Ci sarebbe tanto da dire, ma questo è solo l’antefatto. La storia che racconta Euripide si colloca dieci anni dopo gli avvenimenti descritti. La coppia è a Corinto, perché è stata bandita da Iolco: Pelia non ha rispettato i patti e Medea ha convinto le figlie a bollirlo in un calderone da cui ne sarebbe venuto fuori ringiovanito. Dopo dieci anni di vita insieme e due figli (in alcune versioni è soltanto uno) Giasone ha deciso di ripudiare Medea e di unirsi a Glauce o Creusa figlia di Creonte, re di Corinto: così potrà di nuovo essere re e liberarsi della forte e pesante presenza di Medea, di cui anche lui ha paura. A Corinto vogliono liberarsene, Giasone vuole liberarsene e Creonte la bandisce dalla città. Medea chiede un giorno, un giorno soltanto di proroga. È da qui che inizia la tragedia interiore di Medea che sfocerà nel delitto più terribile: l’uccisione della futura sposa, di Creonte e dei due figli avuti con Giasone.
Il codice penale, all’articolo 578 descrive l’infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale.
«La madre che cagiona la morte del proprio neonato immediatamente dopo il parto, o del feto durante il parto, quando il fatto è determinato da condizioni di abbandono materiale e morale connesse al parto, è punita con la reclusione da quattro a 12 anni (...)».
Lo stato di abbandono della madre, concetto assai discusso e passibile di diverse interpretazioni è stato così chiarito dalla giurisprudenza: «Deve esistere da tempo e costituire una condizione di vita, che si sostanzia nell’isolamento materiale e morale della donna dal contesto familiare e sociale, produttivo di un profondo turbamento spirituale, che si aggrava grandemente, sfociando in una vera e propria alterazione della coscienza, in molte partorienti immuni da processi morbosi mentali e, tuttavia, coinvolte psichicamente al punto da smarrire almeno in parte il lume della ragione» (Cassazione, sezione prima, 25 novembre 1999, sentenza numero 1.387; Cassazione, sezione prima, 7 ottobre 2009, sentenza numero 41.889).
Ebbene lo stato di abbandono morale e materiale è già presente nel mito di Medea. La Nutrice, che conosce bene la padrona e le è legata, la descrive così:
«(…) Giace senza toccare cibo, preda di dolori, struggendosi di lacrime tutto il tempo, sentendosi una vittima dell’uomo suo, non alza gli occhi e il viso non lo stacca dal suolo, sorda ai moniti come una pietra o un’onda in mezzo al mare; solo a tratti volgendo il collo bianco, compiange con un gemito tra sé e sé suo padre, la sua terra e quella casa che abbandonò partendo a questa volta con l’uomo che le ha fatto oltraggio. Ora gliel’ha insegnato la sventura, disgraziata, cosa mai significhi non perdere una patria. Detesta i figli, lungi dal rallegrarsi di vederli. Io per lei sono piena di paura che vada meditando chissà che. Ha un’indole violenta e questo colpo non lo reggerà: com’è fatta lo so».
Medea si è di certo isolata materialmente e moralmente dal contesto familiare, ma lo è anche da quello sociale: non si è mai veramente integrata a Corinto, è straniera è donna, è sapiente: fa paura
«(…) Lo straniero bisogna che s’adegui alla città che l’ospita, e non lodo un meteco spavaldo, che riesca inviso ai cittadini per rozzezza. (…) Se poi la donna arriva in un paese nuovo con nuove leggi e costumanze deve essere indovina ché da prima, a casa sua, nessuno glielo ha detto con quale sposo avrà rapporto. (…) Tu [rivolgendosi alla corifea] possiedi una patria, questa, e hai una casa paterna, un’esistenza agiata e tanti amici. Io sono sola al mondo, senza patria, e mio marito mi oltraggia: mi rapì come una preda da un paese straniero, e qui non ho né madre, né un fratello, né un parente che sia come un’àncora nella sventura.(…)».
[A Creonte] «(…) Prova a presentare verità nuove a ignoranti: sarai stimato non sapiente, ma disutile: chi poi sarà stimato più valente di chi crede d’avere una cultura varia, in città darà molto fastidio. È il caso mio. Sono sapiente, ma invidiata dagli uni, e come un pruno negli occhi ad altri. E poi, troppo sapiente non sono. (…)».
L’isolamento materiale e morale deve, poi, essere «produttivo di un profondo turbamento spirituale, che si aggrava grandemente, sfociando in una vera e propria alterazione della coscienza (...)».
Medea nell’unico giorno a lei concesso alterna momenti di lucidità e freddezza a momenti di pentimento e pianto. In un primo tempo vuole uccidere Creonte, la figlia e Giasone:
«(…) in un sol giorno farò di tre nemici tre cadaveri: padre e figlia e lo sposo mio. Ne ho di vie di morte anche troppe, per loro, e non so quale scegliere (…)».
Dopo un colloquio con Giasone, però, inasprisce la sua ira e in modo lucido e calcolato decide di cominciare a uccidere la futura sposa: sfruttando i suoi figli le manderà una tunica mortale. Il piano viene esposto con molta lucidità, che però viene meno e sfocia in un pianto nel momento in cui rivela la seconda atroce parte:
«(...) Non riesco più a frenare il pianto pensando a quello che poi dovrò fare. Ucciderò i miei figli, le mie creature. Nessuno li potrà salvare. La casa di Giasone tutta la annienterò e poi fuggirò da questa terra, dopo aver spento la vita dei miei figli, dopo... la cosa più orrenda di tutte. Ma non sopporterei, o donne, lo scherno dei nemici. E sia. Perché vivere poi? Non ho patria, né casa, né posso sfuggire ai miei mali. Allora ho sbagliato, quando lasciai la casa di mio padre e credetti alle parole di un greco che ora dovrà pagare. Mai potrà vederli vivi i figli che da me sono nati e neppure potrà avere un figlio dalla sua nuova sposa, poiché per i miei veleni ella dovrà morire, atrocemente, come è giusto che sia.».
Medea inviando la veste provoca la morte di Glauce e del padre Creonte, accorso per aiutarla. Poi è il turno dei figli, che dopo tante esitazioni decide di uccidere, soprattutto perché se non lo avesse fatto lei, l'avrebbero fatto altri: hanno portato loro la veste mortale e sono figli di Medea. Alternando momenti di pianto a istanti di convinzione, si decide a impugnare il pugnale e scagliarsi contro i due bambini. Ora è pronta a fuggire, ma attende l'arrivo di Giasone per assistere alla sua distruzione morale definitiva. Tante donne che nella cronaca hanno commesso lo stesso reato, invece, decidono di togliersi la vita. E se finora è parso di poter ipotizzare un infanticidio in condizioni di abbandono materiale e morale (articolo 578 del codice penale), il fatto che i figli di Medea abbiano superato l'anno di età e che l'abbandono morale e materiale non abbia fatto perdere lucidità alla protagonista (che invece premedita e calcola ogni mossa) alternandovi naturali momenti di materno dolore, rende evidente che si tratta di omicidio. L'articolo 575 del codice penale afferma che:

«Chiunque cagiona la morte di un uomo è punito con la reclusione non inferiore ad anni 21».

Nel caso di Medea si applicherebbero anche le circostanze aggravanti. La pena prevista è l'ergastolo. Al comma due, il codice penale afferma che:

«Si applica la pena dell'ergastolo se l'omicidio è commesso contro l'ascendente o il discendente (…) o quando è adoperato un mezzo venefico o un altro mezzo insidioso, ovvero quando vi è premeditazione».
Medea può essere osservata sotto molti punti di vista: la straniera non integrata, la donna che descrive la misera condizione delle donne in Grecia, la moglie tradita, colei che per amore compie le più grandi follie. Ma osservandola dal punto di vista del codice penale è forse una delle figure più disumane, tanto che la legislazione italiana per quei reati prevede il massimo della pena. Il gesto di Medea non si è fermato al 431 avanti Cristo, ma l'esistenza di una sindrome che porta il suo nome rende evidente che la realtà non è diversa dal mito.

Il Castello Edizioni

Ciccio Patino

Prezzo di vendita 20,00

Ciccio Patino

di Domenico Carella

Patino era un’ala di quelle di un tempo mai passato di moda che vivevano ai confini del rettangolo; quasi una sorta di reclusi dentro una striscia piccolissima di campo, per preparare poi gli scatti, i dribbling e gli allunghi, i cross per le teste dorate di Nocera e Oltramari, di Matteo Rinaldi che avanzava ad ogni calcio d’angolo come gli capitò di fare, tra l’incredulità collettiva, a Firenze nel debutto assoluto in serie A, segnando un gol che ammutolì lo stadio.

 
Metamorfosi di metamorfosi

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Metamorfosi di metamorfosi

di G. M. Masselli - F. Sivo (a cura di)

In occasione del bimillenario della morte di Ovidio, si è tenuto a Foggia un convegno dedicato alle ‘meraviglie letterarie’ che il poeta delle "Metamorfosi" ha compiuto e, attraverso la penna di altri autori, continua ancora a compiere. Questo volume ne raccoglie i frutti: un viaggio affascinante, alla scoperta del potere generativo e trasformativo della scrittura, per ascoltare, ancora una volta, la voce di un Classico e non dimenticare.

 
Foggia, 28 aprile 1898

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Foggia, 28 aprile 1898

di Raffele De Seneen

«Verso le 9 e mezza del 28 aprile una folla di persone si agglomerò dinanzi alla panetteria di certo Altieri con l’intenzione d’impossessarsi del pane. Ma intervenuto il Sindaco, comm. Perrone, la folla si allontanò da quel posto e, ingrossandosi, seguì il Sindaco che si era diretto alla Prefettura...»

 
La salute vien mangiando

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di Michele F. Panunzio

«La prevenzione nutrizionale è la più potente medicina, ma non ama la solitudine; ancelle le sono tutte le altre discipline mediche. Si accontenta di stare in disparte, ma in cuor suo sa di essere la padrona di casa per accogliere tutti. Non è esclusiva, né ha la puzza sotto il naso. La collettività e l'individuo, il gruppo e il singolo, i sani e i malati, la prevenzione nutrizionale è per tutti ed è per sempre».

 
Vocabolario Italiano-Foggiano

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di Michele Frattulino

«La ricerca di un ponte fra i lemmi della lingua madre e i termini dialettali che possono trovare molteplici rappresentazioni nella traduzione: a volte buffe, a volte incentrate sull’uso di un vernacolo che, come tutto il resto, ha subito trasformazioni o nella raffinata ricercatezza di un termine arcaico, dimenticato, che ancora riesce come nessun altro a colpire nel segno. Che dire? Sorprendente come sempre. Magico come mai» (Stella Katia Iorio)

 
Virgilio sul set

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Virgilio sul set

di Andrea Musio

Se un classico si riconosce - come affermava Calvino - anche perché «non ha mai finito di dire quel che ha da dire», cosa avviene quando il classico più vitale e rappresentativo della latinità incontra il linguaggio contemporaneo più diffuso e prolifico? Quali sono gli avvincenti processi di riscrittura intervenuti fra i versi virgiliani e la loro trasposizione sul grande schermo? 

 
Eroi, dèi, condottieri

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di Grazia Maria Masselli - Francesca Sivo (a cura di)

Terreno privilegiato di ‘intertestualità’ e di ‘multimedialità’, il mito costituisce il campo di indagine che, più di ogni altro, consente una fruizione comparativa dei testi classici: il confronto con opere (non soltanto letterarie) distanti fra loro nel tempo e nello spazio stimola, infatti, la ricerca delle “permanenze” quale viatico indispensabile per interpretare le variazioni subìte da uno stesso thema nel passaggio da un’epoca all’altra, da un’area geografica all’altra, da un linguaggio all’altro, creando occasioni di arricchimento multidisciplinare e di approfondimento dei meccanismi regolativi della cosiddetta “traduzione intersemiotica”.

 
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Il socialista

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Che importa la differenza tra amore e rivoluzione, se si viene ugualmente trascinati per passione da uno o da entrambi tanto da dedicarvi la vita. Il giovanissimo Peppino Di Vittorio e la sua compagna Lina, lui quindici, lei tredici anni, braccianti e figli di braccianti, pervasi da un giovanilissimo senso di giustizia sociale e da una voglia innata di cambiare il mondo, attuano un’istintiva ribellione verso le convenzioni sociali in un momento storico in cui, soprattutto nel meridione, la volontà di cambiamento è a rischio di repressione da parte dello Stato liberale che per reazione mette in atto eccidi proletari. 

 
Salvatore Tatarella

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Salvatore Tatarella

di Natale Labia

«Salvatore, mio fratello, la parte migliore di me, il superamento di me stesso, è sindaco di Cerignola» Pinuccio Tatarella (Cerignola 10.12.1993)

 
Rico Garofalo, una vita per la musica

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Rico Garofalo, una vita per la musica

di Marcello e Riccardo Garofalo

 


«Il suo rapporto con il piano era una straordinaria relazione d’amore: nelle mani del Maestro il piano subiva una trasfigurazione figurale, da oggetto inanimato ad essere vivente, da strumento musicale a confidente, ad interlocutore, testimone attento delle sue ricerche continue per ottenere brillanti esecuzioni».

Gaetano Zenga

 
In nome dell'olio italiano

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In nome dell'olio italiano

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di Michele Panunzio

Questo libro è il frutto di un serio corteggiamento: tra Michele Panunzio, l'autore, e i suoi tantissimi e attentissimi lettori che ogni domenica mattina lo aspettano al varco di internet per leggere un suo nuovo post del blog "Forever" che tiene su "Il Mattino di Foggia"

 
I miti dei mitici alunni della I D

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I miti dei mitici alunni della I D

di AA.VV.

«So che ogni interpretazione impoverisce il mito e lo soffoca: coi miti non bisogna aver fretta; è meglio lasciarli depositare nella memoria, fermarsi a meditare su ogni dettaglio, ragionarci sopra senza uscire dal loro linguaggio d’immagini. La lezione che possiamo trarre da un mito sta nella letteralità del racconto, non in ciò che vi aggiungiamo noi dal di fuori».

Italo Calvino

 
Non domini nostri sed duces

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Non domini nostri sed duces

di Andrea Musio - Tiziana Ragno - Antonella Tedeschi

«I rapporti di forza tra antico e moderno sembrano pendere in favore della modernità o, per meglio dire, della sua capacità di rifarsi ai modelli modificandone contenuti e connotati. Il presente, insomma, condiziona – è ovvio – la percezione del passato. E, questo, anche in vista della costruzione di identità e immaginari comuni: il ricorso a paradigmi già noti garantisce – o, dovremmo dire, dovrebbe garantire – che si realizzi un’immagine coerente e condivisa dell’attualità. 

 
Premio Lupo 2016

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Premio Lupo 2016

di AA.VV.

Quattro parole, “Facciamo un concorso letterario”. La sfida era stata aperta. “Lo chiameremo “Premio Lupo” - dissi, in onore del nostro territorio che, per similitudine, ha visto nello scorso secolo una netta diminuzione della presenza dei suoi abitanti e del braccato animale, migrati a fiotti altrove. Eravamo tutti perplessi e non solo per il nome del concorso... Ma per sfida o per incoscienza intraprendemmo un percorso che, pur essendo molto impegnativo, è ricco di grandi soddisfazioni. Seminare su terreno incolto è sempre impresa ardua, ne sanno qualcosa i nostri contadini, ma a volte loro stessi, scarpe grosse e cervello fino, ci hanno dimostrato di saper ottenere, da incolti e pascoli, grandi risultati. Tanto sta avvenendo per il progetto “Premio Lupo”. Impensabile concepire nel lontano 2006 il ‘raccolto’ del 2016...

 
Il ruolo della Scuola nella tradizione dei classici latini

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Il ruolo della Scuola nella tradizione dei classici latini

di AA.VV.

Non si può non convenire sul fatto che l’analisi del Fortleben dei classici nel loro impiego scolastico costituisce una ulteriore occasione di riflessione sulla capacità impressionante degli antichi di precorrere i tempi anche in una sfera nevralgica e quanto mai attuale come quella didattica.

 
Scienze umane tra ricerca e didattica vol. I

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Scienze umane tra ricerca e didattica vol. I

di Giovanni Cipriani - Antonella Cagnolati (a cura di)

«Orbene, vedo trasfigurarsi ai miei occhi tutte le figure dei miei colleghi e amici e tutte le loro personalità in una grande e maestosa biblioteca: ognuna/ognuno di loro costituisce uno scaffale di libri a sé, ma al contempo confinante, orizzontalmente e verticalmente, con gli altri scaffali, dando vita a una straordinaria enciclopedia dei saperi umanistici, fonte di documentazione, ispirazione, eredità, trasmissione di quanto è stato scoperto e depositato da altri e di quanto è stato scoperto e messo a disposizione da loro stessi, in una continuità incessante di conoscenze, riflessioni, acquisizioni. Sono orgoglioso di farne parte, ma sono ancor più felice se penso che quello che abbiamo fatto in questi quasi vent’anni continuerà, grazie alla ricerca e alla didattica, a crescere e a diffondersi, in virtù di quella che i Latini avrebbero definito giustamente industria felix» (G. Cipriani)

 
Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

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Presenze del classico tra Tarda Antichità e Medioevo

di Marisa Squillante

Nel volume rifluiscono sette studi che indagano testi legati da un comune filo conduttore, costituito dalla riflessione sul massiccio riuso del classico operato, in modalità differenti, dai secoli della tarda antichità e dell’alto Medioevo.

 
Il lumicino della Speranza

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Il lumicino della Speranza

di Piero Cicolella

La storia d’amore tra Mattia e Carol è sconvolta da un evento lieto ma allo stesso tempo tragico, che ne cambierà radicalmente la vita sentimentale. Solo grazie alla forza della speranza e al loro grande amore i due protagonisti riusciranno ad affrontare e superare le avversità della vita.

 
Antiquam exquirite matrem

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Antiquam exquirite matrem

di AA.VV.

Da subito best-seller, alla pari del suo modello, l’Eneide si fa modello essa stessa, entrando nell’immaginario culturale e offrendosi quale inesauribile forziere di esemplarità, analogie, metafore, sentenze. Evidentemente, appartiene al ‘tesoro’ che ne deriva il titolo di questo nostro libro: antiquam exquirite matrem. L’emistichio è, notoriamente, stralciato dal comando del Timbreo a «cercar l’antica madre»: male inteso, l’oracolo fuorvia i Troiani, sicché, la trama che avrebbe potuto / dovuto essere svanisce a causa di (o semmai grazie a) questo fraintendimento, che genera errores e, con gli errores, la ‘vera’ storia del viaggio di Enea. Per altri versi, questa frase ci è parsa emblematica un po’ del lavoro esegetico, che ora spiega, ora tradisce il testo; un po’ di quello degli imitatori, che intendendo o fraintendendo, fanno comunque un testo nuovo.

 
Verba puerpera

Prezzo di vendita 20,00

Verba puerpera

di Giovanni Cipriani

 


L’inventario delle situazioni che controllano il momento del parto in Roma antica si sostanzia in uno stupefacente deposito di superstizioni e di ricette, in cui la magia spadroneggia con i suoi principi di carattere analogico e simpatetico e di cui il folklore locale conserva vivida traccia; non mancano altresì le specifiche ‘parole del parto’, connotate - ieri come oggi - da un sofferto intreccio di paura e di fede, com’è naturale nei delicati ‘riti di passaggio’.

 
Foggiani

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Foggiani

di Gioacchino Rosa Rosa

«Quando un cambiamento avviene in un modo sufficientemente lento, sfugge alla coscienza e non suscita  nella maggior parte dei casi alcuna reazione, alcuna opposizione, alcuna rivolta». Olivier Clerc, "Storia di una ranocchia"

 
Son'io, Marina

Prezzo di vendita 15,00

Son'io, Marina

di Michele Sisbarra

Marina aveva sempre concepito la vita come un frammento di concretezza nell’immaterialità del nulla. Sì, il nulla, quello che la precede e che sarà dopo di lei, dopo ognuno di noi. Un peso che inconsapevolmente si portava dietro da troppo tempo

 
Forever 2018

Prezzo di vendita 20,00

Forever 2018

di Michele F. Panunzio


«La prevenzione nutrizionale è la più potente medicina, ma non ama la solitudine; ancelle le sono tutte le altre discipline mediche. Si accontenta di stare in disparte, ma in cuor suo sa di essere la padrona di casa per accogliere tutti. Non è esclusiva, né ha la puzza sotto il naso. La collettività e l’individuo, il gruppo e il singolo, i sani e i malati, la prevenzione nutrizionale è per tutti ed è per sempre»

 
Le storie dei SIAN

Prezzo di vendita 15,00

Le storie dei SIAN

di AA.VV.

Interviste ai direttori del Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione a margine del III Seminario Nazionale "Integrazione tra sicurezza alimentare e nutrizionale" (Foggia, 5-7 maggio 2016)

 
La grandezza dei nani

Prezzo di vendita 7,00

La grandezza dei nani

di Raffaele di Mauro

 
In nome dell'olio italiano

Prezzo di vendita 25,00

In nome dell'olio italiano

di Colomba Mongiello

Un prodotto agroalimentare assolutamente tipico dell'Italia: l'olio. Una parlamentare appassionata e caparbia: Colomba Mongiello. 5 anni di lavoro per una giusta causa: tutelare la qualità e l'identità dell'extravergine made in Italy.

 
Ama ciò che fai

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Ama ciò che fai

di Michele F. Panunzio

Il cuore è la sede dell’intelligenza, la tavola quella dell’amore e della condivisione. E quando il cuore incontra la tavola tutto assume un sapore nuovo: il cibo, l’amicizia, l’amore e la salute. Il nostro rapporto con il cibo nasconde una dimensione spirituale che, quando trova un suo giusto equilibrio, nutre corpo e anima. Ama ciò che fai. La prevenzione nutrizionale dal cuore alla tavola è un libro per tutti. In borsa o a lavoro, a casa o in ufficio, non importa: chiunque merita di averlo con sé ovunque sia.

Antonio Russo (Presidenza Nazionale ACLI)

 
Follia d'amore

Prezzo di vendita 20,00

Follia d'amore

di Francesca Sivo

In che modo bisogna amare? Perché mai l’essere umano è spinto ad andare alla ricerca di una passione erotica che gli provoca sofferenza e che la ragione, invece, senza appello condanna?

 
Premio Lupo 2016 - Sezione pittura

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Premio Lupo 2016 - Sezione pittura

di AA. VV.

«L’arte è capace di esprimere e rendere visibile il bisogno dell’uomo di andare oltre ciò che si vede, manifesta la sete e la ricerca dell’infinito. Anzi, è come una porta aperta verso l’infinito, verso una bellezza e una verità che vanno al di là del quotidiano. E un’opera d’arte può aprire gli occhi della mente e del cuore, sospingendoci verso l’alto». (Papa Benedetto XVI)

 
Il carme su San Michele Arcangelo di Flodoardo di Reims

Prezzo di vendita 20,00

Il carme su San Michele Arcangelo di Flodoardo di Reims

di Francesca Sivo


Il poeta francese condensa gli elementi più significativi della leggenda micaelica di matrice garganica, seguendo l’ordine in cui essa viene narrata nel cosiddetto "Liber de apparitione sancti Michaelis in monte Gargano": l’anonima operetta agiografica che, narrando soprattutto le manifestazioni dell’Arcangelo sul promontorio dauno, rappresenta la leggenda di fondazione del più antico dei luoghi alti dell’Occidente europeo a lui dedicati

 
VelEni

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VelEni

di Fabio Amendolara

Poteri forti, fortissimi, che muovono soldi, faccendieri e barbe finte, che decidono le sorti energetiche ed economiche del Paese, e che hanno potere di vita e di morte. Un intrigo tutto italiano che ha sullo sfondo l’ombra della mafia siciliana. Personaggi di primo piano della Prima Repubblica, rimasti più o meno nascosti, muovono le pedine su uno scacchiere alla cui base ci sono potere e petrolio; figure importanti, poi annoverate tra i martiri dello Stato, mostrano un’altra faccia e intellettuali considerati tutti d’un pezzo si lasciano condizionare da un padrone o dal denaro. Un testimone importante viene ignorato, con molta probabilità conosceva una parte della storia che è rimasta segreta e che forse lo rimarrà per sempre.

 
Multas per gentes: il confronto con l'altro

Prezzo di vendita 20,00

Multas per gentes: il confronto con l'altro

di AA.VV.

«A molti, individui o popoli, può accadere di ritenere, più o meno consapevolmente, che “ogni straniero è nemico”. Per lo più questa convinzione giace in fondo agli animi come una infezione latente; [...] quando questo avviene, [...] allora, al termine della catena, sta il Lager» (Primo Levi, Se questo è un uomo, 1947).

 
Donne di carta

Prezzo di vendita 18,00

Donne di carta

di Mara Cinquepalmi

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

Prezzo di vendita 20,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di AA.VV.

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Processo farsa: un'invenzione di Terenzio e Molière

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Processo farsa: un'invenzione di Terenzio e Molière

di Antonella Tedeschi

L’indagine relativa agli aspetti strutturali, linguistici e tematici delle sezioni della fabula terenziana, che maggiormente hanno influenzato la stesura di Molière, gettano luce sulla fucina dove ha lavorato il commediografo francese, che sapientemente ha adattato molteplici elementi e ha ‘confuso’ echi antichi e moderni, dotandoli di stilemi comici personalissimi.

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

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Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di Sergio Audano - Giovanni Cipriani (a cura di)

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Turista per calcio (e non per caso)

Prezzo di vendita 10,00

Turista per calcio (e non per caso)

di Mara Cinquepalmi

La tv è fatta di riti, un po’ come il calcio. Ogni programma, come ogni partita, ha la sua liturgia, la sua scaletta da seguire e
rispettare. Lo spettatore conosce i tempi. Il rischio, però, è che quella scaletta diventi routine e tutte le puntate finiscano per assomigliarsi. In questo si può dire che Turista per calcio sia stato un’eccezione: impossibile dire che vista una puntata, le hai viste tutte.

 
Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

Prezzo di vendita 25,00

Aspetti della Fortuna dell'Antico nella Cultura Europea

di AA.VV.

Si avverte oggi il bisogno urgente di una concreta proposta culturale, etica, politica che contribuisca a ricostruire il tessuto connettivo di una società troppo sfilacciata e angosciata. Può questo volume offrire un contributo in questa direzione? È un tentativo. Ogni momento di crisi apre grandi interrogativi che coinvolgono in radice l’esistenza umana, nelle sue problematiche e nelle sue dinamiche: vale, quindi, la pena intensificare il dialogo tra noi, che viviamo questa fase complessa del XXI secolo, e la civiltà antica attraverso le tante mediazioni ed esperienze che sono state elaborate nel corso del tempo.

 
Scienze umane tra ricerca e didattica vol. II

Prezzo di vendita 35,00

Scienze umane tra ricerca e didattica vol. II

di Giovanni Cipriani - Antonella Cagnolati (a cura di)

«Orbene, vedo trasfigurarsi ai miei occhi tutte le figure dei miei colleghi e amici e tutte le loro personalità in una grande e maestosa biblioteca: ognuna/ognuno di loro costituisce uno scaffale di libri a sé, ma al contempo confinante, orizzontalmente e verticalmente, con gli altri scaffali, dando vita a una straordinaria enciclopedia dei saperi umanistici, fonte di documentazione, ispirazione, eredità, trasmissione di quanto è stato scoperto e depositato da altri e di quanto è stato scoperto e messo a disposizione da loro stessi, in una continuità incessante di conoscenze, riflessioni, acquisizioni. Sono orgoglioso di farne parte, ma sono ancor più felice se penso che quello che abbiamo fatto in questi quasi vent’anni continuerà, grazie alla ricerca e alla didattica, a crescere e a diffondersi, in virtù di quella che i Latini avrebbero definito giustamente industria felix» (G. Cipriani)